ape polline2Meteo e fioriture
Sta finendo un’estate con massime di 2-3 gradi sopra la media e minime 1-2 gradi sopra media rispetto al periodo al ventennio 1994-2014 (Centro meteo Toscano).
E’ stato quindi un agosto caldo con ondate di calore molto intense; a giugno il repentino innalzamento delle temperature (con valori record mai raggiunti prima nello stesso periodo in una decina di stazioni del CFR) ha letteralmente bruciato le fioriture di tiglio e castagno.

Per quanto riguarda le precipitazioni in linea di massima i mm di pioggia estiva caduti in Toscana sono stati in media, questo dato però può trarre in inganno poiché vi è stato un giugno molto secco seguito un luglio più piovoso ma solo grazie ad un peggioramento intenso nell’ultima decade dove praticamente è caduta gran parte della pioggia estiva. Si è quindi venuto a creare una ampia finestra di caldo intenso e aridità proprio nel periodo in cui molte fioriture, in condizioni normali, avrebbero potuto fornire nettare in seguito a qualche millimetro di pioggia..
Inoltre i giorni effettivi di pioggia sono stati quasi ovunque nettamente inferiori alla media, spesso del 40-50% in meno.

Ciò significa che la poggia caduta si è concentrata in pochi giorni dando origine a bombe d’acqua da cui le piante non possono ricavare il sufficiente apporto idrico fondamentale per il loro sviluppo e per la produzione di nettare. Da notare come tutto quello che poteva andare storto si è verificato; dopo il freddo primaverile l’estate è stata improvvisa con piogge concentrate e picchi di caldo in concomitanza di importanti fioriture, incessanti venti dai quadranti nord orientali che hanno fatto crollare l’umidità impedendo totalmente la produzione del nettare.

Il mese di settembre al contrario è iniziato con minime in costante diminuzione e temporali sparsi; un periodo piuttosto instabile dal punto di vista meteo e ciò è sicuramente è preferibile rispetto a ciò che è avvenuto in estate.

Le precipitazioni sparse hanno in piccola parte favorito le fioriture di campo del periodo tardo estivo (erba medica, mentuccia, lavanda, trifogli), non si tratta certo di fonti produttive ma hanno aiutato le famiglie a stimolare la covata dopo i trattamenti.
Le fioriture importanti del periodo, edera e inula, sono alle porte: l’edera è in piena fioritura sopra i 400 metri (come molte specie a fioritura autunnale sboccia prima in quota) mentre l’inula pare indietro rispetto allo scorso anno.

Il miele di edera, data la veloce cristallizzazione nel favo, viene raccolto da pochi apicoltori ma date le scarsissime produzioni del 2019 è possibile che qualche azienda in più provi a cimentarsi nella produzione di questo monoflora.

Suggeriamo per i molti apicoltori che si trovano a gestire apiari quasi senza scorte all’inizio della fioritura dell’edera di considerare che questo miele cristallizza nei favi e dunque richiede uno sforzo supplementare alle api svernanti per essere consumato. A tal proposito risulterà utile valutare la possibilità di nutrire le colonie preventivamente con sciroppo con alto tenore di fruttosio per permettere alle api di stoccare scorte che cristallizzano meno oppure stringere i nidi e organizzarsi per controlli invernali mirati sullo stato delle scorte e l’andamento dei consumi.

Produzioni
Come già ampiamente evidenziato dai report precedenti siamo di fronte ad una stagione terribile per gli apicoltori toscani. Il raccolto di miele è diminuito di quasi l’80% rispetto allo scorso anno, praticamente azzerate le produzioni di alcuni importanti monoflora come melata e tiglio, ai minimi storici le produzioni di acacia e millefiori raccolto sono in alcune zone nel mese di giugno.

Il castagno è probabilmente la fioritura che nel complesso ha reso di più, ma siamo comunque lontani a raccolti sufficienti. Nello scorso report abbiamo segnalato zone con produzioni che arrivavano a 15-20 kg, continuando a raccogliere dati dai produttori questo valore rappresenta più un’eccezzione che una regola. Le stazioni che hanno reso maggiormente hanno medie di miele di castagno per arnia di circa 10kg con punte sporadiche di 15kg, valori che tendono a scendere man mano che percorriamo l’Appennino verso sud.

Anche il miele di girasole, uno degli ultimi mieli monoflora che vengono prodotti, ha avuto rese molto basse: 3-4 kg e solo nelle (poche) zone in cui venivano seminate cultivar nettarifere.

Si tratta probabilmente di una delle stagioni peggiori di sempre se non la peggiore. Il fenomeno che più preoccupa, segnalato da Arpat al “Fatto quotidiano“, è come negli ultimi 10 anni le medie produttive si stiano costantemente livellando verso il basso. Il 2018, anno con produzioni discrete, appare sempre più come un’eccezione anziché la norma.
Ancora più preoccupante è l’accelerazione del peggioramento negli ultimi 5 anni: il 2017 era stato nominato come il peggior anno degli ultimi 36, questo 2019 probabilmente è addirittura peggiore.

Stato delle famiglie
Con una stagione altamente povera di nettare è facile intuire come adesso molte colonie si stiano affacciando all’inverno con una grave carenza di scorte ed anche con un numero esiguo di api a causa di deposizioni intermittenti sempre a causa dei problemi sopra elencati.

È stata segnalata in molti areali una decisa interruzione della covata nel periodo dell’ultima decade di agosto, fattore molto negativo poichè sottopone a ulteriore stress le api che dopo i trattamenti devono attendere (se ce la fanno) per un periodo più lungo il rinnovo delle api accentuando la contrazione numerica delle famiglie.

Secondo i rilevamenti effettuati da Unaapi, nonostante si siano verificati meno cicli di covata, il livello di infestazione di varroa è risultato molto elevato.
Ci sono molte aziende che in seguito ai trattamenti estivi sono state costrette a nutrire nuovamente gli alveari. In linea generale nelle zone in quota più fresche esposte poco ai venti è stato meno necessario intervenire con la nutrizione nel periodo estivo.
La mortalità delle regine allo sgabbio è stata contenuta, si è tuttavia osservato una cattiva riaccettazione e una bassa qualità delle regine dell’anno fecondate in estate.