Sublimatori per acido ossalico: come scegliere quello giusto per il tuo apiario

Questo articolo nasce dall’incontro del 22 novembre con i tecnici ARPAT, dedicato interamente all’uso dei sublimatori per acido ossalico nel controllo della varroa.

Durante la sessione in apiario sono stati mostrati diversi modelli, messe a confronto le loro prestazioni e approfondite le tecniche operative più efficaci per il trattamento autunnale e invernale. Da quelle spiegazioni e dalle domande dei partecipanti è nato il bisogno di riassumere tutto in un articolo chiaro e pratico, utile sia a chi si avvicina per la prima volta alla sublimazione sia a chi vuole aggiornare le proprie procedure.

Perché usare la sublimazione

La sublimazione dell’acido ossalico è diventata uno degli strumenti più importanti per il controllo della varroa nel periodo autunnale e invernale. I sublimatori sono strumenti in grado di raggiungere La temperatura ideale di sublimazione 155 e 180 °C; senza superare i 200 °C.

Rappresenta oggi una tecnica efficace, ripetibile e compatibile con l’apicoltura biologica, particolarmente utile in stagioni sempre meno fredde e con blocchi di covata sempre più brevi o assenti.

I vantaggi chiave di questa tecnica sono i seguenti:

  • permette più trattamenti senza danneggiare le api invernali a differenza del gocciolatato non ripetibile in inverno;

  • funziona anche in giornate fredde o nuvolose, purché sopra i 5 °C;

  • garantisce un’ottima efficacia (85–90%) in assenza di covata;

  • consente di proseguire i trattamenti anche quando i blocchi naturali di covata sono irregolari.

Quante sublimazioni fare?

Secondo le indicazioni riportate nel file, tre applicazioni distanziate di 5–7 giorni sono generalmente sufficienti .
In caso di cadute persistenti sul fondo, si può arrivare a 4–5 trattamenti, soprattutto nelle aziende professionali o in presenza di covata residua.

Tipologie di sublimatori disponibili

1. Per fonte di alimentazione

Sublimatori a gas

  • usano cartucce butano/propano;

  • molto rapidi e completamente portatili;

  • richiedono attenzione per la fiamma libera.

Sublimatori a batteria (12–18 V)

  • portatili e comodi in apiari lontani;

  • trattano 15–25 arnie per carica;

  • autonomia limitata.

Sublimatori elettrici 220 V / inverter

  • continuità e precisione massima grazie ai controlli elettronici;

  • perfetti per grandi apiari e cicli ripetuti;

  • necessitano di batteria auto o generatore (come nell’esempio fotografato nel PDF).

 2. Per velocità di trattamento

Sublimatori lenti (2–3 minuti)

Tipici modelli “a piattino” inseriti dalla porticina.
Caratteristiche:

  • ottima penetrazione nei glomeri compatti;

  • costi contenuti;

  • richiedono pazienza e tempi lunghi, inclusi i raffreddamenti tra un alveare e l’altro.

Sublimatori veloci (10–30 secondi)

Con camere di sublimazione chiuse e controllo elettronico della temperatura.
Ideali per:

  • aziende professionali;

  • cicli continui senza pause;

  • applicazioni standardizzate tramite tappi dosatori.

Possono però risultare meno efficaci se il vapore non penetra bene nel glomere o se l’arnia non è perfettamente sigillata.


 

Come scegliere il sublimatore giusto

Riassumendo le conclusioni dell’articolo originale :

  • Apiario piccolo o hobbistico: un modello lento può essere più che sufficiente.

  • Apiario medio: un 12V rapido offre un ottimo equilibrio tra costi e produttività.

  • Apiario professionale: un sistema veloce con controllo elettronico garantisce precisione, velocità e continuità.

  • Apiari lontani o difficili da raggiungere: preferibili modelli a batteria o gas.

  • Operazioni ripetute nel tempo: meglio dispositivi 220V o inverter per non rimanere senza energia.


Sicurezza: DPI indispensabili

  • maschera integrale con filtro P3;

  • guanti chimici;

  • occhiali (se non integrati);

  • tuta anti-vapore da riporre in contenitore ermetico.


Conclusione

La sublimazione è oggi uno degli strumenti più efficaci e flessibili contro la varroa, grazie alla possibilità di ripetere il trattamento e all’elevata efficacia anche con glomere presenti. La scelta del sublimatore dipende dal tipo di apiario, dal livello di esperienza e dalla necessità di produttività.
Un uso attento, un’adeguata protezione e un costante monitoraggio della caduta naturale completano una strategia moderna ed efficace di controllo della varroa.

Incontro in campo sull’impiego dei sublimatori

sabato 22 novembre, dalle 9:30 alle 11:30, vi aspettiamo per un incontro in campo dedicato all’utilizzo dei sublimatori.
L’appuntamento si svolgerà presso l’apiario didattico di Arpat a Bagno a Ripoli (FI).

Durante la mattinata i tecnici Michele e Giovanni illustreranno le diverse modalità d’uso dei sublimatori, presentando sia i modelli veloci che quelli lenti, e mostrando tecniche utili per ottimizzare le sublimazioni anche su arnie vuote o posizionate lontano dall’apiario.

Chi desidera potrà portare il proprio sublimatore per confrontarlo con gli altri modelli presenti.
È prevista anche una breve prova pratica di sublimazione con Apibioxal: per chi vorrà partecipare è obbligatorio presentarsi con DPI adeguati e tuta da apicoltura.

Incontro riservato ai soci che riceveranno una email per accedere all’evento. 

Prime esperienze d’impiego di Calistrip Biox

Calistrip® Biox si aggiunge ai farmaci veterinari registrati utilizzabili in Italia per la lotta alla varroa dalla primavera 2025.

Il prodotto è venduto in buste da 10 strisce di acido ossalico che agiscono per contatto diretto, garantendo un effetto prolungato.

Il dosaggio prevede il posizionamento di due strisce per alveare per una durata di 6 settimane. La casa produttrice comunica che l’efficacia è paragonabile a un trattamento di sintesi chimica quando effettuato in assenza di covata.

Si tratta del primo e unico farmaco veterinario a lunga cessione a base di acido ossalico disponibile per l’Italia, questo fatto è particolarmente importante perché permette agli apicoltori biologici di avere, per la prima volta, un trattamento a lunga durata.

Vista la novità e l’interesse potenziale, si è provveduto subito a impiegarlo per valutarne le prestazioni durante l’impiego, così da poterne dare riscontro ai soci.

Si è dunque sottoposto a trattamento l’apiario didattcio di S. Caterina, durante il periodo dei trattamenti estivi. Le caratteristiche climatiche della zona sono contraddistinte da una stagione estiva estremamente povera di raccolti, che porta le colonie a ridurre fortemente la covata fin quasi al blocco. La condizione di blocco o di forte riduzione di covata risultava quella da ricercare per poter effettuare il trattamento nelle condizioni ideali.

Infatti, in generale, per tutti i trattamenti di lunga durata, quanto più covata è presente tanto più l’efficacia può risultarne ridotta.

Il trattamento è iniziato alla fine del raccolto del tiglio, ultimo raccolto della zona.

Le 10 famiglie avevano storie diverse: questo avrebbe aiutato a capire se condizioni non omogenee di partenza incidessero sul risultato finale.

In precedenza le famiglie sono state valutate dal punto di vista delle scorte, della covata e della quantità di api, oltre a effettuare preventivamente una valutazione dell’infestazione da varroa tramite Varroa EasyCheck. Le famiglie presenti erano in parte colonie dell’anno precedente e in parte colonie costituite in primavera.

Come normale che sia, le colonie dell’anno precedente trattate in autunno avevano un carico di varroa maggiore — decisamente elevato in questo caso, oltre il 5% — ma erano più popolose.

Le famiglie dell’anno, già trattate con apibioxal gocciolato prima che la regina deponesse in primavera, avevano un’infestazione inferiore all’1%. Questo ci ha permesso di cominciare a capire le peculiarità del trattamento partendo da infestazioni diverse. Dopo aver posizionato le strisce si è provveduto a contare le cadute di varroa presenti nel fondo diagnostico. Ventiquattro giorni prima della rimozione le regine sono state ingabbiate, così da ottenere una riduzione della covata che terminasse in blocco l’ultimo giorno. Dopo aver rimosso le strisce, al termine delle 6 settimane, si sono liberate le regine e si è effettuato un trattamento con Api-Bioxal per gocciolamento per verificare quanta varroa fosse ancora presente nelle arnie. Nei 5 giorni successivi al gocciolato si sono contate le cadute che sono risultate, rispetto alle cadute registrate durante le 6 settimane, tra l’1% e il 21% del totale delle varroe contate complessivamente.

Le arnie erano posizionate sia in posizione di ombreggiamento che in pieno sole. In un’arnia al sole e in una all’ombra è stato inserito un datalogger per monitorare temperatura e umidità interne, rispetto a un terzo datalogger esterno che monitorava le condizioni ambientali.

Durante le 6 settimane si è notato, sul fondo diagnostico, la presenza di detrito costituito dalla rosura del materiale delle strisce, in alcuni alveari evidentemente più “attivi” nel cercare di rimuovere il principio attivo. L’aumento della rosura è apparso dipendere dall’umidità presente, riscontrando una maggiore rimozione del principio attivo all’aumentare dell’umidità. Questo, tuttavia, non ha fatto emergere effetti collaterali sulle famiglie durante i periodi di maggior rilascio.

 

La prova ha beneficiato di un andamento climatico molto favorevole: contrariamente a quanto accaduto negli anni precedenti, fino ad agosto è stato sempre presente un flusso di nettare e polline, condizioni che durante i trattamenti riducono gli effetti collaterali e aiutano molto le famiglie a sopportare il trattamento.

Come prima esperienza, in presenza di blocco, sembra buona l’azione acaricida; tuttavia, come tutti i presidi a lento rilascio, non è ideale con infestazioni elevate, poiché tale lentezza permette alla varroa di danneggiare ancora per giorni la covata rispetto a trattamenti più rapidi. Le colonie che partivano con alta infestazione si sono infatti spopolate molto; al contrario, le famiglie con infestazioni basse non hanno mostrato effetti collaterali e sono rimaste popolose, con un’infestazione residua adeguata a permettere un buon invernamento.

Questa prima esperienza ha fornito indicazioni promettenti sul prodotto, confermando al contempo i limiti derivanti dalla necessità di un blocco (o quasi) della covata per ottenere un’alta efficacia. Nelle prossime esperienze, e confrontandoci con i soci, si delineeranno meglio i punti critici e i punti di forza di questo nuovo presidio.

Giovanni Cecchi

Visita all’azienda di Aldo Baragatti, tra api, idee ed invenzioni

Sabato 11 ottobre, ore 9:30 ARPAT vi invita a un incontro speciale presso l’azienda del nostro socio Aldo Baragatti, apicoltore per passione e inventore per hobby.
Un’occasione unica per conoscere da vicino il suo lavoro, le sue invenzioni e la sua visione dell’apicoltura.
I soci riceveranno una email per i dettagli per iscriversi all’evento entro il 7 ottobre.
Non mancate!

Incontri in apiario: trattamenti invernali

Pubblichiamo con piacere le date degli incontri in campo dedicati ai trattamenti invernali contro la varroa, alle pratiche di invernamento degli alveari e a un aggiornamento sul monitoraggio di Vespa velutina.

Calendario degli incontri:

  • Polveraia (Grosseto) – sabato 27 settembre, ore 9:30 – 11:30

  • Cantagallo (Prato) – sabato 27 settembre, ore 9:30 – 11:30

  • Monticiano (Siena) – sabato 27 settembre, ore 15:00 – 17:00

  • Bagno a Ripoli (Firenze) – giovedì 2 ottobre, ore 10:00 – 12:00

  • Cascina (Pisa) – sabato 4 ottobre, ore 10:00 – 12:00

  • Bagno a Ripoli (Firenze) – sabato 4 ottobre, ore 14:30 – 16:30

👉 Gli incontri sono gratuiti e riservati ai soci in regola con la quota annuale.
👉 La partecipazione è a numero chiuso.
👉 In caso di maltempo l’incontro verrà annullato.
👉 L’indirizzo esatto sarà comunicato agli iscritti 1-2 giorni prima dell’incontro.

I soci riceveranno una email con le info per accedere all’evento.

Iscrizioni entro mercoledì 24 settembre.

Gestione del miele di edera: tecniche, criticità e prospettive per l’apicoltura toscana

Il miele di edera (Hedera helix) rappresenta una risorsa autunnale di grande interesse, ma allo stesso tempo una delle produzioni più complesse da gestire. La sua diffusione spontanea in Toscana, la ricca secrezione nettarifera e pollinifera e il ruolo cruciale per le colonie in preparazione all’invernamento, rendono questa pianta una protagonista del calendario apistico. Tuttavia, le peculiarità chimico-fisiche del suo nettare e le difficoltà tecniche di smielatura ne condizionano fortemente la valorizzazione commerciale.

Nel corso dell’ultimo incontro con i tecnici Arpat sono emersi punti fermi e strategie operative che riassumiamo di seguito.


Botanica e fioritura

  • Diffusione: l’edera è presente in Italia dal livello del mare fino a 1500 m, predilige ambienti freschi e ombreggiati, ed è spesso coltivata anche a fini ornamentali.

  • Fioritura: si concentra tra settembre e ottobre, con anticipo nelle aree collinari rispetto alla pianura.

  • Importanza per gli insetti pronubi: rappresenta uno degli ultimi pascoli dell’anno, frequentato da Apis mellifera e da specie specialiste come Colletes hederae.

  • Produzione potenziale: secondo Crane (1975), fino a 500 kg/ha.


Risorsa per le colonie

L’edera fornisce nettare e soprattutto polline di qualità, utilissimo per:

  • rinforzare le scorte invernali,

  • prolungare l’allevamento della covata in alcuni casi anche a fuco,

  • stimolare la deposizione delle regine,

  • favorire la costruzione di cera nuova.

Negli ultimi anni, con autunni miti e abbandono delle pulizie del sottobosco, le colonie hanno potuto sfruttare maggiormente questo flusso, arrivando in alcuni casi a riprendere sciamature tardive.


Caratteristiche del nettare e del miele

  • Composizione zuccherina: glucosio 80%, fruttosio 6%, saccarosio 14%.

  • Cristallizzazione: istantanea, con F/G < 0,1, spesso tale da bloccare l’estrazione.

  • Fermentazioni: rischio elevato per presenza di lieviti osmofili.


Gestione in apiario

Gli apicoltori adottano diverse tecniche operative per ottimizzare la raccolta:

  • Prelievi frequenti: se si intende produrre miele di edera è ncessario un prelievo dei telaini da melario ogni 2-3 giorni per ridurre la cristallizzazione nei favi. Meglio impiegare 5-6 telaini max per melario per concentrare il miele e facilitare le api a tenerlo al caldo. I tlaini conterranno miele liquido e umido che andrà smielato e deumidificato prima possibile.

  • Allargamento dei nidi: in condizioni climatiche favorevole possiamo allargare i nidi fino a 10 telaini, con fogli cerei nuovi se è nostra intenzione non raccogliere il miele e non far intasare i nidi.

  • Installazione trappole per il polline: per non creare intasamento nel nido in caso di flussi abbondanti.

  • Scorte: telaini di edera possono essere prelevati a fine stagione e ridati in primavera o venduti come riserva.

  • Attenzione ai trattamenti sanitari: fondamentali entro metà agosto per avere colonie forti durante questa fioritura.


Gestione in laboratorio

  • Smielatura tempestiva: prima dell’opercolatura per ridurre i problemi di cristallizzazione.

  • Deumidificazione: mediante macchine professionali (es. deumidificatori a dischi da 50 a 1000 kg).

  • Cristallizzazione guidata: con tecniche simili a quelle del gelato, ottenendo mieli cremosi a cristallo fine.

  • Rischi da surriscaldamento: scaldare il miele comporta perdita di aromi, degradazione enzimatica e aumento di HMF.

  • Conservazione: indispensabile mantenere il prodotto sotto i 20 °C.


Esperienze aziendali

  • Paolo Betti (Prato): riduce progressivamente i telaini nel melario man mano che il flusso cala, intensificando i prelievi e utilizzando deumidificatori Giordan.

  • Apicoltura La Pollinosa: raramente conferisce edera come monoflora, preferendo millefiori. Talvolta installa trappole per polline durante la fioritura.

  • Apicoltura Dottor Pescia (LI): nonostante le difficoltà, non rinuncia a raccoglierlo: «È un ottimo miele ma il consumatore deve ancora imparare a conoscerlo». Per ottimizzare la raccolta ha realizzato un forno con temperatura e ventilazione controllata per sciogliere rapidamente i melari opercolati e cristallizzati. 

  • Apicoltura Falasco (VR): sperimenta tecniche innovative, triturando favi di edera e trattandoli con fusori per recuperare miele e cera.

  • Ceratrice Baragatti: ha adattato la propria sceratrice inox con sistemi di coibentazione e resistenze per facilitare la lavorazione dei favi cristallizzati.


Perché produrlo (e perché no)

Pro:

  • garantisce volumi interessanti a fine stagione,

  • amplia la gamma di miele in commercio,

  • stimola le colonie,

  • può essere valorizzato con cristallizzazione guidata.

Contro:

  • richiede molto lavoro extra in un periodo già impegnativo,

  • rischio di mieli troppo umidi o con HMF elevato,

  • difficoltà di vendita se il consumatore non lo conosce,

  • rischio di rovinare i melari con cristallizzazione rapida.


Conclusioni

Il miele di edera non è solo una produzione, ma un vero banco di prova tecnico per l’apicoltore. Gestirlo richiede conoscenza, organizzazione e investimenti mirati. Nonostante le difficoltà, molte aziende toscane continuano a considerarlo un miele prezioso, sia per il mercato, sia – soprattutto – per la sopravvivenza e la salute delle colonie in vista dell’inverno.

Michele Valleri

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Incontri territoriali settembre

 

 Di seguito le date degli incontri territoriali di settembre con i nostri tecnici:
 
 – Prato (PO): lunedì 08 settembre, ore 21:00 presso i locali della Parrocchia Galcetello, via 7 marzo, 35 (referente Paolo: 338 3095761) 
 
– Terranuova Bracciolini (AR): lunedì 08 settembre, ore 21:00 presso W.I.P. – Work In Progress, Via Roma, 53 (referente Michele: 3911424227)

In occasione dell’incontro di Prato i soci che vogliono partecipare al Contest Dolce Vernio potranno consegnare i campioni seguendo le istruzioni riportate nella mail inviatavi il 21/08.

Gli incontri sono gratuiti, senza prenotazione e riservati ai soci Arpat e rappresentano un’ulteriore occasione di condivisione fra i soci e i tecnici ARPAT, oltre al consueto appuntamento online su zoom con “Tecnici in diretta” (il terzo mercoledì di ogni mese). 

Tecnici in diretta extra 10 settembre: la cristallizzazione del Miele & l’apicoltore racconta il miele di edera

Mercoledì 10 settembre alle ore 21:00, torna l’appuntamento con Tecnici in Diretta EXTRA, il ciclo di incontri online dedicato ad approfondimenti tecnici e pratici per apicoltori professionisti e non.

In questa serata parleremo di cristallizzazione del miele, un fenomeno naturale spesso di difficile gestione, ma fondamentale per valorizzare e conservare al meglio il prodotto dell’alveare.

 

Lo faremo con Emily Mallaby, docente dell’Albo Nazionale degli Esperti in Analisi Sensoriale del Miele, che ci guiderà attraverso i seguenti temi:

  • Le variabili che influenzano la cristallizzazione

  • Le tecniche per favorire (o evitare) la cristallizzazione

  • I difetti legati a una gestione errata dei processi post-raccolta

A seguire, Michele Valleri, tecnico apistico ARPAT, porterà un contributo pratico dal campo con il racconto di esperienze dirette nella gestione del miele di edera, uno dei mieli autunnali più particolari e delicati produrre.

L’incontro e’ riservato ai soci che riceveranno una email con i link per accedere all’evento. 

Incontro territoriale di agosto a Prato

Vi ricordiamo che lunedì 04 agosto, ore 21:00 presso i locali della Parrocchia Galcetello, via 7 marzo, 35 Prato, si terrà l’incontro mensile con i soci.

Parleremo di andamento stagionale, produzioni estive, trattamenti contro la varroa e monitoraggio velutina.

I soci che partecipano al monitoraggio di Vespa velutina potranno ritirare le birre in occasione dell’incontro, previo avviso al referente della serata.

Gli incontri sono gratuiti, senza prenotazione e riservati ai soci Arpat e rappresentano un’ulteriore occasione di condivisione fra i soci e i tecnici ARPAT, oltre al consueto appuntamento online su zoom con “Tecnici in diretta” (il terzo mercoledì di ogni mese). 

Venerdì 4 luglio – Incontro in campo: speciale formico

Organizziamo venerdì 4 luglio alle ore 17:00 a Bagno a Ripoli (FI) un incontro tecnico in campo dedicato all’impiego dellacido formico per la lotta alla varroa.

Durante l’appuntamento sarà possibile vedere da vicino gli erogatori Aspronovar e Nassenheider Professional, provarli con simulazioni ad acqua per familiarizzare con le operazioni di preparazione, riempimento e posizionamento, valutandone direttamente pro e contro nell’utilizzo pratico.

A seguire ci confronteremo su:

  • il corretto posizionamento dell’erogatore nell’arnia,

  • le strategie per mitigare gli effetti delle alte temperature,

  • le nutrizioni complementari durante il trattamento,

  • il monitoraggio dell’infestazione da varroa, fondamentale per l’efficacia del trattamento.

🔸 Durata: circa 2 ore
🔸 Accesso riservato ai soci che riceveranno una email per partecipare all’evento
🔸 Posti limitati – iscrizione obbligatoria entro mercoledì 2 luglio