Buon 2026 – Duccio Pradella

Cari socie e soci,

auguro a tutti voi un felice anno 2026.

In realtà, con molti di voi gli auguri ce li eravamo fatti già durante il nostro tradizionale convegno di fine anno, evento che ha avuto un’ottima partecipazione e che ha trattato interventi interessanti. In un momento di grossa difficoltà e incertezza sul futuro, è fondamentale il rapporto con le istituzioni: penso sia stato, oltre che importante, un vero onore trovarsi ancora una volta a parlare di api e apicoltura in una sede istituzionale, nel Salone delle Feste di Palazzo Bastogni, invitati dalla Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Stefania Saccardi.

Il settore apistico affronta ormai da diversi anni una serie di criticità che ne stanno compromettendo la sostenibilità economica e produttiva. Una fase di crisi profonda e strutturale, determinata dalla concomitanza di fattori ambientali, produttivi e di mercato, dalla quale si potrà uscire, a mio avviso, solo con l’aiuto e il supporto delle istituzioni.

Come sappiamo, le cause della crisi sono molteplici e interconnesse: la diffusione di parassiti e nuovi predatori, i cambiamenti climatici che determinano sovente condizioni estreme e scarsa disponibilità di nettare, l’uso/abuso di pesticidi, la diffusione di pratiche agricole intensive, la concorrenza di “miele” di dubbia origine e qualità. Sono tutti problemi che da anni si sommano e che, anche in annate tutto sommato positive dal punto di vista produttivo, non permettono, soprattutto alle aziende professionali, di guardare al futuro in modo positivo.

 

Dal punto di vista produttivo, il 2025 è stata sicuramente una stagione migliore rispetto alle ultime. Parlando con gli apicoltori, la risposta più frequente alla domanda “Com’è andata la stagione?” è stata: Un po’ di miele s’è fatto!”. Il 2025 è stata un’annata non soddisfacente per quanto riguarda la produzione di miele di Acacia, salvo in alcuni areali quali la Garfagnana e la Lunigiana. L’andamento climatico, caratterizzato da un clima umido, ha però consentito di avere un flusso di nettare abbastanza regolare nel corso della stagione. Nel 2025 non si sono avuti particolari picchi di produzione, ma raccolti abbastanza costanti che hanno favorito un buono stato di salute delle api ma, purtroppo, anche della varroa. Si sono rivisti alcuni mieli “pre-Acacia”, quali Ciliegio, Erica e Biancospino. Sulla, Tiglio, Castagno, Girasole e Millefiori sono stati prodotti non in quantità record ma discrete. La Melata, compresa quella di Abete, in alcune zone ha dato produzioni importanti. Grazie alle piogge estive e al clima favorevole, c’è stata un’ottima fine estate/inizio autunno, che ha consentito di produrre Edera, Corbezzolo e Rosmarino, ma soprattutto di invernare api con buone scorte, anche se rimane molta preoccupazione per la situazione varroa.

Il miele va prodotto ma anche venduto, e possibilmente a prezzi remunerativi per il produttore. In un momento di crisi economica e con il mercato invaso da miele estero di dubbia qualità, proposto a prezzi ridicoli, le aziende professionali italiane e toscane faticano a farsi riconoscere un prezzo di vendita adeguato. È difficile prevedere se e quanto l’applicazione della direttiva Breakfast*, il Sistema di Qualità Nazionale, potranno aiutarci a valorizzare le nostre produzioni. Preoccupano molto i recenti accordi stipulati dalla Comunità Europea con l’Ucraina e con il Sud America (Mercosur), che rischiano di favorire l’arrivo in Europa di enormi quantitativi di miele a prezzi bassissimi. In questo contesto, molte aziende sono o saranno costrette a ridimensionarsi o a cessare completamente l’attività. In Toscana si contano circa 8.000 apicoltori che gestiscono oltre 110.000 alveari; di questi, circa l’85% è rappresentato da apicoltori professionisti

Il comparto apistico costituisce un’eccellenza regionale, non solo per la qualità delle produzioni, ma anche per i benefici ambientali legati al ruolo fondamentale delle api nell’impollinazione. La perdita di imprese apistiche rappresenta una seria minaccia per la biodiversità e per i servizi ecosistemici. Questi sono concetti che Arpat ribadirà con forza al nuovo Assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Marras, nell’incontro previsto per l’11 febbraio p.v.

Bisogna riconoscere che la Regione Toscana ha dimostrato negli anni una costante attenzione verso le esigenze del settore apistico, come testimoniato in particolare da:

  • l’attivazione della SRA – ACA 18 all’interno del Complemento di programma sullo Sviluppo Rurale;

  • l’attivazione della misura di sostegno agli investimenti per l’alimentazione di soccorso degli alveari prevista dal Reg. (UE) 2021/2115;

  • il riconoscimento degli indennizzi per la calamità 202;

  • l’attuazione regionale del Piano di gestione nazionale del calabrone asiatico a zampe gialle, Vespa velutina.

In questo momento è quanto mai necessario continuare a sostenere il settore, implementando le risorse per non vedere scomparire un comparto che, anche se negli anni è cresciuto in professionalità, oggi si trova in fortissima difficoltà.

Il 2026 sarà anche un anno importante dal punto di vista associativo. Il 21 febbraio, a Montalcino, saremo chiamati a eleggere il nuovo Consiglio Direttivo.

Voglio ringraziare tutti i Consiglieri, i tecnici e i collaboratori che in questi anni hanno permesso di portare avanti le iniziative e di assistere i soci con grande professionalità.

Invito tutti a partecipare e a portare un contributo attivo alle scelte future di Arpat.

Confidando nella vostra partecipazione,

con stima,

Duccio Pradella

Gennaio: il mese in cui l’apicoltore guarda avanti

Gennaio è il mese delle giornate corte, fredde e spesso umide: il periodo in cui l’apicoltore può finalmente concedersi un po’ di respiro.
Ma dentro l’alveare — si spera — la vita continua: il glomere si compatta, si espande leggermente seguendo le variazioni termiche e, nelle annate più miti, la regina torna a deporre qualche uovo, sempre che abbia davvero interrotto la deposizione in dicembre.
È un equilibrio fragile, regolato da poche scorte e da piccoli cambiamenti di temperatura.

Per l’apicoltore, questo è il momento della visione: osservare senza disturbare, riflettere e soprattutto pianificare. Le decisioni prese ora condizionano la forza delle famiglie in marzo e, in fondo, il successo dell’intera stagione.
Un aspetto spesso sottovalutato è il fotoperiodo: a gennaio le ore di luce aumentano sensibilmente e questo, tanto quanto la temperatura, influisce sul comportamento delle api. Dicembre è il mese più inoperoso; con l’allungarsi delle giornate, invece, l’attività può riprendere già nelle zone più miti.

Valutare senza aprire

Le famiglie che “vanno bene” a gennaio sono spesso proprio quelle lasciate tranquille. Se non c’è una ragione precisa per intervenire, significa che tutto procede nel modo giusto. L’apicoltore osserva, prepara il materiale e attende l’arrivo di febbraio e marzo, quando inizieranno i lavori veri.

Senza aprire l’arnia, si può comunque “ascoltare” la colonia.

Controllo del peso

È il primo strumento utile: sollevando leggermente il retro dell’arnia o usando una dinamometrica, si confronta il peso con quello tipico di colonie ben fornite di scorte.
Ottima alleata è la bilancia da remoto: in stagione produttiva conviene sceglierne una leggermente sopra la media, per anticipare melari e smielature; in inverno, invece, è strategico monitorare una famiglia appena sotto la media, perché segnalerà in anticipo un eventuale esaurimento delle scorte.

Senza covata, una colonia consuma 60–80 g al giorno, quindi 10 kg di miele possono bastare per 2–3 mesi di freddo.
Con la ripresa della covata — ipotesi plausibile già a gennaio — i consumi possono raddoppiare.

Una bilancia che invia pesate giornaliere consente di individuare le flessioni improvvise, quasi sempre correlate alla ripresa della deposizione.
Ancora più utili sono le soglie di allarme, che avvisano quando la famiglia sentinella si avvicina al limite e permette interventi tempestivi.

Osservazione del volo

Nelle giornate miti si osservano i voli di purificazione: api che defecano regolarmente indicano buon metabolismo e assenza di Nosema.
L’assenza totale di volo, invece, può segnalare un problema.

Il vassoio diagnostico

I fondi dell’arnia parlano. A gennaio, più che in ogni altro mese, sono un vero strumento diagnostico:

  • scagliette di cera → il glomere si muove e consuma
  • opercoli di covata rosicchiati → presenza o ripresa del nido di covata
  • granelli di polline → stimolo alla ripresa della deposizione
  • propoli sbriciolata → manutenzione delle fessure interne da parte delle api

Sul fronte sanitario, una caduta naturale di varroa anche minima può indicare una pressione residua ancora significativa, perché a gennaio la covata è ridotta o assente.

Infine, muffe, umidità eccessiva, troppe api morte o escrementi sul fondo indicano stress della colonia o gestione non ottimale della ventilazione.

Osservare il vassoio è un gesto rapido, silenzioso, potentissimo. In un mese in cui ogni apertura sarebbe un rischio, diventa il miglior alleato dell’apicoltore.

Manutenzione e preparativi

L’inverno è la stagione dell’apicoltore, non delle api.
Gennaio è il momento ideale per:

  • pulire arnie, telaini e melari;
  • effettuare disinfezione con fiamma o soda;
  • preparare fogli cerei, meglio ora che i magazzini dei fornitori non sono ancora presi d’assalto;
  • costruire una scorta di telaini da nido, utilissima per i rinnovi di primavera.

Un’ora investita ora equivale a ore risparmiate quando la stagione entrerà nel vivo.

 

Pianificare la ripartenza

Ogni apiario ha il suo ritmo. In alcune zone d’Italia, salici e noccioli fioriscono già a fine gennaio; altrove l’inverno resta fermo fino a marzo.
Conoscere le fioriture precoci locali è la base di ogni programmazione: tenere un calendario apistico personale aiuta a capire, anno dopo anno, quando aspettarsi i primi segnali.

Gennaio è anche il momento di definire gli obiettivi della stagione: nuclei o miele? rinnovo regine o produzione?
Ogni scelta comporta un calendario diverso e prepararsi ora riduce errori e stress.

Se l’obiettivo è aumentare i nuclei

Pianificare la logistica è fondamentale:

  • avere arniette e portasciami pronti;
  • nutritori, candito e sciroppo già disponibili;
  • scorta di telaini costruiti e fogli cerei pronti;
  • disponibilità di regine allevate in azienda o prenotate da un apicoltore di fiducia.

Preparare tutto in inverno evita le corse dell’ultimo minuto.

Se l’obiettivo è produrre i primi mieli

Occorre individuare la fioritura di apertura del territorio: mandorlo, nocciolo, asfodelo, salici, aceri o essenze locali che, anche se non nettarifere, danno una forte spinta alle colonie e permettono di salire a melario.

Fondamentale avere:

  • melari e telaini pronti e costruiti;
  • l’attrezzatura di smielatura già programmata;
  • nutrizione già gestita in tempo utile (a gennaio, solo nutrizione di soccorso nelle colonie sottopeso).

Chi anticipa, vince: la prevenzione invernale conta più dei recuperi primaverili.
Un diario tecnico aiuta a individuare schemi ricorrenti e a prendere decisioni più consapevoli.

Conclusione

Gennaio non è un mese vuoto: è il mese della visione.
Le api riposano, l’apicoltore prepara.
Chi osserva con attenzione ora, sarà pronto a intervenire nel momento giusto, quando i primi voli di bottinatrici annunceranno la fine dell’inverno.
La primavera, per chi fa apicoltura, comincia sempre prima che arrivino i fiori.

Michele Valleri

Stagione apistica 2025 – cosa ha funzionato e cosa no

La stagione apistica 2025 in Toscana si è rivelata complessa ma ricca di spunti tecnici. Accanto a buoni risultati produttivi, soprattutto sui mieli estivi, sono emerse criticità alla gestione sanitaria e alla disponibilità di alcune fioriture storiche.

I 5 punti positivi della stagione 2025

  1. Ritorno della melata

Dopo alcune stagioni deludenti, nel 2025 si è tornati a osservare una produzione significativa di melata, con medie spesso superiori ai 20 kg per alveare, anche negli apiari stanziali. Un risultato non scontato, che ha inciso positivamente sui bilanci aziendali.

  1. Periodo produttivo estivo lungo

L’assenza di eventi climatici estremi prolungati ha consentito un ampio periodo produttivo estivo, favorendo continuità di bottinamento e una buona tenuta delle colonie.

  1. Autunno climaticamente favorevole

L’autunno 2025 si è distinto per presenza di fonti nettarifere e temperature miti, condizioni ideali per il proseguimento dell’attività delle api, per il rinnovo dei fogli cerei e per la preparazione delle famiglie all’invernamento.

  1. Assenza di gelate primaverili

La mancanza di gelate tardive ha ridotto i danni diretti alle colonie e alle fioriture, creando un contesto generalmente stabile dal punto di vista biologico.

  1. Gestione relativamente semplice di sciamatura e nutrizione

Primavere non particolarmente “esplosive” dal punto di vista nettarifero a causa di precipitazioni ripetute in aprile – maggio hanno reso più gestibile il controllo della sciamatura, riducendo interventi d’urgenza e perdite di api. Un inizio primavera favorevole, l’estate non torrida e un autunno ottimale hanno invece permesso pochi interventi di soccorso alle colonie con la nutrizione.

I 5 punti negativi della stagione 2025

  1. Assenza dei grandi monoflora toscani

Sebbene le produzioni di acacia siano state migliori rispetto ai 2 anni precedenti non si parla di un’annata eccezionale per questo monoflora. Anche il castagno, che al contrario negli ultimi anni ha goduto d’una certa stabilità produttiva non ha fatto registrare medie importanti. Sono quindi mancati in parte due pilastri storici della produzione regionale e ciò comporta forti ripercussioni sulla tipicità e sulla diversificazione dell’offerta.

  1. Andamento meteorologico irregolare in primavera

Il mese di maggio piovoso ha limitato l’attività di bottinamento nei momenti chiave per l’acacia, penalizzando le produzioni.

  1. Caldo precoce a inizio estate

Analogamente con il maltempo a primavera il meteo sfavorevole caratterizzato dalle alte temperature è coinciso con una fioritura importante come quella del castagno.

  1. Criticità nella gestione della varroa

L’assenza di un vero blocco di covata nell’inverno precedente, una febbre sciamatoria contenuta a primavera e un’estate produttiva hanno portando alti livelli di infestazione casi di morie estive e autunnali, confermando come estati favorevoli dal punto di vista climatico lo siano anche per la varroa.

  1. Inverno caldo e consumo delle scorte

L’inverno mite, smorzato solo ad inizio gennaio ha spesso vanificato parte delle scorte accumulate in autunno.

Cosa abbiamo imparato dalla stagione 2025 in vista della prossima

La stagione apistica 2025 ha confermato che l’apicoltura toscana sta entrando in una fase di adattamento strutturale. La primavera perde progressivamente il ruolo di fulcro produttivo: le grandi produzioni primaverili, come l’acacia, diventano sempre più episodiche e legate a finestre meteo molto ristrette, mentre cresce l’importanza delle produzioni estive e tardive.

Primavere piovose e miti possono limitare il bottinamento precoce ma favoriscono lo sviluppo di colonie forti, capaci di esprimere un buon potenziale produttivo più avanti nella stagione. In questo contesto, anche la sciamatura va riletta non solo come criticità gestionale, ma come indicatore dell’andamento stagionale.

Le estati non troppo calde e non aride, se da un lato favoriscono raccolti prolungati, dall’altro creano condizioni ideali per la varroa, rendendo indispensabile una gestione sanitaria flessibile e un monitoraggio continuo. Allo stesso modo, gli inverni miti impongono di ripensare l’invernamento come fase attiva di gestione, con attenzione a scorte, dimensionamento e protezione delle colonie.

La lezione complessiva è chiara: non si tratta più di reagire alle stagioni difficili, ma di anticipare gli scenari e adattare le scelte tecniche a un clima sempre più variabile e imprevedibile.

Incontro in campo sull’impiego dei sublimatori

sabato 22 novembre, dalle 9:30 alle 11:30, vi aspettiamo per un incontro in campo dedicato all’utilizzo dei sublimatori.
L’appuntamento si svolgerà presso l’apiario didattico di Arpat a Bagno a Ripoli (FI).

Durante la mattinata i tecnici Michele e Giovanni illustreranno le diverse modalità d’uso dei sublimatori, presentando sia i modelli veloci che quelli lenti, e mostrando tecniche utili per ottimizzare le sublimazioni anche su arnie vuote o posizionate lontano dall’apiario.

Chi desidera potrà portare il proprio sublimatore per confrontarlo con gli altri modelli presenti.
È prevista anche una breve prova pratica di sublimazione con Apibioxal: per chi vorrà partecipare è obbligatorio presentarsi con DPI adeguati e tuta da apicoltura.

Incontro riservato ai soci che riceveranno una email per accedere all’evento. 

Tecnici in diretta mercoledì 19 novembre

Torna il consueto appuntamento con i Tecnici in Diretta, un incontro online per affrontare insieme le sfide dell’autunno in apiario e preparare al meglio le colonie per l’inverno.

Argomenti della serata:

– Stato delle colonie e prospettive d’invernamento
Analizzeremo la situazione attuale delle famiglie e valuteremo le potenzialità per affrontare i mesi più critici.

– Gestione dei nidi in vista dell’inverno
Come organizzare al meglio i nidi, dalla nutrizione alla preparazione per i trattamenti invernali.

– Trattamenti invernali: quale strategia scegliere?
Panoramica ragionata su presidi di sintesi, ossalico gocciolato (in blocco o post ingabbio) e sublimazioni ripetute, alla luce delle condizioni reali delle colonie.

Contribuisci anche tu!
Per avere un quadro territoriale più preciso e condiviso, ti chiediamo due minuti per compilare il questionario:
Compila il questionario

L’incontro è riservato ai soci che riceveranno una email con il link di accesso.
Vi aspettiamo numerosi!

Incontri in apiario: trattamenti invernali

Pubblichiamo con piacere le date degli incontri in campo dedicati ai trattamenti invernali contro la varroa, alle pratiche di invernamento degli alveari e a un aggiornamento sul monitoraggio di Vespa velutina.

Calendario degli incontri:

  • Polveraia (Grosseto) – sabato 27 settembre, ore 9:30 – 11:30

  • Cantagallo (Prato) – sabato 27 settembre, ore 9:30 – 11:30

  • Monticiano (Siena) – sabato 27 settembre, ore 15:00 – 17:00

  • Bagno a Ripoli (Firenze) – giovedì 2 ottobre, ore 10:00 – 12:00

  • Cascina (Pisa) – sabato 4 ottobre, ore 10:00 – 12:00

  • Bagno a Ripoli (Firenze) – sabato 4 ottobre, ore 14:30 – 16:30

👉 Gli incontri sono gratuiti e riservati ai soci in regola con la quota annuale.
👉 La partecipazione è a numero chiuso.
👉 In caso di maltempo l’incontro verrà annullato.
👉 L’indirizzo esatto sarà comunicato agli iscritti 1-2 giorni prima dell’incontro.

I soci riceveranno una email con le info per accedere all’evento.

Iscrizioni entro mercoledì 24 settembre.

Tecnici in diretta mercoledì 16 luglio

Ci vediamo mercoledì 16 luglio alle ore 21:00 su Zoom con i Tecnici in Diretta

Argomenti della serata

Produzioni estive: a che punto siamo?
Dopo una primavera instabile, l’estate ha mostrato un quadro produttivo disomogeneo: buoni risultati su castagno e tiglio in alcune zone, altrove rese più modeste. Le medie? Altalenanti, ma in leggera ripresa rispetto all’inizio stagione. Ora si guarda all’autunno, con attenzione alle ultime fioriture e alle scorte in vista dell’invernamento.

Varroa: trattamenti mirati, efficaci e tempestivi
È il momento di scegliere il trattamento antivarroa più adatto, considerando clima, presenza di covata e livello d’infestazione. Analizzeremo le strategie estive più efficaci, con il supporto dei primi dati di monitoraggio. I vostri riscontri saranno preziosi per un confronto tecnico aggiornato e condiviso.

Contribuisci con il tuo quadro territoriale
Se vuoi aiutarci a raccogliere un quadro più ampio e dettagliato, puoi dedicarci due minuti per compilare il questionario al seguente link.

I soci riceveranno una email per accedere all’evento.

Incontri in apiario: Trattamenti estivi

Come ogni anno, ARPAT organizza una serie di incontri pratici in apiario dedicati ai trattamenti estivi contro la varroa, un momento fondamentale per la salute delle nostre colonie.

Ecco il calendario degli incontri in campo (durata: circa 2 ore):

  • Bagno a Ripoli (FI)Giovedì 26 giugno, ore 16:30–18:30
    Iscrizioni entro il 23 giugno

  • Tirli (GR)Sabato 28 giugno, ore 9:00–11:00
    Iscrizioni entro il 23 giugno

  • Cantagallo (PO)Sabato 28 giugno, ore 9:00–11:00
    Iscrizioni entro il 23 giugno

  • Monticiano (SI)Sabato 28 giugno, ore 16:30–18:30
    Iscrizioni entro il 23 giugno

  • Cascina (PI)Sabato 5 luglio, ore 9:00–11:00
    Iscrizioni entro il 2 luglio

  • Bagno a Ripoli (FI)Sabato 12 luglio, ore 8:30–10:30
    Iscrizioni entro il 2 luglio

Gli incontri sono riservati ai soci ARPAT: i partecipanti riceveranno una email con le informazioni per accedere all’appuntamento scelto.

Report fine agosto – Verso l’autunno con difficoltà

L’estate sta volgendo al termine, ma il caldo pare destinato a persistere per buona parte della prossima stagione. Fortunatamente, nonostante le numerose giornate di caldo estremo, nettamente sopra le medie stagionali, non abbiamo avuto una stagione siccitosa.
La presenza di precipitazioni, seppur non sufficienti in tutti gli areali toscani, ha dato respiro alle api, permettendo loro di trovare un po’ di scorte e di arrivare ai raccolti autunnali con i nidi non completamente vuoti. Non parliamo certo di un agosto produttivo per le aziende apistiche: le melate di abete e di bosco non sono state raccolte nei melari e neanche il girasole ha reso quanto sperato, ma almeno alcune aziende non hanno avuto la necessità di nutrire in modo consistente.

Purtroppo, l’infestazione di varroa, come avevamo già notato a luglio dai monitoraggi effettuati per il CRT-Unaapi, è stata sopra la media. Abbiamo ricevuto molte segnalazioni da parte dei nostri soci riguardo apiari spopolati già a inizio agosto e dopo i trattamenti. Molte colonie, già pesantemente infestate a inizio estate, se non trattate tempestivamente, non hanno potuto beneficiare di trattamenti efficaci ma lenti, come l’ingabbiamento delle regine con apibioxal gocciolato dopo 24 giorni. 

Non mancano infine spopolamenti “sospetti” che possono essere ricondotti ad avvelenamenti causati da pratiche agricole vicine. In caso di sospetto avvelenamento, esortiamo i soci a contattarci e a congelare tempestivamente eventuali api morte o morenti situate di fronte al predellino di volo.

Attualmente, le operazioni necessarie per una corretta gestione delle colonie riguardano:

  • Verifica delle orfanità: è possibile che alcune regine vengano uccise per un’eventuale sostituzione e che possano essere mal accettate in seguito ai trattamenti. Non è sempre facile acquistare regine feconde in questo periodo e, in ogni caso, l’accettazione non è sempre garantita per colonie orfane da troppo tempo. È quindi necessario valutare se riunire le colonie sprovviste di regina con famiglie numericamente esigue, una volta scongiurata la presenza di patologie.
  • Verifica delle scorte: il clima estivo non fornisce una grande quantità di nettare, quindi è possibile che alcune colonie facciano fatica a formare nuova covata e ad accrescersi. È molto importante che le colonie arrivino alle fioriture autunnali numericamente in forze, per poter stivare buoni quantitativi di nettare per l’inverno e, soprattutto, per poter allevare un numero sufficiente di operaie in grado di superare i mesi invernali. Si dice spesso che la migliore nutrizione primaverile si fa nell’autunno precedente… niente di più vero!
  • Allargare o restringere il nido: valutare se è necessario allargare o restringere il nido in base allo stato delle colonie e delle scorte disponibili. Mantenere le colonie strette al caldo può essere una buona idea nel mese di settembre, con possibili cali termici e accorciamento delle giornate; attenzione però all’edera, che può stimolare le famiglie a costruire oltre il diaframma.

 

  • Monitoraggio del livello di infestazione di varroa: per verificare l’efficacia dei trattamenti estivi e valutare se le colonie siano adeguatamente “pulite” dalla presenza di varroa, è necessario effettuare nuovamente un monitoraggio a 30-40 giorni dalla fine del trattamento estivo tramite uno Zav o un Vec (link). Questo permette di valutare se l’infestazione è sufficientemente bassa per allevare api invernali senza problemi o se si riscontrano infestazioni che richiedano interventi dell’ultimo minuto per abbassare ancora l’infestazione a livelli accettabili intorno al 2-3%, permettendo alla colonia di sfruttare l’ultimo raccolto utile per l’allevamento delle api invernali. Altrimenti, si corre il rischio di vedere spopolate le colonie in novembre e dicembre anche in situazioni meno evidenti di infestazioni comunque eccessive.
  • Vespa velutina: l’autunno è il periodo in cui i calabroni aumentano l’attività di predazione sulle api. Pertanto, è fondamentale, soprattutto in aree anche lontane dal fronte, spendere qualche decina di minuti per attuare il monitoraggio attivo, posizionandosi defilati all’apiario in una posizione comoda da dove osservare i predellini per 20-25 minuti ininterrottamente e senza distrazioni. Questo metodo permette di osservare la presenza in aree con basse o bassissime densità, utile a evidenziare la presenza in areali di nuovo insediamento, dando quindi la possibilità, nell’autunno, di cercare di trovare ed eliminare il nido. In aree infestate o molto infestate, invece, è utile incrementare i trappolaggi massali e predisporre gli apiari con arpe, apparecchi elettrici che permettono di eliminare importanti quantità di velutine che cacciano in apiario, allentando la pressione predatoria e danneggiando i nidi di velutina che, avendo meno operaie, porteranno meno cibo e alleveranno meno regine. Oltre all’effetto benefico per la colonia di api della riduzione di predatori davanti ai predellini, che permette alla colonia di non essere limitata nei voli di raccolta, se ostacolati dalla presenza di molti predatori, che possono portare la colonia a morte da assedio.

Report luglio – dopo il castagno il caldo

Il mese di giugno è stato un mese tipicamente estivo, assolutamente non freddo (sebbene siamo stati abituati a scenari ben più estremi negli ultimi anni), con alternanza tra fasi calde e diversi brevi peggioramenti con precipitazioni sparse e concentrate nel pratese, Mugello e pistoiese dove nell’ultima parte del mese il peggioramento è stato più incisivo.
A luglio stiamo assistendo ad un ritorno dell’anticiclone africano con temperature elevate che toccano i 35° accompagnate da alti livelli di umidità destinati a permanere per buona parte del mese.

Produzioni
Dopo una primavera disastrosa siamo tornati a produrre discrete quantità di miele che, non bastano a salvare la stagione, ma quantomeno risollevano le tragiche medie produttive di acacia e sulla.
Il tiglio cittadino, grazie alle precipitazioni primaverili e al caldo non eccessivo, ha fornito un discreto quantitativo di nettare con medie, nelle zone migliori e con alveari non alla fame, anche superiori ai 20kg ad alveare e un buon livello di purezza.
Anche il castagno è stato favorito dalle condizioni meteo con una fioritura lunga ma con picchi di importazione importanti solo per intervalli di tempo piuttosto limitati. E’ presto per avere delle medie, sia per il fatto che in quota si sta ancora importando, sia perché in collina la fioritura di castagno è iniziata sulla coda del tiglio ed in concomitanza con rovo, meliloto e fiori di prato e dovrà pertanto essere valutato in termini di purezza. Quel che ormai appare evidente è che, sebbene siamo lontani dalle medie di un tempo pre-cinipide, il castagno sta rappresentando negli ultimi 6-7 anni un miele su cui contare e che, a differenza dei monoflora primaverili, viene quasi sempre prodotto.

La melata pare stia iniziando a entrare debolmente in pianura mentre la melata di abete in montagna non pare essere stata favorita dalle temperature notturne fino ad oggi troppo basse né dalle ultime precipitazioni che hanno “lavato” le foglie. Purtroppo un arrivo ritardato della melata andrà a coincidere con il periodo dei trattamenti contro la varroa e difficilmente potrà essere raccolta. Tuttavia avere un debole flusso nettarifero durante la fase dei trattamenti non può non giovare alle colonie in una fase di stagione altamente delicata.

Colonie
Discreta presenza di scorte su buona parte della regione grazie alle tante fioriture del periodo che hanno potuto beneficiare di temperature non estreme e precipitazioni. Bene anche la presenza di fuchi in molte famiglie che garantiscono ancora una buona fecondazione delle regine.
Il caldo di questi ultimi giorni sta sensibilmente cambiando lo scenario di inizio del mese con calo di importazione, decremento delle scorte e aumento del saccheggio in occasione delle visite in apiario.
Dai primi rilevamenti del livello di infestazione della varroa pare che il parassita abbia già raggiunto valori preoccupanti in molti apiari e che sia quindi necessario impegnarsi per programmare tempestivamente i trattamenti contro la varroa. Ricordiamo, ad esempio, che trattamenti come l’ossalico gocciolato con ingabbiamento della regina hanno bisogno di almeno 21 giorni di tempo e pertanto sarebbe importante ingabbiare entro le prime 3 settimane di luglio in modo da non gocciolare oltre la seconda settimana di agosto.

Conclusioni
Giugno nel complesso positivo con meteo favorevole per produrre miele, purtroppo siamo già entrati in una fase con temperature massime proibitive per api (e apicoltori) dove gli areali ancora produttivi sono sensibilmente ridotti. Ad esclusione di apiari in quota e su raccolti tardivi (melate e girasole) la stagione produttiva è ormai conclusa e possiamo già affermare che le medie complessive sono lontane da essere soddisfacenti.