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Report marzo

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11038687 637604503049758 5816128522665915222 oIl mese di febbraio aveva fatto illudere ad una primavera anticipata caratterizzato da temperature sopra la media e fioriture anticipate di 2-3 settimane.
Marzo ha riportando il termometro a massime anche sotto i 10 gradi e intensificando le precipitazioni, comunque necessarie dopo un inverno molto secco.


Alcune fioriture si sono sviluppate in concomitanza del maltempo e difficilmente hanno fornito alle api un buon quantitativo di scorte. Inoltre le prime fioriture, specie sulla costa, hanno sofferto dell'aridità invernale e non hanno prodotto molto nettare (es. rosmarino).
Altre piante, tra cui la colza e ciliegio, sono state rallentate dall'arrivo del maltempo e la loro fioritura non sarà molto in anticipo rispetto alla scorsa stagione.
Le fioriture in corso sono comunque numerose: Brassicaceae, viburno, lauroceraso, salice, pruno, mandorlo, pesco, tarassaco mentre l'erica è fiorita sui 300 metri.

Situazione delle famiglie
Situazione molto varia, mediamente le famiglie sulla costa sono mediamente su 8-9 telaini con 5 telaini di covata, in collina abbiamo 6-7 telaini di api con 3-4 di covata ma è possibile che l'arrivo del maltempo abbia rallentato la deposizione. Questo improvviso aumento della deposizione non è stato spesso accompagnato da una sufficiente importazione col risultato che le scorte nel nido sono sensibilmente diminuite. In alta collina sopra i 400 metri questo fenomeno è meno pronunciato poiché le famiglie sono state meno "ingannate" dalle temperature di febbraio. Al momento c'è chi ha messo i melari in bassa collina ma le importazioni, seppur presenti, vengono consumente dalla api nelle giornate più fredde.
Si iniziano a vedere i primi fuchi e i primi "grappoli" di covata maschile ma, le temperature e la non eccezionale disponibilità nettarifera, tengono ferme le api e non permettono alle colonie di "tirare" la cera. E' stato raccolto il primo sciame nel grossetano ma risulta essere più un caso isolato che un principio di febbre sciamatoria nella zona.
Gli sciami fatti a fine estate hanno sofferto la fame in questo ultimo periodo mentre le famiglie ben invernate, nonostante i consumi, hanno ancora un discreto quantitativo di scorte (edera in particolare).

Situazione sanitaria
Le famiglie correttamente invernate e con i trattamenti antivarroa effettuati nei tempi sono sane. La mortalità invernale in questi casi non supera il 15%.
Famiglie lasciate larghe con anche una riduzione sensibile di scorte che fungono anche da volano termico possono incorrere nella necessità di contrarsi con questi ritorni di freddo, Questo le espone a problemi legati al raffreddamento della covata come in primis la covata calcificata.

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