Il 29 luglio 2026, durante l’incontro AAPI di mezza stagione, l’Osservatorio Nazionale Miele ha presentato un primo quadro delle produzioni italiane. Ne emerge un’annata non negativa ma condizionata dalla precocità delle fioriture, dagli sbalzi termici primaverili, dai temporali e dalle successive ondate di calore.
Le differenze sono state rilevanti non solo tra regioni, ma anche tra apiari vicini, in funzione di altitudine, esposizione, varroa, disponibilità idrica e tempestività degli spostamenti.
Una primavera partita bene, poi rallentata dal freddo
La stagione era iniziata con temperature miti, favorevoli allo sviluppo delle colonie e all’anticipo delle fioriture. Nella terza decade di marzo, però, il ritorno del freddo, accompagnato localmente da neve, piogge e vento, ha compromesso parte delle fioriture precoci e ridotto i flussi nettariferi. In alcune aree si è resa necessaria la nutrizione di soccorso.
Il miglioramento dei primi giorni di aprile ha consentito piccoli raccolti di tarassaco, colza e ciliegio, utili soprattutto allo sviluppo delle famiglie.
In Toscana l’erica ha prodotto indicativamente 5–10 kg per alveare; in Trentino sono stati segnalati alcuni raccolti di melo. Positivo l’asfodelo in Sardegna, con 20–30 kg per alveare, concentrati soprattutto negli areali montani. Molto eterogenei, invece, i millefiori primaverili, interessanti solo in alcuni micro-areali favorevoli.
Agrumi penalizzati da pioggia e vento
Il miele di agrumi è stato limitato dal maltempo in gran parte del Sud. I risultati migliori sono stati registrati in alcune zone della Puglia, con 7,5–25 kg per alveare. In Basilicata le produzioni sono oscillate tra 5 e 15 kg, in Calabria tra 3 e 11,1 kg.
Decisamente negativa la stagione in Sicilia, con una media di circa 1,5 kg per alveare. In Sardegna, nelle poche aree vocate, sono stati raggiunti circa 9 kg per alveare.
Acacia: risultati discreti, ma molto differenziati
Nel Nord-Ovest il raccolto è stato discreto o buono, senza però esprimere pienamente il potenziale. La fioritura molto precoce ha spesso ridotto la finestra di raccolta, mentre il maltempo di inizio maggio ha penalizzato gli areali tardivi.
In Liguria le produzioni sono state di 8,5–23 kg per alveare, con una media di circa 16 kg; in Lombardia di 8,8–23,7 kg, con media 17,3 kg; in Piemonte di 10–26 kg, con media circa 18,6 kg. In Piemonte, per la forte precocità, resta da verificare la qualità e la rispondenza monoflorale di parte del miele.
Nel Nord-Est, l’Emilia-Romagna ha registrato 15–24 kg per alveare, con punte di circa 30 kg nel Piacentino. In Friuli-Venezia Giulia le rese sono state di 12–20 kg, in Veneto di 11–22 kg.
Al Centro la situazione è risultata ancora più disomogenea. Nelle Marche i raccolti si sono fermati a 5–10 kg per alveare. Nel Lazio, soprattutto nel Frusinate, si sono verificati flussi brevi ma intensi, con produzioni di 5–32 kg, penalizzate localmente da piogge e sbalzi termici.
In Toscana il bilancio è stato complessivamente positivo, ma molto variabile. Nel Pistoiese sono stati raccolti mediamente 10–15 kg per alveare nella altre zone vocate 20-25kg con picchi di 30 in Garfagnana. La Lucchesia ha ottenuto risultati migliori e più costanti. La fioritura è iniziata molto presto, ma ha mantenuto una finestra produttiva abbastanza ampia. Negativo, invece, il risultato della provincia di Prato.
Nel Sud, l’Abruzzo ha registrato 5–18 kg per alveare, la Calabria 10,8–15 kg, la Campania 7–27,2 kg, confermando una forte variabilità tra territori e aziende.
Sulla: buone potenzialità, ma meno superfici coltivate
La produzione di miele di sulla è stata molto variabile. In Abruzzo il raccolto è rimasto tra 9 e 10 kg per alveare. In Basilicata si è passati da 5 a 30 kg, con una media di circa 16,3 kg. In Calabria le rese sono state di 7–21 kg, con media circa 14 kg. In Campania sono stati segnalati 10–25 kg, mentre in Molise sono state raggiunte punte prossime ai 21 kg.
In Sicilia le produzioni sono risultate comprese tra 15 e 30 kg per alveare, con risultati migliori nel Palermitano rispetto agli areali tradizionalmente vocati dell’Ennese.
In Toscana le produzioni degli apiari monitorati hanno oscillato tra 8 e 30 kg per alveare ma con medie intorno al melario.
Resta però una criticità strutturale: le superfici coltivate a sulla stanno diminuendo in Abruzzo e in diverse altre regioni, rendendo questa produzione sempre più localizzata.
Tiglio di pianura: produzioni modeste e macchiate da altri nettari
Il tiglio di pianura ha dato risultati molto eterogenei. Nel Nord-Ovest, in Lombardia, le produzioni sono state di 8–15 kg per alveare, in Piemonte di 7–10 kg.
Nel Nord-Est l’Emilia-Romagna ha registrato 10–28 kg per alveare, con una media di circa 15,4 kg. In Veneto le rese sono state di 10–15 kg, mentre in Friuli-Venezia Giulia la media regionale si è attestata intorno ai 13 kg.
Al Centro, nel Lazio, le produzioni sono state di 7–16 kg per alveare, in Toscana di 9–18 kg.
Temporali e ondate di calore hanno abbreviato la fioritura e ridotto la secrezione nettarifera. Inoltre, il miele di pianura è risultato spesso fortemente mescolato con nettari di altre fioriture e potrà quindi essere commercializzato, in molti casi, come millefiori estivo a prevalenza di tiglio.
Molto meglio il tiglio di montagna
Più positivo il tiglio di montagna. In Lombardia le produzioni sono state di 22,5–30 kg per alveare, con una media di circa 27 kg. In Piemonte i raccolti hanno oscillato tra 18 e 24 kg, con una media prossima ai 21 kg.
In alcune zone del Friuli-Venezia Giulia sono state raggiunte produzioni fino a 30 kg per alveare, spesso con miele misto di tiglio e castagno. In Veneto il raccolto si è attestato indicativamente intorno a un melario per alveare.
Castagno: buoni risultati negli areali vocati
Nel Nord-Ovest il castagno ha dato risultati complessivamente buoni. In Liguria le produzioni sono state di 10–13 kg per alveare. In Lombardia si è passati da 10 a oltre 31 kg, in Piemonte da 12 a 27 kg, con una media regionale di circa 20,6 kg.
Altitudine e tempestività del posizionamento degli alveari nei castagneti si sono confermate decisive per sfruttare una finestra produttiva spesso breve.
Nel Nord-Est i raccolti sono stati più contenuti e irregolari. In Emilia-Romagna le produzioni hanno oscillato tra 10,4 e 15 kg per alveare, in Veneto tra 10 e 15 kg. Temporali violenti e ondate di calore hanno penalizzato soprattutto gli areali meno favorevoli.
Estate difficile in pianura, migliore in montagna
La stagione estiva è stata caratterizzata da temperature elevate e precipitazioni irregolari, che hanno accelerato le fioriture riducendone durata e secrezione nettarifera.
Positivi soprattutto i mieli di montagna, tra cui tiglio, rododendro e millefiori di alta quota delle Alpi. Buone anche le produzioni di coriandolo nelle regioni adriatiche.
Ancora negativa la stagione dell’eucalipto estivo, in particolare in Sardegna. Il cardo, eccezionale l’anno precedente, non ha fornito produzioni significative. Poche anche le segnalazioni di melata.
Per l’erba medica si sono avuti alcuni raccolti solo nelle zone interessate da maggiori precipitazioni. I millefiori estivi hanno prodotto soprattutto nella prima parte della stagione, interrompendosi poi con l’aggravarsi della siccità e l’aumento delle temperature.
Un’annata discreta, ma estremamente frammentata
Il primo bilancio del 2026 restituisce l’immagine di un’annata senza un andamento uniforme: in alcuni territori le produzioni sono state buone o molto buone, mentre in aree vicine i raccolti sono risultati modesti o assenti.
Precocità delle fioriture, quota degli apiari, disponibilità idrica, temporali e ondate di calore hanno inciso in modo determinante. Diventa quindi sempre più importante seguire rapidamente l’evoluzione stagionale e adattare il posizionamento degli alveari per intercettare finestre produttive brevi e imprevedibili.
La ripresa produttiva, specialmente per un miele cruciale per la redditività aziendale come quello di acacia, rappresenta senz’altro un segnale positivo. Resta tuttavia l’incertezza sulla reazione del mercato e sulla tenuta dei prezzi, in un contesto caratterizzato ancora dalla presenza di giacenze della stagione passata.