A fronte di ciò, le associazioni apistiche hanno denunciato un paradosso evidente: vietare le api in nome della biodiversità mentre si continuano a irrorare sostanze tossiche come permetrina e tetrametrina (contenute nel Flytrin 6.14) per la disinfestazione delle zanzare.
L’isola di Giannutri, grazie al suo isolamento geografico, rappresenta uno dei pochi luoghi in Italia dove è possibile effettuare la selezione genetica in purezza dell’ape ligustica, una sottospecie autoctona di valore strategico per la biodiversità e l’apicoltura nazionale.
Da anni, l’azienda La Pollinosa s.s.s.a conduce sull’isola un’attività di selezione genetica apprezzata e riconosciuta in ambito tecnico e scientifico. Il provvedimento del Parco ne comprometteva la continuità senza un reale fondamento scientifico, e per questo è stato giustamente impugnato davanti ai giudici amministrativi.
Una vittoria collettiva
Il ricorso è stato possibile grazie all’impegno diretto dell’azienda, ma la vittoria è anche merito della straordinaria rete di sostegno che si è mobilitata a livello toscano e nazionale.
Una nota di merito alle associazioni che si sono spese per questo risultato, in particolare le associazioni che sono intervenute ad adiuvandum nel ricorso, sostenendo in modo deciso l’importanza dell’apicoltura in aree protette:
- Arpat – Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani
- ToscanaMiele
- AAPT – Associazione Apicoltori Professionisti Toscani
- UNAAPI – Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani
- AISSA – Associazione Italiana Società Scientifiche Agrarie
- AAPI – Associazione Apicoltori Professionisti Italiani
Un esempio virtuoso di cooperazione tra mondo scientifico, produttori e società civile.
La sentenza del TAR segna un precedente importante.
L’apicoltura è un’attività riconosciuta dalla legge come utile per la tutela della biodiversità e dell’ambiente, e non può essere sacrificata su basi scientificamente fragili o in contrasto con le linee guida europee e nazionali.
Le api non possono essere escluse da Giannutri… Ma la questione non si chiude qui: serve ora un nuovo dialogo costruttivo tra Parco, apicoltori e comunità scientifica, basato su dati solidi e su una reale volontà di tutela ambientale coerente e partecipata.