Report apicoltura Toscana – Marzo 2026

Andamento meteorologico del mese

Il mese di marzo si è aperto in Toscana con condizioni nel complesso miti e abbastanza stabili. Dopo un inverno piuttosto piovoso, l’inizio della primavera meteorologica è stato caratterizzato da temperature generalmente sopra la media e da periodi di alta pressione che hanno favorito giornate soleggiate e temperature diurne spesso vicine o superiori ai 18–20 °C.

Nel complesso il mese mantiene caratteristiche tipiche della primavera iniziale: temperature medie intorno agli 11 °C con massime spesso tra 14 e 16 °C, ma con forti escursioni termiche e possibili gelate notturne soprattutto nelle aree interne e collinari.

Per la seconda metà del mese la tendenza resta quella di una primavera precoce ma ancora instabile, con possibili passaggi perturbati alternati a giornate miti e soleggiate. Questo significa che, pur con condizioni favorevoli all’attività delle api, restano possibili improvvisi ritorni di freddo.

Situazione delle colonie

La situazione delle colonie in Toscana appare complessivamente buona.

Le famiglie stanno uscendo dall’inverno con ancora scorte accumulate nell’autunno precedente, che in molti casi sono ancora presenti nei nidi e consentono uno sviluppo primaverile regolare.

Dal punto di vista fenologico la regione appare piuttosto differenziata:

Costa e isole

  • le colonie sono già in piena ripresa;

  • si osserva la prima impostazione della fioritura di rosmarino e l’avvio dell’erica arborea;

  • la covata è già ben presente e le famiglie stanno aumentando rapidamente di popolazione.

Pianura e collina

  • le colonie stanno accelerando lo sviluppo primaverile;

  • in molti apiari sono comparsi i primi fuchi, segnale dell’avvicinarsi della stagione riproduttiva;

  • le fioriture di pruni e rosacee stanno sostenendo la ripresa dell’attività bottinatrice.

Nel complesso le famiglie appaiono equilibrate, ben popolate e con una buona presenza di scorte.

Prime operazioni in vista della stagione produttiva

Con l’avanzare della primavera l’attenzione si sposta progressivamente verso la gestione della sciamatura e la preparazione alla stagione produttiva.

Le operazioni principali sono:

  • controllo dello sviluppo della covata;

  • valutazione della qualità delle regine;

  • sostituzione delle colonie deboli o problematiche;

  • pareggiamento tra famiglie per mantenere un buon equilibrio dell’apiario;

  • preparazione dei melari nelle zone più precoci.

La comparsa dei fuchi indica che nelle prossime settimane inizierà anche la fase riproduttiva delle colonie. Se le condizioni meteo resteranno favorevoli, i primi impulsi di sciamatura potrebbero comparire a breve, in particolare nelle aree costiere e nelle zone più calde.


Conclusioni

La stagione apistica 2026 in Toscana sembra partire con buone prospettive. Le colonie appaiono generalmente sane e ben sviluppate, sostenute da scorte ancora abbondanti e da un andamento climatico favorevole alla ripresa primaverile.

Rimane però fondamentale mantenere una gestione prudente del nido, evitando espansioni premature e monitorando attentamente lo sviluppo delle colonie. La primavera è una fase delicata: pochi interventi ben mirati permettono di accompagnare le famiglie verso una crescita equilibrata e di arrivare pronte alla stagione delle prime produzioni.

18 Marzo – Tecnici in diretta

Appuntamento su piattaforma Zoom con i Tecnici ARPAT per fare il punto sull’avvio della stagione apistica. Durante la serata parleremo delle limitazioni alle movimentazioni degli alveari in provincia di Arezzo legate al colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora), della ripresa primaverile delle colonie con gestione di covata e scorte e delle strategie di prevenzione della sciamatura. Spazio anche alla Vespa velutina, con un aggiornamento sulle esperienze degli ultimi anni per arrivare preparati alla nuova stagione.

Per contribuire a costruire un quadro territoriale più ampio sulla situazione degli apiari, è possibile compilare il breve questionario disponibile al seguente link.

L’incontro è riservato ai soci in regola con la quota associativa.

I soci riceveranno un’email di conferma con tutte le informazioni per accedere alla riunione.

Limitazioni alla movimentazione degli alveari per il contenimento di Erwinia amylovora

La Regione Toscana ha aggiornato il piano di azione per l’eradicazione del colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora) nell’area frutticola della Val di Chiana Aretina. Il provvedimento è stato adottato con Decreto dirigenziale n. 3463 del 26 febbraio 2026 e introduce alcune indicazioni specifiche anche per il settore apistico.

Il batterio Erwinia amylovora è l’agente responsabile del cosiddetto colpo di fuoco batterico, una grave malattia che colpisce numerose specie appartenenti alla famiglia delle Rosaceae, tra cui pero, melo, cotogno e diverse specie ornamentali. Durante il periodo di fioritura il patogeno può diffondersi facilmente e, tra i possibili vettori di trasmissione, vi sono anche gli insetti impollinatori. Le api, visitando i fiori, possono infatti trasferire il batterio da piante infette ad altre piante sane, contribuendo involontariamente alla diffusione della malattia.

Per questo motivo il decreto regionale stabilisce alcune misure temporanee di gestione delle movimentazioni degli alveari nelle aree interessate dal piano di contenimento.

Periodo di divieto di movimentazione

Nel periodo compreso tra 15 marzo e 30 aprile 2026 è vietata la movimentazione degli alveari ubicati all’interno dell’area delimitata verso territori riconosciuti indenni da Erwinia amylovora, cioè le cosiddette zone protette indicate nell’allegato X, punto 3, del Regolamento di esecuzione (UE) 2019/2072.

Questa limitazione coincide con la fase di maggiore rischio di diffusione della malattia, legata alla fioritura delle specie ospiti e all’intensa attività di bottinatura delle api.

Movimentazioni consentite con misure di confinamento

A partire dal 1° maggio e fino al 30 giugno 2026, la movimentazione degli alveari dall’area delimitata diventa nuovamente possibile, ma solo adottando specifiche misure di confinamento delle colonie prima dello spostamento.

Il decreto prevede due possibili modalità operative:

  • chiusura degli alveari per 48 ore fino al momento della loro collocazione nella nuova postazione;

  • chiusura degli alveari per 24 ore, preceduta da un trattamento con un farmaco veterinario autorizzato contenente acido ossalico come principio attivo.

Queste misure hanno lo scopo di ridurre la possibilità che le api trasportino il batterio durante le operazioni di spostamento degli alveari.

Consultazione delle aree interessate

Per verificare se un apiario ricade all’interno dell’area soggetta alle limitazioni e consultare la cartografia aggiornata, è possibile accedere alla mappa interattiva pubblicata dall’Istituto Fitosanitario della Regione Toscana, dove sono disponibili anche il decreto completo e i relativi allegati.

Link alla mappa e alla documentazione ufficiale:
https://fitosirt.regione.toscana.it/mod_fitosirt_cartopublic_new#/avversita/20/piano/0

Si invita pertanto tutti gli apicoltori che operano o effettuano spostamenti di alveari nelle zone interessate a verificare attentamente la posizione dei propri apiari e pianificare eventuali movimentazioni nel rispetto delle disposizioni previste dal decreto.

Buon 2026 – Duccio Pradella

Cari socie e soci,

auguro a tutti voi un felice anno 2026.

In realtà, con molti di voi gli auguri ce li eravamo fatti già durante il nostro tradizionale convegno di fine anno, evento che ha avuto un’ottima partecipazione e che ha trattato interventi interessanti. In un momento di grossa difficoltà e incertezza sul futuro, è fondamentale il rapporto con le istituzioni: penso sia stato, oltre che importante, un vero onore trovarsi ancora una volta a parlare di api e apicoltura in una sede istituzionale, nel Salone delle Feste di Palazzo Bastogni, invitati dalla Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Stefania Saccardi.

Il settore apistico affronta ormai da diversi anni una serie di criticità che ne stanno compromettendo la sostenibilità economica e produttiva. Una fase di crisi profonda e strutturale, determinata dalla concomitanza di fattori ambientali, produttivi e di mercato, dalla quale si potrà uscire, a mio avviso, solo con l’aiuto e il supporto delle istituzioni.

Come sappiamo, le cause della crisi sono molteplici e interconnesse: la diffusione di parassiti e nuovi predatori, i cambiamenti climatici che determinano sovente condizioni estreme e scarsa disponibilità di nettare, l’uso/abuso di pesticidi, la diffusione di pratiche agricole intensive, la concorrenza di “miele” di dubbia origine e qualità. Sono tutti problemi che da anni si sommano e che, anche in annate tutto sommato positive dal punto di vista produttivo, non permettono, soprattutto alle aziende professionali, di guardare al futuro in modo positivo.

 

Dal punto di vista produttivo, il 2025 è stata sicuramente una stagione migliore rispetto alle ultime. Parlando con gli apicoltori, la risposta più frequente alla domanda “Com’è andata la stagione?” è stata: Un po’ di miele s’è fatto!”. Il 2025 è stata un’annata non soddisfacente per quanto riguarda la produzione di miele di Acacia, salvo in alcuni areali quali la Garfagnana e la Lunigiana. L’andamento climatico, caratterizzato da un clima umido, ha però consentito di avere un flusso di nettare abbastanza regolare nel corso della stagione. Nel 2025 non si sono avuti particolari picchi di produzione, ma raccolti abbastanza costanti che hanno favorito un buono stato di salute delle api ma, purtroppo, anche della varroa. Si sono rivisti alcuni mieli “pre-Acacia”, quali Ciliegio, Erica e Biancospino. Sulla, Tiglio, Castagno, Girasole e Millefiori sono stati prodotti non in quantità record ma discrete. La Melata, compresa quella di Abete, in alcune zone ha dato produzioni importanti. Grazie alle piogge estive e al clima favorevole, c’è stata un’ottima fine estate/inizio autunno, che ha consentito di produrre Edera, Corbezzolo e Rosmarino, ma soprattutto di invernare api con buone scorte, anche se rimane molta preoccupazione per la situazione varroa.

Il miele va prodotto ma anche venduto, e possibilmente a prezzi remunerativi per il produttore. In un momento di crisi economica e con il mercato invaso da miele estero di dubbia qualità, proposto a prezzi ridicoli, le aziende professionali italiane e toscane faticano a farsi riconoscere un prezzo di vendita adeguato. È difficile prevedere se e quanto l’applicazione della direttiva Breakfast*, il Sistema di Qualità Nazionale, potranno aiutarci a valorizzare le nostre produzioni. Preoccupano molto i recenti accordi stipulati dalla Comunità Europea con l’Ucraina e con il Sud America (Mercosur), che rischiano di favorire l’arrivo in Europa di enormi quantitativi di miele a prezzi bassissimi. In questo contesto, molte aziende sono o saranno costrette a ridimensionarsi o a cessare completamente l’attività. In Toscana si contano circa 8.000 apicoltori che gestiscono oltre 110.000 alveari; di questi, circa l’85% è rappresentato da apicoltori professionisti

Il comparto apistico costituisce un’eccellenza regionale, non solo per la qualità delle produzioni, ma anche per i benefici ambientali legati al ruolo fondamentale delle api nell’impollinazione. La perdita di imprese apistiche rappresenta una seria minaccia per la biodiversità e per i servizi ecosistemici. Questi sono concetti che Arpat ribadirà con forza al nuovo Assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Marras, nell’incontro previsto per l’11 febbraio p.v.

Bisogna riconoscere che la Regione Toscana ha dimostrato negli anni una costante attenzione verso le esigenze del settore apistico, come testimoniato in particolare da:

  • l’attivazione della SRA – ACA 18 all’interno del Complemento di programma sullo Sviluppo Rurale;

  • l’attivazione della misura di sostegno agli investimenti per l’alimentazione di soccorso degli alveari prevista dal Reg. (UE) 2021/2115;

  • il riconoscimento degli indennizzi per la calamità 202;

  • l’attuazione regionale del Piano di gestione nazionale del calabrone asiatico a zampe gialle, Vespa velutina.

In questo momento è quanto mai necessario continuare a sostenere il settore, implementando le risorse per non vedere scomparire un comparto che, anche se negli anni è cresciuto in professionalità, oggi si trova in fortissima difficoltà.

Il 2026 sarà anche un anno importante dal punto di vista associativo. Il 21 febbraio, a Montalcino, saremo chiamati a eleggere il nuovo Consiglio Direttivo.

Voglio ringraziare tutti i Consiglieri, i tecnici e i collaboratori che in questi anni hanno permesso di portare avanti le iniziative e di assistere i soci con grande professionalità.

Invito tutti a partecipare e a portare un contributo attivo alle scelte future di Arpat.

Confidando nella vostra partecipazione,

con stima,

Duccio Pradella

Gennaio: il mese in cui l’apicoltore guarda avanti

Gennaio è il mese delle giornate corte, fredde e spesso umide: il periodo in cui l’apicoltore può finalmente concedersi un po’ di respiro.
Ma dentro l’alveare — si spera — la vita continua: il glomere si compatta, si espande leggermente seguendo le variazioni termiche e, nelle annate più miti, la regina torna a deporre qualche uovo, sempre che abbia davvero interrotto la deposizione in dicembre.
È un equilibrio fragile, regolato da poche scorte e da piccoli cambiamenti di temperatura.

Per l’apicoltore, questo è il momento della visione: osservare senza disturbare, riflettere e soprattutto pianificare. Le decisioni prese ora condizionano la forza delle famiglie in marzo e, in fondo, il successo dell’intera stagione.
Un aspetto spesso sottovalutato è il fotoperiodo: a gennaio le ore di luce aumentano sensibilmente e questo, tanto quanto la temperatura, influisce sul comportamento delle api. Dicembre è il mese più inoperoso; con l’allungarsi delle giornate, invece, l’attività può riprendere già nelle zone più miti.

Valutare senza aprire

Le famiglie che “vanno bene” a gennaio sono spesso proprio quelle lasciate tranquille. Se non c’è una ragione precisa per intervenire, significa che tutto procede nel modo giusto. L’apicoltore osserva, prepara il materiale e attende l’arrivo di febbraio e marzo, quando inizieranno i lavori veri.

Senza aprire l’arnia, si può comunque “ascoltare” la colonia.

Controllo del peso

È il primo strumento utile: sollevando leggermente il retro dell’arnia o usando una dinamometrica, si confronta il peso con quello tipico di colonie ben fornite di scorte.
Ottima alleata è la bilancia da remoto: in stagione produttiva conviene sceglierne una leggermente sopra la media, per anticipare melari e smielature; in inverno, invece, è strategico monitorare una famiglia appena sotto la media, perché segnalerà in anticipo un eventuale esaurimento delle scorte.

Senza covata, una colonia consuma 60–80 g al giorno, quindi 10 kg di miele possono bastare per 2–3 mesi di freddo.
Con la ripresa della covata — ipotesi plausibile già a gennaio — i consumi possono raddoppiare.

Una bilancia che invia pesate giornaliere consente di individuare le flessioni improvvise, quasi sempre correlate alla ripresa della deposizione.
Ancora più utili sono le soglie di allarme, che avvisano quando la famiglia sentinella si avvicina al limite e permette interventi tempestivi.

Osservazione del volo

Nelle giornate miti si osservano i voli di purificazione: api che defecano regolarmente indicano buon metabolismo e assenza di Nosema.
L’assenza totale di volo, invece, può segnalare un problema.

Il vassoio diagnostico

I fondi dell’arnia parlano. A gennaio, più che in ogni altro mese, sono un vero strumento diagnostico:

  • scagliette di cera → il glomere si muove e consuma
  • opercoli di covata rosicchiati → presenza o ripresa del nido di covata
  • granelli di polline → stimolo alla ripresa della deposizione
  • propoli sbriciolata → manutenzione delle fessure interne da parte delle api

Sul fronte sanitario, una caduta naturale di varroa anche minima può indicare una pressione residua ancora significativa, perché a gennaio la covata è ridotta o assente.

Infine, muffe, umidità eccessiva, troppe api morte o escrementi sul fondo indicano stress della colonia o gestione non ottimale della ventilazione.

Osservare il vassoio è un gesto rapido, silenzioso, potentissimo. In un mese in cui ogni apertura sarebbe un rischio, diventa il miglior alleato dell’apicoltore.

Manutenzione e preparativi

L’inverno è la stagione dell’apicoltore, non delle api.
Gennaio è il momento ideale per:

  • pulire arnie, telaini e melari;
  • effettuare disinfezione con fiamma o soda;
  • preparare fogli cerei, meglio ora che i magazzini dei fornitori non sono ancora presi d’assalto;
  • costruire una scorta di telaini da nido, utilissima per i rinnovi di primavera.

Un’ora investita ora equivale a ore risparmiate quando la stagione entrerà nel vivo.

 

Pianificare la ripartenza

Ogni apiario ha il suo ritmo. In alcune zone d’Italia, salici e noccioli fioriscono già a fine gennaio; altrove l’inverno resta fermo fino a marzo.
Conoscere le fioriture precoci locali è la base di ogni programmazione: tenere un calendario apistico personale aiuta a capire, anno dopo anno, quando aspettarsi i primi segnali.

Gennaio è anche il momento di definire gli obiettivi della stagione: nuclei o miele? rinnovo regine o produzione?
Ogni scelta comporta un calendario diverso e prepararsi ora riduce errori e stress.

Se l’obiettivo è aumentare i nuclei

Pianificare la logistica è fondamentale:

  • avere arniette e portasciami pronti;
  • nutritori, candito e sciroppo già disponibili;
  • scorta di telaini costruiti e fogli cerei pronti;
  • disponibilità di regine allevate in azienda o prenotate da un apicoltore di fiducia.

Preparare tutto in inverno evita le corse dell’ultimo minuto.

Se l’obiettivo è produrre i primi mieli

Occorre individuare la fioritura di apertura del territorio: mandorlo, nocciolo, asfodelo, salici, aceri o essenze locali che, anche se non nettarifere, danno una forte spinta alle colonie e permettono di salire a melario.

Fondamentale avere:

  • melari e telaini pronti e costruiti;
  • l’attrezzatura di smielatura già programmata;
  • nutrizione già gestita in tempo utile (a gennaio, solo nutrizione di soccorso nelle colonie sottopeso).

Chi anticipa, vince: la prevenzione invernale conta più dei recuperi primaverili.
Un diario tecnico aiuta a individuare schemi ricorrenti e a prendere decisioni più consapevoli.

Conclusione

Gennaio non è un mese vuoto: è il mese della visione.
Le api riposano, l’apicoltore prepara.
Chi osserva con attenzione ora, sarà pronto a intervenire nel momento giusto, quando i primi voli di bottinatrici annunceranno la fine dell’inverno.
La primavera, per chi fa apicoltura, comincia sempre prima che arrivino i fiori.

Michele Valleri

Stagione apistica 2025 – cosa ha funzionato e cosa no

La stagione apistica 2025 in Toscana si è rivelata complessa ma ricca di spunti tecnici. Accanto a buoni risultati produttivi, soprattutto sui mieli estivi, sono emerse criticità alla gestione sanitaria e alla disponibilità di alcune fioriture storiche.

I 5 punti positivi della stagione 2025

  1. Ritorno della melata

Dopo alcune stagioni deludenti, nel 2025 si è tornati a osservare una produzione significativa di melata, con medie spesso superiori ai 20 kg per alveare, anche negli apiari stanziali. Un risultato non scontato, che ha inciso positivamente sui bilanci aziendali.

  1. Periodo produttivo estivo lungo

L’assenza di eventi climatici estremi prolungati ha consentito un ampio periodo produttivo estivo, favorendo continuità di bottinamento e una buona tenuta delle colonie.

  1. Autunno climaticamente favorevole

L’autunno 2025 si è distinto per presenza di fonti nettarifere e temperature miti, condizioni ideali per il proseguimento dell’attività delle api, per il rinnovo dei fogli cerei e per la preparazione delle famiglie all’invernamento.

  1. Assenza di gelate primaverili

La mancanza di gelate tardive ha ridotto i danni diretti alle colonie e alle fioriture, creando un contesto generalmente stabile dal punto di vista biologico.

  1. Gestione relativamente semplice di sciamatura e nutrizione

Primavere non particolarmente “esplosive” dal punto di vista nettarifero a causa di precipitazioni ripetute in aprile – maggio hanno reso più gestibile il controllo della sciamatura, riducendo interventi d’urgenza e perdite di api. Un inizio primavera favorevole, l’estate non torrida e un autunno ottimale hanno invece permesso pochi interventi di soccorso alle colonie con la nutrizione.

I 5 punti negativi della stagione 2025

  1. Assenza dei grandi monoflora toscani

Sebbene le produzioni di acacia siano state migliori rispetto ai 2 anni precedenti non si parla di un’annata eccezionale per questo monoflora. Anche il castagno, che al contrario negli ultimi anni ha goduto d’una certa stabilità produttiva non ha fatto registrare medie importanti. Sono quindi mancati in parte due pilastri storici della produzione regionale e ciò comporta forti ripercussioni sulla tipicità e sulla diversificazione dell’offerta.

  1. Andamento meteorologico irregolare in primavera

Il mese di maggio piovoso ha limitato l’attività di bottinamento nei momenti chiave per l’acacia, penalizzando le produzioni.

  1. Caldo precoce a inizio estate

Analogamente con il maltempo a primavera il meteo sfavorevole caratterizzato dalle alte temperature è coinciso con una fioritura importante come quella del castagno.

  1. Criticità nella gestione della varroa

L’assenza di un vero blocco di covata nell’inverno precedente, una febbre sciamatoria contenuta a primavera e un’estate produttiva hanno portando alti livelli di infestazione casi di morie estive e autunnali, confermando come estati favorevoli dal punto di vista climatico lo siano anche per la varroa.

  1. Inverno caldo e consumo delle scorte

L’inverno mite, smorzato solo ad inizio gennaio ha spesso vanificato parte delle scorte accumulate in autunno.

Cosa abbiamo imparato dalla stagione 2025 in vista della prossima

La stagione apistica 2025 ha confermato che l’apicoltura toscana sta entrando in una fase di adattamento strutturale. La primavera perde progressivamente il ruolo di fulcro produttivo: le grandi produzioni primaverili, come l’acacia, diventano sempre più episodiche e legate a finestre meteo molto ristrette, mentre cresce l’importanza delle produzioni estive e tardive.

Primavere piovose e miti possono limitare il bottinamento precoce ma favoriscono lo sviluppo di colonie forti, capaci di esprimere un buon potenziale produttivo più avanti nella stagione. In questo contesto, anche la sciamatura va riletta non solo come criticità gestionale, ma come indicatore dell’andamento stagionale.

Le estati non troppo calde e non aride, se da un lato favoriscono raccolti prolungati, dall’altro creano condizioni ideali per la varroa, rendendo indispensabile una gestione sanitaria flessibile e un monitoraggio continuo. Allo stesso modo, gli inverni miti impongono di ripensare l’invernamento come fase attiva di gestione, con attenzione a scorte, dimensionamento e protezione delle colonie.

La lezione complessiva è chiara: non si tratta più di reagire alle stagioni difficili, ma di anticipare gli scenari e adattare le scelte tecniche a un clima sempre più variabile e imprevedibile.

Porta le api a scuola!

Un viaggio educativo alla scoperta del mondo delle api con ARPAT

L’Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani (ARPAT) propone alle scuole primarie e secondarie un’esperienza didattica unica: un viaggio affascinante nel mondo delle api, per scoprire il loro ruolo fondamentale nella natura e comprendere quanto siano importanti per la vita di tutti noi.

Gli incontri didattici gratuiti offerti da ARPAT vogliono avvicinare i più giovani al tema della sostenibilità, della biodiversità e della salvaguardia dell’ambiente. Attraverso un linguaggio semplice, esperienze dirette e momenti di confronto, i ragazzi potranno scoprire come la vita delle api sia strettamente legata alla nostra e a quella dell’intero ecosistema.

 

Un percorso interattivo e coinvolgente

Gli incontri, pensati per le diverse fasce d’età, si articolano in un vero e proprio percorso educativo che unisce curiosità e conoscenza:

🐝 1º incontro: scopriamo insieme quanto le api influenzano la nostra vita quotidiana, dai cibi che portiamo in tavola all’equilibrio degli ecosistemi.
🐝 2º incontro: un approfondimento in classe sulla loro organizzazione sociale: ruoli, comunicazione e collaborazione all’interno dell’alveare.
🐝 3º incontro: riflessioni finali, domande e consolidamento delle conoscenze acquisite.

Imparare divertendosi

Durante il percorso i ragazzi potranno osservare da vicino il mondo delle api grazie a un’arnia didattica, scoprendo da sé come questi straordinari insetti vivono, comunicano e producono miele.
Un modo efficace e divertente per far nascere nei più piccoli la consapevolezza dell’importanza della natura e del rispetto per l’ambiente.

Posti limitati – prenota per la tua classe!

Gli incontri si svolgono in modo gratuito ma i posti sono limitati.
Per maggiori informazioni e prenotazioni:
📧 corsi@arpat.info

Mercoledì 15 ottobre ore 21:00 Tecnici in Diretta

Ci vediamo mercoledì 15 ottobre ore 21:00 su piattaforma Zoom con i Tecnici in Diretta.

Parleremo di:

Meteo: scenari climatici e ricadute sull’apicoltura
Analisi dell’andamento meteorologico di luglio, agosto e settembre e prospettive per i mesi di ottobre, novembre e dicembre. Verranno evidenziati gli scenari climatici attesi e i loro possibili risvolti sulla gestione autunnale delle colonie: disponibilità di nettare e polline, dinamica della covata, consumi di scorte e preparazione all’invernamento.

Invernamento: non si può fare senza api invernali
Approfondiremo chi sono le api invernali, le loro caratteristiche fisiologiche rispetto alle api estive (longevità, accumulo di riserve proteiche, sviluppo delle ghiandole ipofaringee) e le pratiche apistiche necessarie a favorire lo sviluppo.

Invernamento in pratica: tecniche e strategie
Panoramica delle diverse tecniche di invernamento da adottare in funzione della propria realtà apistica (dimensioni dell’apiario, risorse disponibili, areale geografico). Saranno approfondite le scelte operative per garantire colonie equilibrate, con adeguate scorte e popolazioni idonee a superare l’inverno.

Vespa velutina: diffusione, monitoraggio e impatto sugli apiari
Aggiornamento sulla distribuzione della specie. Analisi delle tecniche di monitoraggio disponibili e valutazione dell’impatto sugli apiari.

L’incontro è destinato ai soci che riceveranno il link per accedere all’evento.

27-28 settembre Giorni del miele a Montalcino

Questo fine settimana, sabato 27 e domenica 28 settembre, ti aspettiamo a Montalcino, nella splendida Fortezza Trecentesca, per la festa “Giorni del Miele a Montalcino”.

La manifestazione, patrocinata dal Comune di Montalcino, è organizzata dall’Istituto Professionale Agrario “B. Ricasoli” in collaborazione con Arpat, Società Toscana di Orticultura e con la partecipazione di AMI – Ambasciatori dei Mieli.

Due giornate ricche di appuntamenti: laboratori didattici gratuiti e aperti a tutti, degustazioni e attività pensate per grandi e piccoli. Un’occasione speciale per avvicinare le nostre comunità alle api, al miele e alla natura.

Ti aspettiamo a Montalcino!

Incontri in apiario: trattamenti invernali

Pubblichiamo con piacere le date degli incontri in campo dedicati ai trattamenti invernali contro la varroa, alle pratiche di invernamento degli alveari e a un aggiornamento sul monitoraggio di Vespa velutina.

Calendario degli incontri:

  • Polveraia (Grosseto) – sabato 27 settembre, ore 9:30 – 11:30

  • Cantagallo (Prato) – sabato 27 settembre, ore 9:30 – 11:30

  • Monticiano (Siena) – sabato 27 settembre, ore 15:00 – 17:00

  • Bagno a Ripoli (Firenze) – giovedì 2 ottobre, ore 10:00 – 12:00

  • Cascina (Pisa) – sabato 4 ottobre, ore 10:00 – 12:00

  • Bagno a Ripoli (Firenze) – sabato 4 ottobre, ore 14:30 – 16:30

👉 Gli incontri sono gratuiti e riservati ai soci in regola con la quota annuale.
👉 La partecipazione è a numero chiuso.
👉 In caso di maltempo l’incontro verrà annullato.
👉 L’indirizzo esatto sarà comunicato agli iscritti 1-2 giorni prima dell’incontro.

I soci riceveranno una email con le info per accedere all’evento.

Iscrizioni entro mercoledì 24 settembre.