Premiazione del 40° Concorso Mieli Toscani “Andrea Terreni”

Sabato 13 dicembre 2025 si è svolta la premiazione del 40° Concorso Mieli Toscani “Andrea Terreni”, uno degli appuntamenti più importanti per l’apicoltura regionale, promosso da ARPAT – Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani, in collaborazione con gli Ambasciatori dei Mieli.

Il Concorso rappresenta da quarant’anni un momento di confronto tecnico, valorizzazione e crescita qualitativa per i produttori toscani, oltre a essere un’occasione di divulgazione verso il pubblico sul valore del miele e sulla professionalità degli apicoltori.

I dati del Concorso 2025

Nel 2025 hanno partecipato al Concorso 133 campioni di miele, suddivisi nelle seguenti categorie:

  • 68 Millefiori

  • 17 Castagno

  • 14 Melata

  • 11 Edera

  • 8 Acacia

  • 15 Monoflora vari (tiglio, ailanto, biancospino, corbezzolo, erica, lupinella, girasole, marruca, eucalipto)

Il millefiori si conferma la tipologia più rappresentata, a testimonianza della ricchezza ambientale del territorio toscano.

I criteri di premiazione

L’obiettivo del Concorso è la valorizzazione della qualità dei mieli toscani.

Nel 2025:

  • circa il 30% dei campioni è stato selezionato come “Miele Selezionato dalla Giuria per Qualità”;

  • il punteggio minimo richiesto era 80/100;

  • per accedere ai premi di categoria (1°, 2°, 3° posto) era necessario un punteggio minimo di 87/100;

  • ogni categoria doveva raggiungere un numero minimo di partecipanti.

Sono stati selezionati 40 campioni di eccellenza.

Le giurie di assaggio

Le valutazioni sono state effettuate da 13 assaggiatori dell’Albo Nazionale degli Esperti in Analisi Sensoriale del Miele.

Ogni giudice ha assaggiato tra i 40 e i 60 campioni, operando attraverso:

  • una giuria in presenza;

  • una giuria a distanza.

Questo ha permesso di gestire in modo efficiente l’elevato numero di campioni mantenendo alti standard di valutazione.

I mieli premiati – Edizione 2025

Categoria Millefiori

  • 1° classificato: Riccardo Sedicini

  • 2° classificato: Samuele Parricchi

  • 3° classificato: Soc. Agr. Apisticamente

Categoria Castagno

  • 1° classificato: Apicoltura Cangialosi Giulio

  • 2° classificato: Soc. Agr. L’Oasi del Miele di Marchetti S.S.

  • 3° classificato: Az. Agr. Api Dafe

Categoria Melata

  • 1° classificato: Az. Agr. Culturale Erbascintilla

  • 2° classificato: Az. Agr. Le Soiane di Manzoli V.

  • 3° classificato: Apicoltura Cangialosi Giulio

Categoria Acacia

  • 1° classificato: Az. Agr. Poggio dei Roti di R. Nutini

  • 2° classificato: Pietro, Gianni e Gabriele

  • 3° classificato: Marcello Nassi

Categoria Edera

  • 1° classificato: Az. Agr. Le Soiane di Manzoli V.

  • 2° classificato: Az. Agr. La BeeO Baita di A. Fietta

  • 3° classificato: Elena Gazzarri

Categoria Monoflora Vari

  • 1° classificato: Massimo Mancini – Corbezzolo

  • 2° classificato: Gian Matteo Paroli – Tiglio

Mieli distinti per l’alta qualità (fuori podio)
Categoria Acacia
  • Az. Agr. La BeeO Baita di Alice Fietta


Categoria Edera
  • Fulvio Ramerini

  • Pietro Gianni Gabriele


Categoria Melata
  • Gianluca Bittini


 

Categoria Millefiori
  • Apicoltura Feri Simone

  • L’Ape Viandante di Nicola Grillai

  • Leonardo Venturini

  • Francesco Baldini

  • Apicoltura Cangialosi Giulio

  • Bettini Loretta

  • Daniele Campinoti

  • Giovanni Verniani

  • Apicoltura Giannerini Juri

  • Alessandro Zeppi

  • Giacomo Gozzi

  • Ingerid Helene Bergesen

  • Jacopo Zecchi

  • Rosaria & Andrea Borgonetti

  • Elisa Mattioli

I mieli toscani autunnali: aromi e rarità di fine stagione

Continua il nostro viaggio tra i nettari che le api toscane incontrano con il passare delle stagioni. Dopo il susseguirsi delle abbondanti e variegate fioriture primaverili e dopo i raccolti estivi, l’autunno porta con sé un paesaggio più sobrio: le risorse disponibili sono meno numerose e i raccolti di miele più contenuti, ma non per questo meno preziosi. Le ultime fioriture dell’anno non hanno infatti soltanto un valore produttivo, ma possono essere fondamentali per la sopravvivenza della colonia, che accumula scorte per superare l’inverno e affacciarsi alla primavera successiva con nuova forza.

Andiamo dunque a scoprire alcune delle protagoniste del paesaggio autunnale toscano.

Edera (Hedera helix – Araliaceae)
Dietro la comunissima edera, rampicante sempreverde che tappezza muri, siepi e alberi, si nasconde una delle principali fioriture autunnali: sboccia proprio a settembre, senza quasi farsi notare, anche in ambienti ombrosi. È, in realtà, una delle produzioni più particolari, non solo per l’insolito periodo di fioritura, ma anche per le caratteristiche del miele che ne deriva.

Tanto è diffusa la pianta, tanto è raro il suo miele. Anche quando le condizioni meteorologiche lo consentono, solo raramente viene estratto, vuoi perché gli alveari non vengono predisposti per questo raccolto (assenza di melario), vuoi per le difficoltà che l’apicoltore incontra nell’estrazione e nella messa in commercio. La particolare composizione dell’edera vede infatti il glucosio avere decisamente la meglio tra gli zuccheri e, data la sua scarsa solubilità, provoca una cristallizzazione estremamente rapida. L‘apicoltore, che vuole prelevare i melari con il miele ancora liquido, non ha il tempo di attendere che tutto il melario sia opercolato e riempito, né di aspettare che abbia raggiunto la giusta umidità. Ne consegue che questo miele, anche dopo il raccolto, richieda una lavorazione ad hoc.

 

Il miele di edera si presenta quindi già cristallizzato, con un colore molto chiaro, bianco, dovuto ai numerosi cristalli di glucosio, che gli conferiscono questa tonalità. La cristallizzazione è finissima: i cristalli non sono percepibili al tatto e donano al miele una consistenza cremosa e quasi fondente, che regala una piacevole sensazione di freschezza.

L’odore e l’aroma sono caratteristici, intensi, pungenti, di sottobosco, muschio, legno verde, con una nota vagamente floreale. Il gusto non è amaro, ma nemmeno spiccatamente dolce. La sua cremosità lo rende ideale da spalmare sul pane della colazione, ma tra tutti i possibili usi consiglierei di gustare questa rarità così com’è, al naturale, semplicemente al cucchiaio.

inula

Inula (Inula viscosa – Compositae)
L’Inula è una pianta erbacea perenne, intensamente aromatica. I suoi fiori, giallo-arancioni e disposti a pannocchia, sbocciano da agosto a ottobre, offrendo alle api una preziosa risorsa autunnale. Cresce in ambienti vari, dai ruderi ai bordi dei torrenti, dalle spiagge agli incolti umidi, fino a 800 metri di altitudine. È comune in Toscana, soprattutto in Maremma, e si trova anche sulle isole dell’arcipelago toscano.

Ciò che sappiamo sulle caratteristiche organolettiche del miele di Inula è piuttosto sintetico: essendo un miele raro, se ne conoscono pochi dettagli e non è stato ancora condotto uno studio che permetta la stesura di una scheda di caratterizzazione ufficiale. Dai campioni osservati possiamo descriverlo come un miele chiaro, talvolta giallo, che cristallizza rapidamente. Odore e sapore sono di intensità debole o media, piacevoli e delicati. Questo lo rende un miele versatile nell’uso.

Corbezzolo (Arbutus unedo – Ericaceae)
Il corbezzolo, tipico elemento della macchia mediterranea, si riconosce per le foglie sempreverdi, i piccoli fiori bianchi e i caratteristici frutti rossi commestibili. L’offerta di nettare di questa pianta è generosa, tuttavia l’epoca di fioritura molto avanzata (novembre/dicembre) limita il raccolto alle zone dove l’attività delle api è possibile anche in autunno-inverno. In Toscana, le condizioni favorevoli si ritrovano soprattutto lungo la costa maremmana e nelle isole dell’arcipelago, dove talvolta si ottengono mieli uniflorali o comunque fortemente influenzati dal corbezzolo, nettare percepibile anche in quantità ridotte grazie al suo sapore intenso e inconfondibile.

Il colore è medio, ambrato nel miele liquido e nocciola, talvolta con sfumature verdi nel miele cristallizzato. L’odore è medio-forte, molto caratteristico, pungente: ricorda le erbe amare, le foglie verdi dell’edera, la linfa, il caffè bruciato. Al gusto sorprende per la sua forza: poco dolce, dominato da un amaro deciso che diventa la nota sensoriale principale, accompagnato da una leggera astringenza finale. È un miele persistente, unico, da abbinare con attenzione, pronti a restare stupiti dal miele dal gusto amaro.

Rosmarino (Rosmarinus officinalis – Labiateae)
Il rosmarino è una delle piante aromatiche più diffuse e riconoscibili del Mediterraneo: arbusto sempreverde, dalle foglie lineari e profumate e dai piccoli fiori azzurro-violacei. Oltre alla fioritura primaverile, infatti, questa pianta offre una seconda occasione di raccolto in autunno, particolarmente significativa nelle zone costiere e nelle isole dell’arcipelago toscano, dove le temperature più miti consentono alle colonie di bottinare anche in tarda stagione.

Al naso non è particolarmente intenso: può ricordare la violetta e la rosa, oppure il floreale di una saponetta profumata; presenta anche una nota caldo-fine, di mandorla, e un tocco aromatico. Infine, si può percepire una leggera nota di frutta fresca o vegetale. All’assaggio conferma la sua delicatezza: molto dolce, con un’armonia tra le sensazioni caldo-fini e l’aroma floreale.

I mieli autunnali, rari e complessi, offrono aromi e sapori unici, che ci scalderanno nei mesi freddi. Con l’arrivo dell’inverno, le colonie rallentano la loro attività e anche noi possiamo finalmente prenderci un momento di pausa, riposarci e goderci il raccolto, pronti in primavera a ricominciare il ciclo delle stagioni.

Tecnici in diretta extra 10 settembre: la cristallizzazione del Miele & l’apicoltore racconta il miele di edera

Mercoledì 10 settembre alle ore 21:00, torna l’appuntamento con Tecnici in Diretta EXTRA, il ciclo di incontri online dedicato ad approfondimenti tecnici e pratici per apicoltori professionisti e non.

In questa serata parleremo di cristallizzazione del miele, un fenomeno naturale spesso di difficile gestione, ma fondamentale per valorizzare e conservare al meglio il prodotto dell’alveare.

 

Lo faremo con Emily Mallaby, docente dell’Albo Nazionale degli Esperti in Analisi Sensoriale del Miele, che ci guiderà attraverso i seguenti temi:

  • Le variabili che influenzano la cristallizzazione

  • Le tecniche per favorire (o evitare) la cristallizzazione

  • I difetti legati a una gestione errata dei processi post-raccolta

A seguire, Michele Valleri, tecnico apistico ARPAT, porterà un contributo pratico dal campo con il racconto di esperienze dirette nella gestione del miele di edera, uno dei mieli autunnali più particolari e delicati produrre.

L’incontro e’ riservato ai soci che riceveranno una email con i link per accedere all’evento. 

Dal convegno a Gavorrano – miele di edera, il punto di vista delle aziende

11257689 10153277796864556 139762574 nIl miele di edera sta diventando un prodotto che, nel bene e nel male, coinvolge e impegna le aziende apistiche toscane.
L’abbandono delle operazioni selvicolturali di pulizia del sottobosco e l’allungamento delle stagioni con autunni sempre più miti, favoriscono le api alla raccolta di questo nettare tardivo che, a causa della sua alta concentrazione di glucosio, tende a cristallizzare nei telaini. Questa caratteristica lo rende un miele di difficile gestione poiché costringe l’apicoltore ad effettuare smielature frequenti estraendo un miele umido che deve quindi essere deumidificato per evitare la fermentazione.