Congresso AAPI 2024 – i temi trattati

Si è da poco concluso il convegno degli apicoltori professionisti Aapi che da 38 anni rappresenta un momento di formazione fondamentale per le aziende e tutto il settore apistico.
Ripercorriamo brevemente i tanti temi affrontati prima di parlarvene in maniera più approfondita nel prossimo incontro online con i tecnici mercoledì 21 febbraio.

Mercoledì 31 gennaio i lavori del giorno si sono incentrati sui progetti della rete di tecnici franco italica. Sono stati presentati i risultati del progetto Innov’api e i nuovi dati sugli studi condotti per Apin’verno. Importanti i dettagli emersi sul rapporto ape-virus-invernamento in relazione alle pratiche apistiche da effettuarsi durante la stagione fredda.
Altrettanto interessante il focus sull’impiego del pintest, strumento comparativo all’interno di un apiario o gruppo di alveari, per poter determinare l’efficacia del comportamento igienico di una colonia nei confronti di una covata compromessa.
Pin test che ha anticipato i lavori del pomeriggio su: ecologia e relazione ape-varroa e uno sguardo all’apicoltura internazionale con le esperienze di aziende apistiche di Angola e Australia.

La giornata del primo febbraio è stata dedicata a tematiche di politica apistica e ai rapporti tra associazioni di settore e politiche agricole comunitarie. Si è rilevata una giornata importante per comprendere come le nostre associazioni regionali, nazionali ed europee, beelife in primis, si muovono in ambito politico per intervenire sulle normative che influenzano il nostro settore. Data l’attuale situazione in cui verte il mercato del miele è stato richiesto un intervento per comprendere certe dinamiche che stanno pesantemente condizionando il nostro settore. Entreremo più in dettaglio sulle dinamiche di mercato nel prossimo “tecnici in diretta”.

Tra le misure da adottare per arginare questo mercato compromesso da adulterazioni è necessario disporre di laboratori e protocolli complessi ed una fitta rete di rilevazioni ed analisi per poter intervenire in maniera concreta. Solo dopo aver predisposto ciò sarà possibile ambire ad avere una normativa più cautelativa verso la produzione di miele di qualità. Appare ovvio come queste esigenze, purtroppo, non possono essere assolte prima di alcuni anni.
Unaapi si è spesa nel cercare di ottenere un sostegno per l’acquisto di nutrizione per le colonie necessaria durante i trattamenti acaricidi. A livello ministeriale pare ci siano buone possibilità che questo obbiettivo possa essere raggiunto sostenendo così l’apicoltore in un delicato momento di gestione degli alveari.
Altre iniziative mirate per la compensazione del mancato reddito mirano alla possibilità di stipulare polizze per tutelare la mancata produzione, nel corso del pomeriggio sono state raccontate le esperienze del primo anno.

La mattinata del terzo giorno è stata dedicata all’allevamento e selezione di api regine e alla normativa apistica.
L’apicoltore del Lussemburgo Paul Jungels ha riassunto i sui 40 anni di esperienze finalizzati alla selezione di api regine buckfast resistenti alla varroa. Il suo lavoro è stato possibile grazie alla cooperazione di tanti apicoltori che hanno creduto al progetto e lo hanno portato avanti fino ad ottenere api con elevata tendenza all’igienicità. Nel concreto alcune linee non necessitano più i 2 trattamenti acaricidi mantenendo comunque la produttività.
Anche in Italia esistono progetti di selezione altrettanto importanti come il progetto Sesamelc presentato dal presidente di Aissa Elio Bonfanti. Il progetto prevede la realizzazione nel territorio nazionale di zone di fecondazione controllata (ADA) negli areali di ligustica e carnica. In queste stazioni controllate gli apicoltori possono portare i propri nuclei di fecondazione per fecondare le regine con fuchi certificati e selezionati per genetica e morfometrica.
Nella seconda parte della mattinata si è parlato di normativa con particolare attenzione alle problematiche derivate del nuovo manuale operativo dell’anagrafe apistica. Il dott. Vanni Floris e Montemurro hanno sviscerato il lavoro di Unaapi per rivedere le modifiche apportate al nuovo manuale che a causa dell’aggravio di richieste impensabili sul lato pratico rischia di complicare infinitamente il lavoro degli apicoltori.
Successivamente Etienne Bruneau (in foto), vice presidente del gruppo miele del Copa-Cogeca si è focalizzato nell’analizzare le problematiche di produzione legate ai cambiamenti climatici, più volte abbiamo affrontato la questione durante i nostri incontri online e nel prossimo nostro appuntamento di febbraio riassumeremo i punti importanti di questo intervento.
Le altre probatiche di settore, e possibile strategie di resistenza, sono state riassunte da Francesco Panella nella successiva presentazione.
Per poter avere maggiore capacità di intervento per far fronte ai cambiamenti climatici Ravelli ha illustrato i primi dati di un sistema previsionale per la produzione del miele mentre gli ultimi argomenti della giornata hanno riguardato le tecniche apistiche impiegabili per far fronte alle problematiche emerse in precedenza grazie a: spunti di gestione del miele (spesso umido) e disposizione degli alveari dal punto di vista della coibentazione.

Ultimo giorno di congresso riservato alle prove di campo del CRT – Centro di Riferimento Tecnico per l’Apicoltura: Patologie Apistiche (CRTPAU). Da anni il CRT rappresenta un’importante occasione di confronto e di scambio, ma anche di coordinamento di quanti si occupano di sanità degli alveari all’interno delle organizzazioni Associate ad Unaapi. La varroa è tristemente la prima protagonista dei progetti della rete; ma non potevano mancare interventi riguardanti le nuove avversità che da alcuni anni il settore sta cercando di contrastare: Vaspa velutina e Aethina tumida. Proprio sulla Vespa velutina Arpat si sta organizzando con una fitta rete di monitoraggio in cui tutti i soci possono dare una mano.

Dal convegno Aapi – l’andamento produttivo del miele 2023

Ogni anno in estate l’associazione apicoltori professionisti italiani Aapi si dà appuntamento per fare il punto su varie questioni di interesse apistico, e stimare i primi bilanci produttivi di miele.

Prima del giro di tavolo sulle produzioni il convegno si è aperto con le testimonianze degli apicoltori dell’Emilia Romagna sulle gravi perdite di apiari conseguenti ai fenomeni alluvionali dello scorso maggio. Arpat era presente all’evento e, grazie anche alle rilevazioni comunicate dall’Osservatorio Nazionale Miele, ha raccolto un quadro esaustivo (e negativo) su questa stagione 2023 che sta per concludersi.

Vediamo in seguito le produzioni, fino al mese di luglio, suddivise per regione e tipologia di miele

Acacia

Nel nord Italia abbiamo avuto rari picchi di produzione in Piemonte e Lombardia dove si sono raggiunti rispettivamente i 10 e 8kg ad alveare. Tuttavia tali dati restano più un’eccezione che una regola in quanto la maggior parte delle aziende ha fatto registrare su tutte le regioni del nord medie vicine allo zero.

Non va meglio al centro Italia dove spesso si è prodotto un’acacia non rispondente per colore troppo scuro e quindi venduta come millefiori. Nel Lazio si sono misurati rari picchi produttivi sopra i 10kg ad alveare ma anche in questa regione, come in Toscana, la maggior parte delle aziende non sono riuscite a produrre miele di acacia.

Nel sud Italia è andata addirittura peggio con il poco miele prodotto spesso lasciato alle api e con picchi produttivi che in nessun caso arrivano a 5kg ad alveare.

In definitiva la produzione di miele di acacia 2023 è stata disastrosa al pari, se non peggio, del 2021. Le cause da ricondurre al mancato raccolto sono principalmente di carattere climatico: in primo luogo la siccità del 2022 ha mantenuto le piante in stress, poi la fioritura è stata danneggiata dalle gelate tardive di inizio aprile e infine il perdurare delle precipitazioni a maggio e giugno non hanno permesso la raccolta dei pochi fiori rimasti.  

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Agrumi

Importante monoflora del sud Italia, ha deluso le aspettative per cause climatiche analoghe a quanto accaduto per l’acacia. Le medie registrate vedono in Puglia le produzioni migliori con medie sopra il melario a seguire la Basilicata e il nord della Calabria con medie sui 10-12kg ad alveare; molto peggio nel resto delle regioni.

Sulla

La fioritura di sulla cade in concomitanza con quella dell’acacia ma rispetto a quest’ultima ha un periodo di fioritura più esteso con fiori più resistenti alle intemperie. Per queste ragioni le produzioni sono state migliori con punte di 20kg ad alveare in Toscana, anche se non sempre riconducibili ad un monoflora di sulla in purezza.

Nelle altre regioni registriamo produzioni eterogenee e altalenanti che, volendo estrapolare una media, si attestano a circa 10-15kg ad alveare.

Tiglio

La fioritura di tiglio di pianura si è verificata in seguito alla mancata produzione di acacia con colonie che spesso avevano una grave carenza di scorte. Per tali ragioni molte aziende hanno preferito lasciare il nettare di tiglio agli alveari o smielarlo in un secondo momento producendo millefiori grazie all’arrivo di altre fonti nettarifere. In Toscana, in particolare in provincia di Firenze, e in parte del Lazio si sono viste produzioni (comunque appena sufficienti) e spesso legate a situazioni eterogenee e interventi di nutrizione per tenere le colonie in forze.

Castagno

Il castagno negli areali vocati di tutta la nazione ha medie che oscillano intorno al melario anche se, dalle segnalazioni registrate, pare vi siano state rese maggiori in montagna soprattutto in Lombardia e Piemonte. Anche in Toscana le produzioni migliori si registrano in quota e spesso accompagnate da una buona produzione di polline.

Altri monoflora

A causa delle avverse condizioni climatiche la produzione di miele monoflora primaverile (erica, tarassaco, pero, colza, asfodelo) risulta molto scarsa.

Meglio nella seconda parte di stagione dove sono stati raccolti i seguenti monoflora:

Ailanto: nell’areale limitrofo a Roma 10 kg/alveare;

Cardo: in Sardegna con raccolti scarsi di circa 5-6 kg/alveare;

Coriandolo: registra produzioni molto eterogenee con buone rese solo in Molise mentre nelle altre regioni vocate si registrano i seguenti valori: Puglia medie dimezzate, Marche: 2-6 kg/alveare, Emilia Romagna: 3-8 kg/alveare.

Rododendro: buone produzioni 15-20 kg/alveare Piemonte, Lombardia, Trentino

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Millefiori

È stato prodotto del millefiori primaverile negli areali in cui i vari monoflora sono stati “declassati” a millefiori (vedi acacia e sulla), tuttavia le condizioni meteo non ne hanno favorito una buona raccolta.

Meglio le produzioni di millefiori estivo a partire dalla seconda metà del mese di giugno, dove è stato possibile ottenere discreti raccolti in alcune zone del Centro e del Sud specialmente su piante erbacee il cui sviluppo è stato favorito dalle piogge dei mesi precedenti. La Maremma, ad esempio, ha complessivamente beneficiato delle numerose precipitazioni per le produzioni di millefiori a prevalenza di trifoglio.

Bene anche le produzioni di Millefiori Alta Montagna delle Alpi grazie alle alte temperature: 28-15kg/alveare in Trentino, 13 kg/alveare in Friuli, 25 kg/alveare in Piemonte.

Conclusioni

Senza i nettari primaverili, ed in particolare l’acacia, la stagione 2023 non può che risultare negativa.

Sebbene in estate le condizioni climatiche non siano risultate avverse, buona parte delle colonie non sono state in gradi di sfruttare appieno le fioriture e quindi, anche nella seconda parte di stagione le medie produttive non risultano soddisfacenti.

Purtroppo questo 2023 risulta molto simile al 2021 anno ricordato come il peggiore degli ultimi 50 anni… è forse questa la normalità a cui saremo costretti ad abituarci?

La didattica in apiario – piccoli consigli ed esperienze

In seguito alle richieste dei propri soci Arpat, lo scorso 21 giugno, ha organizzato un seminario sulla didattica per l’azienda apistica curato da Livilla Maggi  tecnica dell’Associazione  Apilombardia.

Trasmettere e raccontare la propria professione attraverso iniziative di condivisione, come appunto la didattica, può di fatto rappresentare una risorsa per valorizzare i propri prodotti, aumentare il bacino dei clienti e, non ultimo, avere un reddito diretto da tali iniziative.

Lo scopo del corso è stato  in primo luogo sottolineare che per proporre l’attività di  didattica in apicoltura sia importantissima la formazione, con la consapevolezza che si tratta di un lavoro ben diverso dalla professione di apicoltore e che prende tempo ed energie in momenti dell’anno in cui è necessaria la massima concentrazione anche sulle api. 

Livilla Maggi ci ha illustrato inoltre alcune sue esperienze dirette attraverso esempi di attività con cui coinvolgere il visitatore attraverso le api e il più semplice impiego di pannelli e materiale informativo.
A prescindere dalla struttura che vorrete dare alla vostra attività il primo passo da intraprendere consiste nell’autoformazione: per allevare le api abbiamo speso ore per leggere libri, partecipare a corsi e seminari e abbiamo seguito il lavoro dei più esperti… la didattica non fa eccezione, si deve quindi seguire lo stesso scrupoloso percorso formativo.

Solo quando avremo delineato l’attività e ci sentiremo  in grado di trasmetterla potremo concentrarci sulla sua organizzazione considerando molti fattori dei quali ve ne citiamo alcuni:

  • il gruppo di persone a cui voglio destinare l’attività (bambini, adulti, turisti, misto…ecc);
  • che informazioni intendo fornire e cosa ritengo che desiderino i visitatori;
  • se possibile confronto con i visitatori prima (nel caso si intraprenda un percorso con le scuole, ad esempio, è fondamentale parlare con gli insegnanti per definire come svolgere la visita);
  • se i mezzi (anche pullman) possono arrivare nel luogo adibito all’evento;
  • organizzare il materiale con cui si intende interagire (miele, api, arnie, poster informativi…)
  • prevedere possibili incidenti ed essere attrezzati per un primo soccorso e, se si intende portare i visitatori sulle api, eventualmente far firmare un documento di scarico di responsabilità.

Attraverso il materiale didattico e le attività pratiche si creerà l’esperienza e se saremo bravi nel comunicare la nostra passione sicuramente avremo un riscontro positivo, persone informate sull’importanza delle api e…nuovi clienti.

Il seminario è stato in fine arricchito dall’interessante intervento di Marina Vannini, apicoltrice associata e tecnica Arpat.

L’azienda di Marina, divisa tra i terreni a Prato e i locali per la smielatura vicino Vernio, produce principalmente miele e da quest’anno, grazie anche al suo titolo di studio e all’esperienza maturata portando le api nelle scuole con Arpat, ha incluso la didattica tra le attività aziendali.

“Le difficolta maggiori per iniziare” ha affermato Marina “risiedono principalmente nella burocrazia e nel trovare personale preparato per normare l’attività. Arpat e le altre associazioni di categoria hanno aiutato ma mettere a regime gli spazi, i bagni e ottenere l’idoneità delle strutture già in essere si è rilevato un procedimento lungo e tortuoso. Io e, soprattutto il mio geometra, abbiamo dovuto studiare a fondo la normativa per non incappare in spiacevoli soprese una volta avviata l’attività”.

“Prima di iniziare a portare i visitatori in campo, ho fatto pratica con amici, colleghi e conoscenti per avere un primo feedback su come era strutturata la mia visita che ha circa una durata di un’ora e venti. Uso l’arnia didattica con cui mi sento più tranquilla e faccio vedere gli alveari a distanza di sicurezza”.

“Al momento mi baso sul passaparola e tengo un prezzo basso per le visite per garantire più visitatori e invogliarli nell’acquisto del miele, ma i prossimi passi consisteranno nell’ampliare l’attività alle scuole e nel rendere agibili per le attività anche i locale di smielatura”.

Fare didattica è un lavoro diverso rispetto all’attività apistica ma è indubbio che a noi apicoltori piace raccontare e trasemttere la passione per quello che facciamo e, indubbiamente, non ci scoraggiamo alle prime difficoltà.

Michele Valleri

Scadenza attivazione assicurazione alveari

Ricordiamo a tutti i soci che sono interessati alla polizza assicurativa RCT per gli alveari e che ancora non l’hanno attivata, che la scadenza è il 31 luglio p.v. 

Clicca qui per accedere al modulo di iscrizione e a tutte le informazioni per stipulare la polizza.

Partecipa al questionario Coloss

Negli ultimi anni molti apicoltori dell’emisfero settentrionale assistono ogni anno alla morte di un numero elevato delle loro colonie di api mellifere. Queste morti minacciano la sicurezza alimentare globale poiché l’ape mellifera, così come numerose altre specie di insetti, fornisce un importante servizio di impollinazione all’agricoltura.

Attraverso il progetto Coloss per il monitoraggio delle perdite di colonie e BEEBOOK, si riesce a raccogliere dati su questi decessi al fine di fornire informazioni e consigli appropriati alle parti interessate, compresi i responsabili politici del governo.

Attualmente ci sono grandi lacune nella conoscenza del motivo per cui le colonie stanno morendo a un livello così allarmante.

Parassiti che si sono introdotti sono visti come particolarmente devastanti, L’acaro Varroa destructor, ad esempio, è probabilmente uno dei protagonisti. Non solo il parassita si nutre del sangue delle api, ma debilita anche il sistema immunitario e trasporta una serie di virus che possono causare ulteriori danni. Sebbene esistano varie strategie che abbassano l’ infestazione del parassita, finora nessuna è stata sostenibile.

Anche i cambiamenti ambientali dovuti all’uso del suolo possono influenzare la salute delle api mellifere.

La nutrizione gioca un ruolo importante per la resistenza alle malattie, ma la diversità delle fonti alimentari floreali per le api da miele è in declino nei paesaggi agricoli. Inoltre, l’influenza dei prodotti chimici per l’agricoltura e dell’inquinamento è stata dimostrata nelle singole api mellifere, ma il modo in cui influenzano la colonia rimane poco compreso.

Inoltre, la gestione delle colonie può influenzare notevolmente il processo di adattamento naturale all’ambiente. Gli sforzi di allevamento passati si sono concentrati sulla produzione e sul temperamento del miele; tuttavia, sono urgentemente necessari nuovi programmi per allevare animali resistenti alle malattie, preservando cosi il loro futuro,

A causa della miriade di fattori che influenzano la salute delle api da miele a livello internazionale, il mezzo più efficace per migliorare il benessere delle api è adottare un approccio internazionale e coordinato, e così è nato COLOSS.

Pertanto anche ARPAT ha aderito al progetto senza riserve, ed insieme ad UNAAPI, promuove il progetto con orgoglio e forza.

I questionari sono compilabili online ai seguente link:

Questionario COLOSS mortalità delle colonie

Questionario sulla nutrizione

Sito coloss

Incontro territoriale Pisa

Incontro territoriale

PISA

Parleremo di:

  • Sciamatura e gestione della sciamatura
  • Stato di salute delle colonie
  • Aggiornamento meteo
  • Nutrizione

3 Maggio 2023
Ore 21:00

c/o Circolo unione del lavoro

Via Stradiola, 43 - Cascina

Alessandro 334 8399 100

L' incontro si svolge sempre il primo mercoledì di ogni mese

Miele di girasole: perché se ne produce poco? Le prime analisi

Il girasole è una pianta di notevole interesse per l’apicoltura toscana.
La produzione di miele di girasole, negli ultimi anni non ha più la resa produttiva di un tempo e molte aziende apistiche in estate preferiscono spostarsi su fioriture più sicure e con resa migliore.
Nel corso del convegno Arpat di Grosseto sono stati presentati i primi risultati di un lavoro mirato a comprendere le cause del drastico calo di produzione di miele di girasole.
Il numeroso team di ricerca è guidato da Daniele Alberoni, Chiara Braglia (Distal UNIBO) e Riccardo Favaro (Distal UNIBZ) e vede la collaborazione di Unaapi.
Le cause alla base di questo calo produttivo sono molteplici, solo per citare le più probabili:

produrre miele di girasole

Cambiamento climatico: principalmente alte temperature e siccità estiva

Stress delle colonie di api

Cultivar (varietà) di girasole meno nettarifere?

Impoverimento del suolo?

Stress delle piante dovuto a fattori esterni

Per cercare di dare una risposta alla mancata produzione di miele di girasole i ricercatori hanno effettuato un campionamento di piante e di api tra l’Emilia Romagna e le Marche al fine di valutare:

La morfologia dei fiori

Genetica del girasole ed in particolare l’espressione dei geni correlati alla produzione nettarifera

La morfologia e lo stato di salute delle api

La composizione del suolo

girasole

Differenze tra fiore ibrido e cultivar non ibrida

Sono stati confrontati i fiori di varietà non ibride (Peredovick) e Ibride (in particolare LST 907) per delineare le differenze nella grandezza del nettario e della corolla.

I fiori ibridi hanno un fiore più lungo rispetto alla varietà non ibrida che tuttavia può vantare di un nettario più sviluppato.

Questi decimi di millimetro in più nei fiori ibridi sono più che sufficienti a complicare le operazioni di bottinature alle api. Interessante notare come nelle Marche, a parità di cultivar, i nettari siano mediamente di dimensioni più sviluppate.

Anche l’espressione genica vede nelle varietà non ibride una maggior presenza di enzimi responsabili della produzione di nettare rispetto alle varietà ibride.   

Morfologia delle api

La difficoltà nel raggiungere il nettario è determinata sia dalla lunghezza del fiore sia dalla ligula delle api. Dai campionamenti dello studio emerge come le api delle Marche abbiano mediamente una ligula più lunga rispetto alle api dell’Emilia Romagna e ciò sicuramente può determinare un’aggravante sulle condizioni di raccolta del nettare in Emilia Romagna.

Una ligula più corta non favorisce una raccolta facilitata su varietà ibride che hanno uno stame più lungo.

 

Analisi dei microrganismi del suolo

La componente microbica (comunità di microrganismi) del suolo è determinante per garantire alla pianta una adeguata disponibilità di nutrienti per la crescita e il mantenimento del suo stato di salute.

È facilmente intuibile che una pianta cresciuta in un suolo con componente microbica insufficiente vada incontro a stress che in primo luogo andranno a inficiare la produzione di nettare.

Confrontando la componente microbica del suolo e delle diverse coltivazioni emerge come le varietà non ibride abbiano livelli di microbiota più numerose rispetto alle cultivar ibride. Inoltre, alcuni elementi del microbiota riscontrati nelle cultivar non ibride sono stati individuati anche nelle api a conferma di una maggior interazione pianta-impollinatore.

Analisi dei profumi

La ricerca ha inoltre analizzato le molecole volatili dei fiori di girasole responsabili della composizione degli odori.

Il diverso odore nella sua composizione molecolare, tra la cultivar non ibrida Peredovick e l’ibrido Lst è apparso evidente così come le piante trattate con microrganismi (in particolare Lactobacillus) delineano una componente olfattiva diversa.

Campionamento impollinatori

Infine è stato effettuato un campionamento mirato ad individuare le specie di impollinatori in visita nelle diverse tipologie di fiori. Dai primi esami pare che le cultivar ibridi ricevano in visita un maggior numero di api e impollinatori di altre specie.

Difficile attualmente comprendere il motivo (odore più attrattivo? Maggior tempo di permanenza sul fiore?…).

siccità

Naturalmente il lavoro dei ricercatori non si ferma qui e noi apicoltori siamo curiosi di conoscere gli esiti delle prove che verranno effettuate nel 2023.

Contributi europei per le aziende apistiche

Sono usciti i bandi per i contributi dell’Unione Europea per l’apicoltura, per l’annualità 2023 – Regolamento 2021/2115.

Tre sono le azioni dirette alle aziende apistiche. Vi invitiamo a visionare il bando competo quiPer ogni azione è necessario effettuare una specifica domanda di finanziamento.

I soci che intendono persentare la domanda tramite ARPAT devono inviare tutta la documentazione necessaria entro e non oltre venerdì 3 marzo p.v. a info@arpat.info.

Di seguito una sintesi:

BENEFICIARI: Apicoltori detentori di partita IVA per l’apicoltura, con sede legale nella Regione Toscana, in possesso del fascicolo elettronico ARTEA e in regola con l’anagrafe apistica. E, limitatamente all’Azione B4, apicoltori che praticano il nomadismo.

Per le condizioni di accesso vedere il paragrafo 2.2 e 2.2.1.

Azione B3: RIPOPOLAMENTO PATRIMONIO APISTICO

  1. Acquisto di sciami, nuclei e api regine con certificazione attestante l’appartenenza alla razza ligustica (Apis mellifera ligustica)
  2. Acquisto di materiale per la conduzione dell’azienda apistica da riproduzione

Qui l’elenco dettagliato del materiale acquistabile con relativi massimali di spesa

Azione B4: REALIZZAZIONE DELLA TRANSUMANZA

  1. Acquisto di arnie per l’esercizio del nomadismo
  2. Acquisto delle attrezzature e materiali vari per l’esercizio del nomadismo
  3. Noleggio o leasing di veicoli l’esercizio del nomadismo e/o acquisizione di servizi per le operazioni di trasporto

Qui l’elenco dettagliato del materiale acquistabile con relativi massimali di spesa

Azione B5: ACQUISTO DI ATTREZZATURE

  1. Acquisto di attrezzature e sistemi di gestione (hardware/software), anche per il miglioramento delle condizioni di lavoro, per la valorizzazione delle produzioni destinate al commercio
  2. Acquisti di macchine e attrezzature relativi a processi di estrazione, conservazione e confezionamento del miele e degli altri prodotti dell’alveare
  3. Materiali e attrezzature per il miglioramento delle condizioni di lavoro, dispositivi di protezione individuali (DPI).

Qui l’elenco dettagliato del materiale acquistabile con relativi massimali di spesa

CONTRIBUTI:

Per tutti i materiali finanziabili viene riconosciuto un contributo del 60% della spesa (IVA esclusa).

Il contributo minimo erogabile per ogni singola azione è di 1.800 €.

Il contributo massimo erogabile non può superare:

–        5.000 € per l’azione B3

–        24.000 € per l’azione B4

–        24.000 € per l’azione B5

I fondi messi a disposizione per il presente bando sono:

–        Azione B3: 90.000,00 €

–        Azione B4: 160.000,00 €

–        Azione B5: 250.000,00 €

Per un TOTALE di: 510.000,00 €

Per verificare il possesso dei requisiti di ammissibilità e di pagamento, la distribuzione del punteggio per la formazione della graduatoria unica regionale per ogni azione e per ulteriori dettagli si invita a consultare il bando completo cliccando qui.

Sul portale ARTEA è possibile presentare la domanda fino alle ore 24:00 del giorno mercoledì 15 marzo 2023.

Presso l’associazione i soci ARPAT possono ricevere tutta l’assistenza tecnica necessaria per la presentazione della domanda di contributo. Chi è interessato a partecipare ad una o più azioni tramite ARPAT è pregato di mettersi in contatto quanto prima con la segreteria, dati i tempi stretti per la presentazione della domanda iniziale.

ARPAT richiede un contributo la presentazione delle domande di contributo.

Tutta la documentazione per la compilazione della domanda da parte di ARPAT deve pervenire alla mail info@arpat.info entro e non oltre venerdì 3 marzo p.v.. 

Per ulteriori informazioni contattate la segreteria al numero 055 6533039 dal martedì al venerdì dalle 14:00 alle 18:00, oppure scrivete alla mail info@arpat.info oppure telefonate al numero 353 4195913.

Auguri da Arpat!

Arpat augura a tutti i suoi 1268 soci, un Buon Natale e un felice Anno Nuovo!
È stato un 2022 ricco di impegni che ha visto Arpat organizzare 58 incontri teorico pratici on line e sul territorio toscano.
Sono stati quasi 1700 i partecipanti agli eventi, chiaro segno dell’importanza e attualità delle tematiche affrontate.
Oltre al corso base di apicoltura abbiamo fornito aggiornamenti tecnici per le aziende professioniste già avviate, ciò grazie al lavoro dei tecnici Arpat e alla collaborazione di figure specializzate appartenenti alla rete Unaapi.
Inoltre le numerose iniziative nelle scuole e le attività di promozione del miele toscano hanno sottolineato, ancora una volta, l’importanza delle api per l’ambiente.
Il nostro impegno per il 2023 sarà ancora maggiore con importanti novità e collaborazioni che non vediamo l’ora di annunciarvi, per adesso vi auguriamo un Buon Natale e un felice Anno Nuovo!
Ci vediamo martedì 10 gennaio con la riapertura della nostra segreteria!