Report inizio luglio – il castagno non salva la stagione 2023

Siamo entrati in una fase climatica caratterizzata da stabilità e temperature nettamente sopra media con massime superiori a 38 gradi nelle zone interne.
Facile intuire, con queste premesse, che la possibilità di bottinatura delle api e la capacità di produzione di nettare da parte delle piante, vengano irrimediabilmente compromesse. La stagione produttiva, senza contare le poche produzioni autunnali, si avvia quindi alla conclusione senza vantare produzioni di rilievo.

Le possibilità di produrre miele in realtà sussistono in alta montagna, dove il castagno sta fornendo nettare, ma soprattutto polline, ma la melata di abete continua ad essere assente al pari della melata di bosco osservata solo in pianura a ridosso del tiglio cittadino.

tiglio

Le rese del castagno, dai primi dati che i soci ci hanno passato, restano modeste, si parla di circa un melario in medio bassa collina nonostante un giugno ed inizio luglio climaticamente favorevoli. Difficile comprendere queste medie così basse, il miele di castagno è stato in questi ultimi anni, una produzione “sicura” anche in situazioni climatiche peggiori. È possibile che le colonie, uscite da una primavera non facile a causa delle incessanti precipitazioni, non fossero completamente in forze per sfruttare appieno la fioritura. Ma ciò non spiega come anche le colonie portate sul castagno da postazioni produttive con melari già avviati, non abbiamo fatto meglio.
Risultati altrettanto modesti, anzi peggiori, per le molte fioriture presenti in concomitanza del castagno: rovo, veccia, meliloto, ligustro; anche in questo caso, sebbene le api siano al lavoro sul melario, non ci sono rese entusiasmanti. Unica nota al momento positiva è che con la seppur bassa importazione le visite e le operazioni sulle colonie sono possibili senza fenomeni di saccheggio immediati.

Unica eccezione in questa annata non produttiva ci arriva dal miele di trifoglio in pianura, almeno fino all’arrivo del caldo torrido, le cui rese sembrano discrete.
Iniziata adesso anche la fioritura del girasole con reso discrete ma subito arrestato col sopraggiungere del caldo

Dopo una primavera disastrosa del punto di vista delle rese neanche la seconda parte di stagione pare poter offrire importazioni degne di nota. È tempo ormai, dopo aver valutato il livello di infestazione, di effettuare i trattamenti contro la vorroa e molte aziende, anche alla luce della situazione attuale non produttiva, hanno già intrapreso l’ingabbiamento delle regine per poi effettuare apibioxal gocciolato.

Report aprile: vento e freddo rimandano la primavera

Esattamente come era successo 2 anni fa, il 6 aprile le temperature sono scese sotto zero in gran parte della regione.

Fortunatamente le minime sono state assai più contenute rispetto al 2021 ma tuttavia non sono mancati picchi in negativo in vallate centrali come, ad esempio, -6 gradi a Gaiole in Chianti.

Il freddo ha quindi colto l’acacia con i primi germogli in gran parte dell’areale toscano ed è quindi possibile che avremo delle ripercussioni sulla produzione di nettare negli areali interni più freddi e umidi dove già si vedono alcuni germogli bruciati dal gelo. Purtroppo ci arrivano foto di boccioli bruciati da molte zone, in particolare dal Mugello, Valdarno, Chianti senese e fondovalle pistoiese ma, almeno in una prima analisi il gelo non sembra aver colpito tutte le piante.

Sulla costa e sulle isole il clima è stato meno rigido ma anche in questi areali il vento incessante, con conseguente crollo di umidità atmosferica, non ha giovato la raccolta di nettare.

Nel complesso possiamo tranquillamente osservare che, dal punto di vista climatico, si stia verificando il peggior scenario possibile per l’allevamento delle nostre api grazie a 3 principali fattori di disturbo: gelate tardive, piogge insufficienti e venti incessanti. Fortunatamente nessuno di questi 3 eventi è stato intenso come in passato e ciò ha dato nel complesso la possibilità alle api di accrescersi e importare nettare. Purtroppo il perdurare del freddo notturno e del vento rendono ancora oggi il bilancio tra importazione e consumo in pareggio e non è facile avere le api a melario.

Sempre a causa delle basse temperature le operazioni di costruzione della cera da parte delle api risultano lente e difficoltose, così come la fecondazione delle regine e la maturazione dei fuchi. Non deve essere quindi una sorpresa se per queste ragioni l’impulso sciamatorio delle colonie è ancora contenuto, anche se non mancano le prime segnalazioni di sciami.  

Le previsioni confermano il trend di temperature in linea col periodo (quindi non calde) e tempo finalmente un po’ più instabile. Sembra quindi una primavera, almeno quella a cui ci siamo abituati negli ultimi anni, in parte rimandata dove il progredire delle fioriture di interesse difficilmente potrà essere sfruttato appieno per produrre miele.

 

Le operazioni del mese sono mirate alla preparazione delle colonie per il raccolto, il bilanciamento, la creazione di sciami, la produzione di miele e il controllo della sciamatura.

E’ ovvio che con l’attuale contesto meteo è necessario prestare la massima attenzione alla gestione del nido che, in nessun caso, dovrà essere sbilanciato o composta da un numero esiguo di api o di scorte.

L’errore che spesso si compie in questo mese consiste infatti nell’allargare precocemente (magari con fogli cerei) le colonie e creare nuclei troppo deboli con eccessiva covata non opercolata con conseguenti patologie tipiche della stagione come la covata calcificata.

E’ inoltre fondamentale un costante controllo delle scorte; le colonie tendono infatti a consumare molto nettare in uscita dall’inverno e ciò può provocare scompensi in concomitanza di giorni di freddo, maltempo e periodi con assenza di fioritura causa danni da gelo.   

 

 

cloniefeb2020

Sabato 22 aprile Assemblea dei soci

Sabato 22 aprile ore 10:00

presso i locali del C.R.C Silvano Corti (Via Sant’Andrea a Rovezzano, 70 – Firenze).

Incontro con i tecnici dell’associazione:

Nutrizioni zuccherine e uso di integratori:

nuove necessità, nuovi problemi

(Dott. G. Cecchi)

seguirà:

Assemblea ordinaria dell’A.R.P.A.T.

 

Anche quest’anno l’assemblea sarà l’occasione per fare il punto sull’andamento stagionale, sull’attività in corso e per discutere su possibili attività future. 

E’ perciò importante la partecipazione di tutti  Il Consiglio Direttivo dell’Arpat, ha convocato c/o C.R.C Silvano Corti Via Sant’Andrea a Rovezzano, 70 – Firenze 

l’Assemblea Ordinaria dei Soci 

in prima convocazione il giorno 21 aprile 2023 alle ore 23:45 e in seconda convocazione 

il giorno sabato 22 aprile 2023 alle ore 11:30 

Si ricorda che, se per la prima convocazione non saranno presenti il 50% dei Soci, sarà valida l’assemblea convocata per il 22aprile 2023 alle ore 11:30 dove verrà discusso e deliberato in merito al seguente

 

ORDINE DEL GIORNO

-Relazione e comunicazioni del Presidente

– Approvazione del Bilancio chiuso al 31.12.2022

– Varie ed eventuali

TI ASPETTIAMO!!!

L’ingresso è riservato ai soli soci Arpat , non occorre la prenotazione

Limitazione movimentazioni alveari Val di Chiana aretina

Nell’area tra Arezzo, Castiglion Fiorentino e il tracciato della A1 è stato confermato come ancora attivo il focolaiodella della patologia vegetale Colpo di Fuoco Batterico causato dal patogeno  (Erwinia amylovora).  

La Toscana è una zona indenne da questa patologia dunque è previsto che in tale situazione vengano predisposte misure per l’eradicazione come già avvenuto e comunicato nel 2022.

La delimitazione delle aree focolaio, viene predisposta dal servizio fitosanitario regionale cliccando qui troverete cartografia di dettaglio.

erwinia Colpo di Fuoco Batterico

Poiché le api sono un vettore di questa patologia è previsto che nel periodo di sviluppo della patologia, per ridurne la dispersione, si imponga il divieto di movimentazione degli alveari.

Le restrizioni riguardano l’atrea suddetta e prevedono che:

nel periodo compreso tra il giorno 15 marzo e il giorno 30 aprile è vietata la movimentazione degli alveari ubicati all’interno dell’area delimitata verso territori riconosciuti indenni (al momento tutta la Toscana).

E’ viceversa consentita la movimentazione degli alveari nel periodo dal primo di maggio al 30 di giugno, a condizione che, prima dello spostamento, sia adottata una delle seguenti misure di confinamento degli alveari:

• chiusura degli alveari per 48 ore, fino al momento della loro collocazione nella nuova postazione;

• chiusura degli alveari per 24 ore fino al momento della loro collocazione nella nuova postazione, preceduta da un trattamento a base di un farmaco veterinario autorizzato, contenente quale principio attivo l’acido ossalico.

Clicca qui per il regolamento completo: allecgato B, Piano di esìradicazione

Clicca qui per accedere al portale del servizio fitosanitario dove trovare i regolamenti aggiornati

(I regolamenti potrebbero essere soggetti a una revisioneed alcune correzioni nei prossimi mesi)

Molta varroa a primavera, perché è successo, che fare?

dsc 0637Ci arrivano segnalazioni da molti soci che visitando le api, hanno individuato presenza di varroa sulle api, virosi e segni di spopolamento riconducibili al parassita. Nonostante l’emergenza che stiamo vivendo cerchiamo di non abbassare la guardia sulla varroa e comprendere perché si è verificato ciò e che misure possiamo fare in merito.

Perché c’è tanta varroa?

Nuova legge regionale per l’apicoltura – cosa cambia?

normativaokokIl Consiglio Regionale della Toscana ha approvato il 1° Agosto la nuova legge per l’apicoltura toscana.

La manovra va a modificare la già esistente legge regionale 27 aprile 2009, n.21 (Norme per l’esercizio, la tutela e la valorizzazione dell’apicoltura) per semplificare e implementare le recenti novità in materia di apicoltura, introdotte a livello nazionale con l’adozione della anagrafe apistica nazionale (BDA).

Report fine settembre – edera, inula e calabroni

22171604 10155715934494556 1839156187 oLe precipitazioni di settembre hanno permesso alle piante in fioritura, in particolare inula ed edera, di fornire buoni quantitativi di nettare su gran parte della regione. Nonostante il considerevole flusso di nettare in alcune zone gli apicoltori non hanno messo il melario, questa scelta è da ricondursi a due fattori:
1)molti apiari venivano da una situazione di scorte carente, a causa del clima caldo arido dei mesi precedenti e pertanto non erano in numero adeguato per andare a melario e avevano prima di tutto necessità di immagazzinare nettare nel nido.
2)Il miele di edera tende a cristallizzare rapidamente nel melario prima di raggiungere il 18% di umidità,

Report fine giugno – ancora siccità, ma il castagno risolleva (un pò) il morale

castagnoSi confermo le medie produttive dell’acacia inferiori al melario con un miele molto macchiato da altre fioriture.
In seguito alla fioritura dell’acacia la seconda parte di stagione è caratterizzata dal persistere della siccità.
Queste condizioni avverse prolungate nel tempo e interrotte solamente da brevi precipitazioni nella prima decade di giugno, hanno allungato il tempo tra la fine dell’acacia e l’inizio di una successiva importazione. La mancanza di nettare successiva alla fioritura dell’acacia, che come ben sappiamo non è stata proficua, ha stressato non poco le famiglie nelle zone in quota e dove l’acacia non era stata raccolta.