L’autunno ha favorito il recupero delle scorte, ma non ha ancora compensato la debolezza di molte colonie. Questo è il quadro che emerge dalle tue osservazioni, da riferire alla situazione di metà ottobre 2026, con differenze anche importanti tra apiari e territori.

Dal punto di vista climatico, l’estate ha lasciato un’eredità impegnativa. Secondo il LaMMA, il bimestre giugno-luglio ha registrato una temperatura media regionale di 25,6 °C, seconda soltanto al 2003 nella serie considerata; a Firenze sono state registrate 27 giornate oltre 36 °C. Sono dati riferiti al bimestre, non al bilancio definitivo dell’intera estate, ma documentano la persistenza del caldo che ha accompagnato una fase delicata per le colonie (Lamma).

Anche l’inizio dell’autunno ha mantenuto caratteristiche estive. Come esempio locale, la stazione MeteoProject di Firenze ha misurato massime di 36,8 °C il 6 settembre, ancora intorno ai 30 °C alla fine del mese. Questi valori descrivono il sito di misura e non possono essere estesi automaticamente all’intera Toscana ma sicuramente fanno capire l’andamento climato di questo anno.

In Toscana, l’avvio dell’autunno ha alternato giornate ancora calde a passaggi piovosi, con condizioni diverse da zona a zona. Le precipitazioni hanno interrotto i periodi asciutti, lasciando anche finestre favorevoli al volo e alla raccolta. Il loro contributo alle fioriture e alle risorse disponibili per le api va quindi valutato in relazione alle caratteristiche dei singoli territori.

Sul versante apistico, nelle situazioni che descrivi, caldo estivo e pressione della varroa hanno accompagnato un ingresso in autunno con popolazioni ridotte e scorte insufficienti. La nutrizione di sostegno è stata quindi necessaria per superare la fase di carenza e mantenere le colonie nelle condizioni di sfruttare le risorse successive.

Le fioriture di edera e inula, dove presenti e produttive, hanno poi permesso un’importazione significativa di nettare e polline. Anche famiglie relativamente piccole hanno potuto ricostituire una buona dotazione di scorte. Il miglioramento alimentare, tuttavia, non equivale automaticamente a un recupero della popolazione: un alveare ben provvisto di miele può essere ancora fragile se dispone di poche api invernali sane e longeve. Il danno da varroa durante lo sviluppo delle api destinate allo svernamento può comprometterne proprio queste caratteristiche.

 

Le ridotte consistenze delle famiglie implicano spesso che la deposizione prosegua con conseguente maggior consumo delle risorse disponibili. La persistenza della covata consente inoltre alla varroa di continuare a riprodursi e mantenere una parte degli acari protetta nelle celle opercolate, complicando gli interventi che richiedono assenza di covata.

Le operazioni da impostare adesso sono quindi:

  • Valutare la forza effettiva di ogni famiglia: api che coprono i favi, quantità e qualità della covata, presenza e funzionalità della regina.
  • Individuare le colonie da riunire, dopo aver chiarito le cause della debolezza e verificato lo stato sanitario. La riunione non risolve da sola un problema di infestazione.
  • Controllare quantità e posizione delle scorte, verificando che siano accessibili alla popolazione presente e integrando dove necessario.
  • Misurare l’infestazione da varroa, senza considerare il trattamento estivo una garanzia sufficiente della situazione attuale.
  • Programmare i trattamenti autunno-invernali sulla reale presenza di covata e sul livello d’infestazione, anticipando l’intervento quando necessario e scegliendo modalità compatibili con le condizioni della colonia e le indicazioni del farmaco. Un’infestazione elevata non va lasciata progredire nell’attesa di una data prestabilita.