Si sa, l’estate, con la fine delle scuole e il periodo vacanziero, porta a fare bilanci: a spuntare tutte le voci dei programmi mentali che ci siamo prefigurati a inizio stagione. Fra queste c’è anche la produzione del miele, che in questo periodo sta rallentando o si sta fermando del tutto per via dell’innalzamento delle temperature e dell’arrivo della stagione secca.
Se volessimo immaginarci un elenco di mieli possibili per la nostra regione, prima dell’arrivo dell’edera e del corbezzolo autunnali, in questa fase dell’anno dovremmo porre l’attenzione sul miele di castagno e sulle melate: mieli più complessi da un punto di vista aromatico, ma apprezzati da un vasto pubblico.
Miele di castagno (Castanea sativa)
La pianta di castagno ha sempre rivestito un grande interesse per i suoi utilizzi: nella produzione delle castagne, per la paleria e per realizzare mobili di vario genere grazie al suo legname. Utilizzata sin dall’antichità, è molto diffusa su tutto il territorio regionale nelle zone più fresche, dall’alta collina fino ai 1200–1300 metri di altitudine.
La sua fioritura avviene fra giugno e luglio e, nonostante sia una pianta anemofila, è fortemente visitata dalle api e dagli impollinatori in genere.
Sebbene sia anch’essa soggetta al cambiamento climatico, si può affermare che la produzione del suo miele è quasi una certezza, seppur con quantitativi altalenanti negli anni.
Il miele che ne deriva ha la particolarità di rimanere liquido molto a lungo, grazie alla massiccia presenza di fruttosio. Il colore è ambrato rossastro, con sfumature che portano anche al verde, e se dovesse cristallizzare virerebbe sul marrone.
All’olfatto è pungente, acre, con note aromatiche che ricordano il legno, i vegetali cotti e il sapone di Marsiglia. Al gusto ritroviamo le stesse caratteristiche percepite al naso, con l’aggiunta di note amare, una bassa dolcezza e una persistenza prolungata.
Solitamente usato con i formaggi — dagli stagionati, per esaltarne le caratteristiche forti, alla ricotta, per contrastarne la dolcezza — può essere usato anche in panificazione per dare note aromatiche ai dolci, o in piccole quantità negli impasti di pasta fresca, come le tagliatelle, per dare un tocco di originalità ai primi tipicamente invernali.
Mieli di melata
In questo caso il plurale è d’obbligo, perché la famiglia delle melate include più componenti che, “grazie” all’innalzamento delle temperature e alla diffusione di colture agricole anche non tipicamente nostrane, si sta ampliando sempre di più.
A questo va aggiunto lo sviluppo degli afidi, una superfamiglia di insetti che pungono una moltitudine di piante per succhiarne la linfa, una sostanza zuccherina che viene parzialmente scartata affinché la loro dieta possa avere il giusto apporto/rapporto fra proteine e carboidrati.
Sappiamo che le api non disdegnano nessuna fonte di zucchero: pertanto, tutto ciò che qualcun altro lascia, le nostre amiche lo raccolgono e lo stivano.
Questo “rifiuto”, che segue lo stesso processo del nettare, è il miele di melata — per gli amici, semplicemente melata.
Tutte le melate hanno in comune la particolarità di essere meno dolci, essendo composte principalmente da zuccheri complessi, a catena più lunga, che, a differenza di saccarosio, glucosio e soprattutto fruttosio, hanno un potere dolcificante decisamente inferiore.
Melata di metcalfa (melata di bosco)
Identificata dall’insetto che la produce, la Metcalfa pruinosa, una buongustaia che punge una grande quantità di piante di specie diverse.
È un miele che rimane tendenzialmente liquido, ma la particolarità di non essere un miele di nettare lo rende solitamente più asciutto, con basse umidità che rendono il processo della smielatura un po’ più lento a causa dell’elevata viscosità.
Il colore è ambra scuro e, nel raro caso di cristallizzazione, diventa marrone.
All’olfatto ricorda il caramello, la frutta cotta e la conserva di pomodoro. Queste caratteristiche si ritrovano anche al gusto, con l’aggiunta di note maltate e di vegetali cotti, il tutto con una persistenza duratura.
In cucina è un valido alleato per rinforzare sapori decisi e come ingrediente di alcuni condimenti, soprattutto grazie al fatto che è lievemente salato.
Melata di abete
Si differenzia, a sua volta, fra melata di abete bianco e di abete rosso, ma per non confonderci ulteriormente proviamo ad unificare il tutto, visto che molte delle caratteristiche sono comuni fra le due.
Anche questo miele rimane molto viscoso e tendenzialmente liquido, e il suo colore è variabile dall’ambra chiaro all’ambra scuro, con sfumature rossastre e, alle volte, quasi nere.
Le note olfattive principali sono aromatico-balsamiche: ricordano l’affumicato, la cenere e la resina degli alberi, il caramello, e in aggiunta a queste vi sono sfumature di prodotti dolciari di varia natura.
Al gusto si ritrovano molte delle precedenti espressioni, cui si aggiungono la panna cotta, il latte condensato, la liquirizia e il maltato.
Anche questo miele è un valido alleato in cucina, sia come supporto di intensità, sia come contrasto al dolce.
In generale, possiamo definire i mieli estivi toscani come prodotti molto caratteristici e di elevata intensità, non sempre adatti a tutti i palati. Si deve considerare, però, che questa è proprio la loro forza: l’allontanarsi dal “classico” miele dolce per andare a coprire uno spettro di aromi e gusti che li rende unici e capaci di stimolare non solo i sensi, ma anche la parte intellettiva, donando un piacere completo.
Luca Baldini