2025: Un po’ di miele s’è fatto, ma ora va venduto! – 2026: il 21 febbraio a Montalcino Assemblea ordinaria e rinnovo del Consiglio Direttivo

Cari soci, auguro a tutti voi un felice 2026. In realtà, con molti di voi gli auguri ce li eravamo fatti già durante il nostro tradizionale convegno di fine anno, evento che ha avuto un’ottima partecipazione e che ha trattato interventi interessanti. In un momento di grossa difficoltà e incertezza sul futuro, è fondamentale il rapporto con le istituzioni: penso sia stato, oltre che importante, un vero onore trovarsi ancora una volta a parlare di api e apicoltura in una sede istituzionale, nel Salone delle Feste di Palazzo Bastogni, invitati dalla Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Stefania Saccardi.

Il settore apistico affronta ormai da diversi anni una serie di criticità che ne stanno compromettendo la sostenibilità economica e produttiva. Una fase di crisi profonda e strutturale, determinata dalla concomitanza di fattori ambientali, produttivi e di mercato, dalla quale si potrà uscire, a mio avviso, solo con l’aiuto e il supporto delle istituzioni. Come sappiamo, le cause della crisi sono molteplici e interconnesse: la diffusione di parassiti e nuovi predatori, i cambiamenti climatici che determinano sovente condizioni estreme e scarsa disponibilità di nettare, l’uso/abuso di pesticidi, la diffusione di pratiche agricole intensive, la concorrenza di “miele” di dubbia origine e qualità. Sono tutti problemi che da anni si sommano e che, anche in annate tutto sommato positive dal punto di vista produttivo, non permettono, soprattutto alle aziende professionali, di guardare al futuro in modo positivo.

 

Dal punto di vista produttivo, il 2025 è stata sicuramente una stagione migliore rispetto alle ultime. Parlando con gli apicoltori, la risposta più frequente alla domanda “Com’è andata la stagione?” è stata: “Un po’ di miele s’è fatto!”. Il 2025 è stata un’annata non soddisfacente per quanto riguarda la produzione di miele di Acacia, salvo in alcuni areali quali la Garfagnana e la Lunigiana. L’andamento climatico, caratterizzato da un clima umido, ha però consentito di avere un flusso di nettare abbastanza regolare nel corso della stagione. Nel 2025 non si sono avuti particolari picchi di produzione, ma raccolti abbastanza costanti che hanno favorito un buono stato di salute delle api ma, purtroppo, anche della varroa. Si sono rivisti alcuni mieli “pre-Acacia”, quali Ciliegio, Erica e Biancospino. Sulla, Tiglio, Castagno, Girasole e Millefiori sono stati prodotti non in quantità record ma discrete. La Melata, compresa quella di Abete, in alcune zone ha dato produzioni importanti. Grazie alle piogge estive e al clima favorevole, c’è stata un’ottima fine estate/inizio autunno che ha consentito di produrre Edera, Corbezzolo e Rosmarino, ma soprattutto di invernare api con buone scorte, anche se rimane molta preoccupazione per la situazione varroa.

Il miele va prodotto ma anche venduto, e possibilmente a prezzi remunerativi per il produttore. In un momento di crisi economica e con il mercato invaso da miele estero di dubbia qualità, proposto a prezzi ridicoli, le aziende professionali italiane e toscane faticano a farsi riconoscere un prezzo di vendita adeguato. È difficile prevedere se e quanto l’applicazione della direttiva Breakfast*, il Sistema di Qualità Nazionale, potranno aiutarci a valorizzare le nostre produzioni. Preoccupano molto i recenti accordi stipulati dalla Comunità Europea con l’Ucraina e con il Sud America (Mercosur), che rischiano di favorire l’arrivo in Europa di enormi quantitativi di miele a prezzi bassissimi. In questo contesto, molte aziende sono o saranno costrette a ridimensionarsi o a cessare completamente l’attività. In Toscana si contano circa 8.000 apicoltori che gestiscono oltre 110.000 alveari; di questi, circa l’85% è rappresentato da apicoltori professionisti. Il comparto apistico costituisce un’eccellenza regionale, non solo per la qualità delle produzioni, ma anche per i benefici ambientali legati al ruolo fondamentale delle api nell’impollinazione. La perdita di imprese apistiche rappresenta una seria minaccia per la biodiversità e per i servizi ecosistemici. Questi sono concetti che Arpat ribadirà con forza al nuovo Assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Marras, nell’incontro previsto per l’11 febbraio p.v.

Bisogna riconoscere che la Regione Toscana ha dimostrato negli anni una costante attenzione verso le esigenze del settore apistico, come testimoniato in particolare da:

  • l’attivazione della SRA – ACA 18 all’interno del Complemento di programma sullo Sviluppo Rurale;

  • l’attivazione della misura di sostegno agli investimenti per l’alimentazione di soccorso degli alveari prevista dal Reg. (UE) 2021/2115;

  • il riconoscimento degli indennizzi per la calamità 202;

  • l’attuazione regionale del Piano di gestione nazionale del calabrone asiatico a zampe gialle, Vespa velutina.

In questo momento è quanto mai necessario continuare a sostenere il settore, implementando le risorse per non vedere scomparire un comparto che, anche se negli anni è cresciuto in professionalità, oggi si trova in fortissima difficoltà.

Il 2026 sarà anche un anno importante dal punto di vista associativo. Il 21 febbraio, a Montalcino, saremo chiamati a eleggere il nuovo Consiglio Direttivo.

Voglio ringraziare tutti i Consiglieri, i tecnici e i collaboratori che in questi anni hanno permesso di portare avanti le iniziative e di assistere i soci con grande professionalità.

Invito tutti a partecipare e a portare un contributo attivo alle scelte future di Arpat.

Confidando nella vostra partecipazione,

con stima,

Duccio Pradella

Stagione apistica 2025 – cosa ha funzionato e cosa no

La stagione apistica 2025 in Toscana si è rivelata complessa ma ricca di spunti tecnici. Accanto a buoni risultati produttivi, soprattutto sui mieli estivi, sono emerse criticità alla gestione sanitaria e alla disponibilità di alcune fioriture storiche.

I 5 punti positivi della stagione 2025

  1. Ritorno della melata

Dopo alcune stagioni deludenti, nel 2025 si è tornati a osservare una produzione significativa di melata, con medie spesso superiori ai 20 kg per alveare, anche negli apiari stanziali. Un risultato non scontato, che ha inciso positivamente sui bilanci aziendali.

  1. Periodo produttivo estivo lungo

L’assenza di eventi climatici estremi prolungati ha consentito un ampio periodo produttivo estivo, favorendo continuità di bottinamento e una buona tenuta delle colonie.

  1. Autunno climaticamente favorevole

L’autunno 2025 si è distinto per presenza di fonti nettarifere e temperature miti, condizioni ideali per il proseguimento dell’attività delle api, per il rinnovo dei fogli cerei e per la preparazione delle famiglie all’invernamento.

  1. Assenza di gelate primaverili

La mancanza di gelate tardive ha ridotto i danni diretti alle colonie e alle fioriture, creando un contesto generalmente stabile dal punto di vista biologico.

  1. Gestione relativamente semplice di sciamatura e nutrizione

Primavere non particolarmente “esplosive” dal punto di vista nettarifero a causa di precipitazioni ripetute in aprile – maggio hanno reso più gestibile il controllo della sciamatura, riducendo interventi d’urgenza e perdite di api. Un inizio primavera favorevole, l’estate non torrida e un autunno ottimale hanno invece permesso pochi interventi di soccorso alle colonie con la nutrizione.

I 5 punti negativi della stagione 2025

  1. Assenza dei grandi monoflora toscani

Sebbene le produzioni di acacia siano state migliori rispetto ai 2 anni precedenti non si parla di un’annata eccezionale per questo monoflora. Anche il castagno, che al contrario negli ultimi anni ha goduto d’una certa stabilità produttiva non ha fatto registrare medie importanti. Sono quindi mancati in parte due pilastri storici della produzione regionale e ciò comporta forti ripercussioni sulla tipicità e sulla diversificazione dell’offerta.

  1. Andamento meteorologico irregolare in primavera

Il mese di maggio piovoso ha limitato l’attività di bottinamento nei momenti chiave per l’acacia, penalizzando le produzioni.

  1. Caldo precoce a inizio estate

Analogamente con il maltempo a primavera il meteo sfavorevole caratterizzato dalle alte temperature è coinciso con una fioritura importante come quella del castagno.

  1. Criticità nella gestione della varroa

L’assenza di un vero blocco di covata nell’inverno precedente, una febbre sciamatoria contenuta a primavera e un’estate produttiva hanno portando alti livelli di infestazione casi di morie estive e autunnali, confermando come estati favorevoli dal punto di vista climatico lo siano anche per la varroa.

  1. Inverno caldo e consumo delle scorte

L’inverno mite, smorzato solo ad inizio gennaio ha spesso vanificato parte delle scorte accumulate in autunno.

Cosa abbiamo imparato dalla stagione 2025 in vista della prossima

La stagione apistica 2025 ha confermato che l’apicoltura toscana sta entrando in una fase di adattamento strutturale. La primavera perde progressivamente il ruolo di fulcro produttivo: le grandi produzioni primaverili, come l’acacia, diventano sempre più episodiche e legate a finestre meteo molto ristrette, mentre cresce l’importanza delle produzioni estive e tardive.

Primavere piovose e miti possono limitare il bottinamento precoce ma favoriscono lo sviluppo di colonie forti, capaci di esprimere un buon potenziale produttivo più avanti nella stagione. In questo contesto, anche la sciamatura va riletta non solo come criticità gestionale, ma come indicatore dell’andamento stagionale.

Le estati non troppo calde e non aride, se da un lato favoriscono raccolti prolungati, dall’altro creano condizioni ideali per la varroa, rendendo indispensabile una gestione sanitaria flessibile e un monitoraggio continuo. Allo stesso modo, gli inverni miti impongono di ripensare l’invernamento come fase attiva di gestione, con attenzione a scorte, dimensionamento e protezione delle colonie.

La lezione complessiva è chiara: non si tratta più di reagire alle stagioni difficili, ma di anticipare gli scenari e adattare le scelte tecniche a un clima sempre più variabile e imprevedibile.

Porta le api a scuola!

Un viaggio educativo alla scoperta del mondo delle api con ARPAT

L’Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani (ARPAT) propone alle scuole primarie e secondarie un’esperienza didattica unica: un viaggio affascinante nel mondo delle api, per scoprire il loro ruolo fondamentale nella natura e comprendere quanto siano importanti per la vita di tutti noi.

Gli incontri didattici gratuiti offerti da ARPAT vogliono avvicinare i più giovani al tema della sostenibilità, della biodiversità e della salvaguardia dell’ambiente. Attraverso un linguaggio semplice, esperienze dirette e momenti di confronto, i ragazzi potranno scoprire come la vita delle api sia strettamente legata alla nostra e a quella dell’intero ecosistema.

 

Un percorso interattivo e coinvolgente

Gli incontri, pensati per le diverse fasce d’età, si articolano in un vero e proprio percorso educativo che unisce curiosità e conoscenza:

🐝 1º incontro: scopriamo insieme quanto le api influenzano la nostra vita quotidiana, dai cibi che portiamo in tavola all’equilibrio degli ecosistemi.
🐝 2º incontro: un approfondimento in classe sulla loro organizzazione sociale: ruoli, comunicazione e collaborazione all’interno dell’alveare.
🐝 3º incontro: riflessioni finali, domande e consolidamento delle conoscenze acquisite.

Imparare divertendosi

Durante il percorso i ragazzi potranno osservare da vicino il mondo delle api grazie a un’arnia didattica, scoprendo da sé come questi straordinari insetti vivono, comunicano e producono miele.
Un modo efficace e divertente per far nascere nei più piccoli la consapevolezza dell’importanza della natura e del rispetto per l’ambiente.

Posti limitati – prenota per la tua classe!

Gli incontri si svolgono in modo gratuito ma i posti sono limitati.
Per maggiori informazioni e prenotazioni:
📧 corsi@arpat.info

Mercoledì 15 ottobre ore 21:00 Tecnici in Diretta

Ci vediamo mercoledì 15 ottobre ore 21:00 su piattaforma Zoom con i Tecnici in Diretta.

Parleremo di:

Meteo: scenari climatici e ricadute sull’apicoltura
Analisi dell’andamento meteorologico di luglio, agosto e settembre e prospettive per i mesi di ottobre, novembre e dicembre. Verranno evidenziati gli scenari climatici attesi e i loro possibili risvolti sulla gestione autunnale delle colonie: disponibilità di nettare e polline, dinamica della covata, consumi di scorte e preparazione all’invernamento.

Invernamento: non si può fare senza api invernali
Approfondiremo chi sono le api invernali, le loro caratteristiche fisiologiche rispetto alle api estive (longevità, accumulo di riserve proteiche, sviluppo delle ghiandole ipofaringee) e le pratiche apistiche necessarie a favorire lo sviluppo.

Invernamento in pratica: tecniche e strategie
Panoramica delle diverse tecniche di invernamento da adottare in funzione della propria realtà apistica (dimensioni dell’apiario, risorse disponibili, areale geografico). Saranno approfondite le scelte operative per garantire colonie equilibrate, con adeguate scorte e popolazioni idonee a superare l’inverno.

Vespa velutina: diffusione, monitoraggio e impatto sugli apiari
Aggiornamento sulla distribuzione della specie. Analisi delle tecniche di monitoraggio disponibili e valutazione dell’impatto sugli apiari.

L’incontro è destinato ai soci che riceveranno il link per accedere all’evento.

27-28 settembre Giorni del miele a Montalcino

Questo fine settimana, sabato 27 e domenica 28 settembre, ti aspettiamo a Montalcino, nella splendida Fortezza Trecentesca, per la festa “Giorni del Miele a Montalcino”.

La manifestazione, patrocinata dal Comune di Montalcino, è organizzata dall’Istituto Professionale Agrario “B. Ricasoli” in collaborazione con Arpat, Società Toscana di Orticultura e con la partecipazione di AMI – Ambasciatori dei Mieli.

Due giornate ricche di appuntamenti: laboratori didattici gratuiti e aperti a tutti, degustazioni e attività pensate per grandi e piccoli. Un’occasione speciale per avvicinare le nostre comunità alle api, al miele e alla natura.

Ti aspettiamo a Montalcino!

I mieli toscani autunnali: aromi e rarità di fine stagione

Continua il nostro viaggio tra i nettari che le api toscane incontrano con il passare delle stagioni. Dopo il susseguirsi delle abbondanti e variegate fioriture primaverili e dopo i raccolti estivi, l’autunno porta con sé un paesaggio più sobrio: le risorse disponibili sono meno numerose e i raccolti di miele più contenuti, ma non per questo meno preziosi. Le ultime fioriture dell’anno non hanno infatti soltanto un valore produttivo, ma possono essere fondamentali per la sopravvivenza della colonia, che accumula scorte per superare l’inverno e affacciarsi alla primavera successiva con nuova forza.

Andiamo dunque a scoprire alcune delle protagoniste del paesaggio autunnale toscano.

Edera (Hedera helix – Araliaceae)
Dietro la comunissima edera, rampicante sempreverde che tappezza muri, siepi e alberi, si nasconde una delle principali fioriture autunnali: sboccia proprio a settembre, senza quasi farsi notare, anche in ambienti ombrosi. È, in realtà, una delle produzioni più particolari, non solo per l’insolito periodo di fioritura, ma anche per le caratteristiche del miele che ne deriva.

Tanto è diffusa la pianta, tanto è raro il suo miele. Anche quando le condizioni meteorologiche lo consentono, solo raramente viene estratto, vuoi perché gli alveari non vengono predisposti per questo raccolto (assenza di melario), vuoi per le difficoltà che l’apicoltore incontra nell’estrazione e nella messa in commercio. La particolare composizione dell’edera vede infatti il glucosio avere decisamente la meglio tra gli zuccheri e, data la sua scarsa solubilità, provoca una cristallizzazione estremamente rapida. L‘apicoltore, che vuole prelevare i melari con il miele ancora liquido, non ha il tempo di attendere che tutto il melario sia opercolato e riempito, né di aspettare che abbia raggiunto la giusta umidità. Ne consegue che questo miele, anche dopo il raccolto, richieda una lavorazione ad hoc.

 

Il miele di edera si presenta quindi già cristallizzato, con un colore molto chiaro, bianco, dovuto ai numerosi cristalli di glucosio, che gli conferiscono questa tonalità. La cristallizzazione è finissima: i cristalli non sono percepibili al tatto e donano al miele una consistenza cremosa e quasi fondente, che regala una piacevole sensazione di freschezza.

L’odore e l’aroma sono caratteristici, intensi, pungenti, di sottobosco, muschio, legno verde, con una nota vagamente floreale. Il gusto non è amaro, ma nemmeno spiccatamente dolce. La sua cremosità lo rende ideale da spalmare sul pane della colazione, ma tra tutti i possibili usi consiglierei di gustare questa rarità così com’è, al naturale, semplicemente al cucchiaio.

inula

Inula (Inula viscosa – Compositae)
L’Inula è una pianta erbacea perenne, intensamente aromatica. I suoi fiori, giallo-arancioni e disposti a pannocchia, sbocciano da agosto a ottobre, offrendo alle api una preziosa risorsa autunnale. Cresce in ambienti vari, dai ruderi ai bordi dei torrenti, dalle spiagge agli incolti umidi, fino a 800 metri di altitudine. È comune in Toscana, soprattutto in Maremma, e si trova anche sulle isole dell’arcipelago toscano.

Ciò che sappiamo sulle caratteristiche organolettiche del miele di Inula è piuttosto sintetico: essendo un miele raro, se ne conoscono pochi dettagli e non è stato ancora condotto uno studio che permetta la stesura di una scheda di caratterizzazione ufficiale. Dai campioni osservati possiamo descriverlo come un miele chiaro, talvolta giallo, che cristallizza rapidamente. Odore e sapore sono di intensità debole o media, piacevoli e delicati. Questo lo rende un miele versatile nell’uso.

Corbezzolo (Arbutus unedo – Ericaceae)
Il corbezzolo, tipico elemento della macchia mediterranea, si riconosce per le foglie sempreverdi, i piccoli fiori bianchi e i caratteristici frutti rossi commestibili. L’offerta di nettare di questa pianta è generosa, tuttavia l’epoca di fioritura molto avanzata (novembre/dicembre) limita il raccolto alle zone dove l’attività delle api è possibile anche in autunno-inverno. In Toscana, le condizioni favorevoli si ritrovano soprattutto lungo la costa maremmana e nelle isole dell’arcipelago, dove talvolta si ottengono mieli uniflorali o comunque fortemente influenzati dal corbezzolo, nettare percepibile anche in quantità ridotte grazie al suo sapore intenso e inconfondibile.

Il colore è medio, ambrato nel miele liquido e nocciola, talvolta con sfumature verdi nel miele cristallizzato. L’odore è medio-forte, molto caratteristico, pungente: ricorda le erbe amare, le foglie verdi dell’edera, la linfa, il caffè bruciato. Al gusto sorprende per la sua forza: poco dolce, dominato da un amaro deciso che diventa la nota sensoriale principale, accompagnato da una leggera astringenza finale. È un miele persistente, unico, da abbinare con attenzione, pronti a restare stupiti dal miele dal gusto amaro.

Rosmarino (Rosmarinus officinalis – Labiateae)
Il rosmarino è una delle piante aromatiche più diffuse e riconoscibili del Mediterraneo: arbusto sempreverde, dalle foglie lineari e profumate e dai piccoli fiori azzurro-violacei. Oltre alla fioritura primaverile, infatti, questa pianta offre una seconda occasione di raccolto in autunno, particolarmente significativa nelle zone costiere e nelle isole dell’arcipelago toscano, dove le temperature più miti consentono alle colonie di bottinare anche in tarda stagione.

Al naso non è particolarmente intenso: può ricordare la violetta e la rosa, oppure il floreale di una saponetta profumata; presenta anche una nota caldo-fine, di mandorla, e un tocco aromatico. Infine, si può percepire una leggera nota di frutta fresca o vegetale. All’assaggio conferma la sua delicatezza: molto dolce, con un’armonia tra le sensazioni caldo-fini e l’aroma floreale.

I mieli autunnali, rari e complessi, offrono aromi e sapori unici, che ci scalderanno nei mesi freddi. Con l’arrivo dell’inverno, le colonie rallentano la loro attività e anche noi possiamo finalmente prenderci un momento di pausa, riposarci e goderci il raccolto, pronti in primavera a ricominciare il ciclo delle stagioni.

Tecnici in diretta extra 10 settembre: la cristallizzazione del Miele & l’apicoltore racconta il miele di edera

Mercoledì 10 settembre alle ore 21:00, torna l’appuntamento con Tecnici in Diretta EXTRA, il ciclo di incontri online dedicato ad approfondimenti tecnici e pratici per apicoltori professionisti e non.

In questa serata parleremo di cristallizzazione del miele, un fenomeno naturale spesso di difficile gestione, ma fondamentale per valorizzare e conservare al meglio il prodotto dell’alveare.

 

Lo faremo con Emily Mallaby, docente dell’Albo Nazionale degli Esperti in Analisi Sensoriale del Miele, che ci guiderà attraverso i seguenti temi:

  • Le variabili che influenzano la cristallizzazione

  • Le tecniche per favorire (o evitare) la cristallizzazione

  • I difetti legati a una gestione errata dei processi post-raccolta

A seguire, Michele Valleri, tecnico apistico ARPAT, porterà un contributo pratico dal campo con il racconto di esperienze dirette nella gestione del miele di edera, uno dei mieli autunnali più particolari e delicati produrre.

L’incontro e’ riservato ai soci che riceveranno una email con i link per accedere all’evento. 

I mieli estivi della Toscana: il castagno e le melate

Si sa, l’estate, con la fine delle scuole e il periodo vacanziero, porta a fare bilanci: a spuntare tutte le voci dei programmi mentali che ci siamo prefigurati a inizio stagione. Fra queste c’è anche la produzione del miele, che in questo periodo sta rallentando o si sta fermando del tutto per via dell’innalzamento delle temperature e dell’arrivo della stagione secca.

Se volessimo immaginarci un elenco di mieli possibili per la nostra regione, prima dell’arrivo dell’edera e del corbezzolo autunnali, in questa fase dell’anno dovremmo porre l’attenzione sul miele di castagno e sulle melate: mieli più complessi da un punto di vista aromatico, ma apprezzati da un vasto pubblico.

Miele di castagno (Castanea sativa)
La pianta di castagno ha sempre rivestito un grande interesse per i suoi utilizzi: nella produzione delle castagne, per la paleria e per realizzare mobili di vario genere grazie al suo legname. Utilizzata sin dall’antichità, è molto diffusa su tutto il territorio regionale nelle zone più fresche, dall’alta collina fino ai 1200–1300 metri di altitudine.
La sua fioritura avviene fra giugno e luglio e, nonostante sia una pianta anemofila, è fortemente visitata dalle api e dagli impollinatori in genere.
Sebbene sia anch’essa soggetta al cambiamento climatico, si può affermare che la produzione del suo miele è quasi una certezza, seppur con quantitativi altalenanti negli anni.
Il miele che ne deriva ha la particolarità di rimanere liquido molto a lungo, grazie alla massiccia presenza di fruttosio. Il colore è ambrato rossastro, con sfumature che portano anche al verde, e se dovesse cristallizzare virerebbe sul marrone.
All’olfatto è pungente, acre, con note aromatiche che ricordano il legno, i vegetali cotti e il sapone di Marsiglia. Al gusto ritroviamo le stesse caratteristiche percepite al naso, con l’aggiunta di note amare, una bassa dolcezza e una persistenza prolungata.
Solitamente usato con i formaggi — dagli stagionati, per esaltarne le caratteristiche forti, alla ricotta, per contrastarne la dolcezza — può essere usato anche in panificazione per dare note aromatiche ai dolci, o in piccole quantità negli impasti di pasta fresca, come le tagliatelle, per dare un tocco di originalità ai primi tipicamente invernali.

Mieli di melata
In questo caso il plurale è d’obbligo, perché la famiglia delle melate include più componenti che, “grazie” all’innalzamento delle temperature e alla diffusione di colture agricole anche non tipicamente nostrane, si sta ampliando sempre di più.
A questo va aggiunto lo sviluppo degli afidi, una superfamiglia di insetti che pungono una moltitudine di piante per succhiarne la linfa, una sostanza zuccherina che viene parzialmente scartata affinché la loro dieta possa avere il giusto apporto/rapporto fra proteine e carboidrati.
Sappiamo che le api non disdegnano nessuna fonte di zucchero: pertanto, tutto ciò che qualcun altro lascia, le nostre amiche lo raccolgono e lo stivano.
Questo “rifiuto”, che segue lo stesso processo del nettare, è il miele di melata — per gli amici, semplicemente melata.
Tutte le melate hanno in comune la particolarità di essere meno dolci, essendo composte principalmente da zuccheri complessi, a catena più lunga, che, a differenza di saccarosio, glucosio e soprattutto fruttosio, hanno un potere dolcificante decisamente inferiore.

Melata di metcalfa (melata di bosco)
Identificata dall’insetto che la produce, la Metcalfa pruinosa, una buongustaia che punge una grande quantità di piante di specie diverse.
È un miele che rimane tendenzialmente liquido, ma la particolarità di non essere un miele di nettare lo rende solitamente più asciutto, con basse umidità che rendono il processo della smielatura un po’ più lento a causa dell’elevata viscosità.
Il colore è ambra scuro e, nel raro caso di cristallizzazione, diventa marrone.
All’olfatto ricorda il caramello, la frutta cotta e la conserva di pomodoro. Queste caratteristiche si ritrovano anche al gusto, con l’aggiunta di note maltate e di vegetali cotti, il tutto con una persistenza duratura.
In cucina è un valido alleato per rinforzare sapori decisi e come ingrediente di alcuni condimenti, soprattutto grazie al fatto che è lievemente salato.

Melata di abete
Si differenzia, a sua volta, fra melata di abete bianco e di abete rosso, ma per non confonderci ulteriormente proviamo ad unificare il tutto, visto che molte delle caratteristiche sono comuni fra le due.
Anche questo miele rimane molto viscoso e tendenzialmente liquido, e il suo colore è variabile dall’ambra chiaro all’ambra scuro, con sfumature rossastre e, alle volte, quasi nere.
Le note olfattive principali sono aromatico-balsamiche: ricordano l’affumicato, la cenere e la resina degli alberi, il caramello, e in aggiunta a queste vi sono sfumature di prodotti dolciari di varia natura.
Al gusto si ritrovano molte delle precedenti espressioni, cui si aggiungono la panna cotta, il latte condensato, la liquirizia e il maltato.
Anche questo miele è un valido alleato in cucina, sia come supporto di intensità, sia come contrasto al dolce.

 

In generale, possiamo definire i mieli estivi toscani come prodotti molto caratteristici e di elevata intensità, non sempre adatti a tutti i palati. Si deve considerare, però, che questa è proprio la loro forza: l’allontanarsi dal “classico” miele dolce per andare a coprire uno spettro di aromi e gusti che li rende unici e capaci di stimolare non solo i sensi, ma anche la parte intellettiva, donando un piacere completo.

Luca Baldini

 

20 maggio, Giornata mondiale delle api: proteggere e conoscere per convivere

Il 20 maggio si celebra la Giornata mondiale delle api, un’occasione per riflettere sull’importanza di questi piccoli ma fondamentali insetti per l’equilibrio degli ecosistemi e la sicurezza alimentare globale. Le api, sentinelle della biodiversità, sono oggi minacciate da inquinamento, pesticidi e cambiamenti climatici. Il 20 maggio ci ricorda quanto sia ancora urgente promuovere una cultura del rispetto e della conoscenza verso questo insetto.

In questo contesto, ARPAT e Unaapi rinnovano il loro impegno con numerose iniziative sul territorio per celebrare le api, l’apicoltura e il ruolo centrale degli impollinatori. Tra queste, Mielerie Aperte, progetto nazionale che apre le porte delle aziende apistiche, offrendo ai cittadini la possibilità di visitare gli apiari, partecipare a laboratori e degustazioni, e conoscere da vicino il lavoro dell’apicoltore.

In Toscana, aderiscono a Mielerie Aperte le seguenti aziende socie ARPAT.

ARPAT sarà inoltre presente il 17 e il 18 maggio con uno stand a Rignano sull’Arno, in occasione dell’Antica Fiera del Bestiame, dove si terranno a cura di Arpat degustazioni di miele, attività ludico-educative per tutte le età e momenti di confronto con gli apicoltori.

Altro appuntamento importante è “Salviamo le api e gli impollinatori!”, evento in programma domenica 18 maggio 2025 alle ore 16.00 presso la Sala del Cappellone del Convento delle Clarisse a San Casciano in Val di Pesa. Un pomeriggio speciale dedicato ai bambini e alla tutela della biodiversità, con:

  • esposizione dei lavori realizzati dagli alunni delle scuole locali;

  • una merenda con prodotti dell’alveare;

  • consegna degli attestati di partecipazione.

L’iniziativa conclude un progetto educativo promosso dal Biodistretto del Chianti, che coinvolge imprenditori agricoli e divulgatori in attività formative sui valori dell’agricoltura biologica, la protezione degli impollinatori e l’educazione ambientale rivolta alle nuove generazioni.

In questa Giornata mondiale delle api, ARPAT invita tutti a partecipare e a scoprire la straordinaria ricchezza che il mondo delle api ci offre. Proteggerle è un dovere, conoscerle è il primo passo.

Infine la Festa delle api e degli impollinatori – Parco agricolo di Travalle (Calenzano) Sabato 24 maggio 2025, angolo tra via Macia e via dei Prati.

A cura dell’associazione Sale in Zucca, con il supporto di ARPAT e del Comune di Calenzano:

  • Ore 14:30Laboratorio “Bugs Hotel” per bambini (max 15 partecipanti, iscrizione obbligatoria: link Comune Calenzano)

  • Ore 15:00 – 18:00Laboratorio “Bombe con i semi dei fiori amici delle api”

  • Ore 18:00 – 18:45Spettacolo “Il Circo delle Api”, teatro da prato di Sara Micol Natoli

  • Durante il pomeriggio:

    • Passeggiata naturalistica tra gli insetti impollinatori (3 km, adatta a bambini dai 5 anni)

    • Laboratorio “Un fiore per le api”, a cura di ARPAT, con arnia didattica e materiali informativi

Festival della Biodiversità con le Donne dell’Agricoltura – Firenze
Giovedì 22 maggio 2025 – dalle 9:00 alle 18:00
Piazzale Kennedy, Parco delle Cascine Organizzato da Donne in Campo Cia Toscana, in collaborazione con La Spesa in Campagna Toscana, Slow Food Toscana e ARPAT.
In programma:

Mercato contadino con prodotti agricoli di filiera corta

Laboratori per adulti e scuole (pasta fresca, miele, piante)

Laboratori per bambini a cura di ARPAT nel pomeriggio

Degustazioni di prodotti locali

La smielatura: il risultato di tanto impegno

Eccoci finalmente giunti al momento di raccogliere i frutti della nostra collaborazione con le api e la natura: il periodo della smielatura.

La fase che, se tutto è andato per il meglio, può darci grandi soddisfazioni e ripagarci delle cure e dell’impegno che abbiamo riposto verso le nostre api.

La prima cosa da fare è verificare che i melari che abbiamo dato agli alveari siano stati riempiti di miele ed opercolati per almeno il settanta/ottanta percento.

Questo fa si che con buona probabilità il miele abbia un grado di umidità intorno ai valori considerati “di sicurezza” ovvero intorno al 18%.

 

Per averne certezza è bene procurarsi un rifrattometro da miele (detto anche mielometro) che ci dirà con precisione il valore esatto; preferibili quelli a prisma anziché quelli digitali perché questi ultimi tendono a stararsi.

Appurato il livello di umidità, che dovrà essere riconfermato anche nel locale di smielatura, dobbiamo far uscire le api dal melario e lo si fa inserendo gli apiscampo fra l’arnia ed il melario stesso (ricordatevi di non metterli a contatto con gli escludiregina, che sono pressoché obbligatori per evitare che la regina salga a melario).

 

Trascorse 24/48 ore a seconda della diversa tipologia di apiscampo, è il momento di portare a casa i nostri melari.

Nel caso volessimo comunque smielare ma non avessimo tutti i telaini pieni, potremmo portarci a casa solamente quelli sufficientemente opercolati spazzolando via le api che vi sono sopra e ricordandosi di mettere nuovi telaini nel melario affichè non resti mai con spazi liberi.

Ricordiamoci che il fumo va usato sempre il meno possibile per non rischiare di contaminare il miele.

Giunti a questo punto possiamo decidere se proseguire in prima persona con tutte le fasi o se portare i melari ancora opercolati ad aziende o consorzi che si occupano di tutto il processo.

In quest’ultimo caso ci verrà fornito direttamente il prodotto finale, ma a noi piace immaginare di volersi sporcare le mani, quindi proseguiamo con le altre fasi.

Lo spazio scelto per la smielatura dovrà essere fornito di acqua corrente e dovrà essere organizzato in modo da avere superfici ben pulite e disinfettate.

Se non abbiamo la strumentazione dedicata, come ad esempio un banco per smielatura seppur semplice e meno costoso di quelli professionali, teniamo a portata di mano alcuni strumenti da cucina come leccapentole, insalatiere, pentole… insomma qualche attrezzo per raccogliere miele e cera, oltre che alcuni secchi per alimenti nel caso la vostra produzione sia abbondante (ne esistono di appositi per miele che hanno volumetrie standard).

Chiudete le finestre del locale anche con zanzariere per evitare di attirare eserciti di api e, se ne avete modo, accendete un deumidificatore da ambienti e magari anche un ventilatore per smuovere un po’ l’aria della stanza.

Entrando nel vivo la prima fase è la disopercolatura, ovvero la rimozione del tappo di cera che protegge il miele nelle cellette. Questa potrà essere fatta con dei coltelli appositi e con la forchetta disopercolatrice. Spesso è una fase lunga e richiede delle attenzioni in più per “stappare” tutte le cellette, ma con un buon sottofondo musicale la si supera con facilità.

Ricordiamoci che imbratteremo tutto di miele, quindi utilizzate le insalatiere, le pentole o le scatole per gli impasti da pizza, così raccoglierete la cera ed il miele che vi cadranno all’interno, riducendo al massimo gli sprechi.

La cera che raccoglierete sarà cera di opercolo, cera purissima; a fine operazione mettetela tutta a scolare dentro un colino, anche a maglie larghe, così recupererete del miele e potrete usarla per le candele o farla lavorare da terzi per avere in cambio i fogli cerei.

smielatura

Il passo successivo è la smielatura vera e propria. Questa la si fa mettendo i telaini già disopercolati dentro lo smielatore, la centrifuga apposita, che grazie alla rotazione farà uscire tutto il miele dalle cellette.

Ne esistono di manuali e di motorizzati, chiaramente i prezzi variano e le dimensioni, e quindi il numero di telaini che possono contenere, pure. Un buon compromesso per iniziare è uno smielatore manuale da 9 telaini, meglio se con possibilità di motorizzazione, così in futuro sarà più facile gestire numeri maggiori di melari… speriamo!

Non abbiate la pretesa di raggiungere manualmente le velocità di rotazione di uno smielatore motorizzato, queste si aggirano intorno ai 400 giri al minuto, difficilmente raggiungibili da noi esseri umani.

Ricordiamoci inoltre di non far salire troppo il livello del miele sul fondo perché oltre a bloccare i telaini nella rotazione, questo può venire a contatto con le parti mobili lubrificate con del grasso andando a compromettere la nostra amata produzione.

A mano a mano che il nostro miele uscirà dallo smielatore lo raccogliamo in un contenitore per alimenti e lo filtriamo con uno o più filtri a maglie sempre più fini (in genere ne bastano due), per farlo scolare nel nostro maturatore (decantatore), che può anche essere un secchio apposito in caso di piccole quantità.

In questo modo avremmo rimosso tutti i detriti, cera per la maggior parte, e reso il nostro miele più pulito possibile.
La fase della filtrazione spesso è quella che rallenta tutto il processo perché via via che i filtri fanno il loro lavoro raccolgono particelle solide che tapperanno le maglie; la vostra pazienza vi sarà grata se riuscirete ad avere a disposizione un doppione dei filtri così da poterli sostituire e pulire mentre gli altri stanno lavorando.

Una volta filtrato, il miele dovrà decantare nel maturatore, ben chiuso e conservato in una stanza asciutta e fresca, per un periodo che solitamente si aggira intorno ai dieci/quindici giorni, così da permettere alle particelle rimaste e alle bolle d’aria di salire in superficie essendo più leggere.

Questa schiuma superficiale potrà essere raccolta e mangiata tranquillamente, ci sarà solo un po’ di cera ma principalmente è un’emulsione di miele e aria che qualcuno apprezza molto…

L’ultima fase della smielatura è l’invasettamento. La dimensione dei vasetti la decidete voi in base a gusti ed esigenze; quelli in vendita preso i negozi specializzati non hanno necessità di essere lavati o sterilizzati, possono essere usati così come sono purché prestiamo attenzione nel maneggiarli.

Questo è il momento nel quale stiamo pianificando i vari regali di Natale e immaginando i sorrisi dei nostri amici e parenti nel ricevere il frutto dei nostri sforzi e della vita delle api. Un momento impagabile che ci regalerà un prodotto unico e irripetibile, oltre ad una grande soddisfazione per il risultato raggiunto.

Ma dei telaini sporchi di miele cosa ce ne facciamo?
Sarà impossibile togliere tutto il miele dai telai, ne rimarrà sempre un velo sottilissimo adeso alle pareti di cera. Rimettiamo i telaini nei melari e riportiamoli dalle api, ci penseranno loro in pochissimo tempo a ripulire completamente tutto il miele presente e ci faranno trovare i melari pronti a nuove produzioni.

Luca Baldini