Incontro AAPI di mezza stagione: primo bilancio delle produzioni di miele 2026

Il 29 luglio 2026, durante l’incontro AAPI di mezza stagione, l’Osservatorio Nazionale Miele ha presentato un primo quadro delle produzioni italiane. Ne emerge un’annata non negativa ma condizionata dalla precocità delle fioriture, dagli sbalzi termici primaverili, dai temporali e dalle successive ondate di calore.

Le differenze sono state rilevanti non solo tra regioni, ma anche tra apiari vicini, in funzione di altitudine, esposizione, varroa, disponibilità idrica e tempestività degli spostamenti.

Una primavera partita bene, poi rallentata dal freddo

La stagione era iniziata con temperature miti, favorevoli allo sviluppo delle colonie e all’anticipo delle fioriture. Nella terza decade di marzo, però, il ritorno del freddo, accompagnato localmente da neve, piogge e vento, ha compromesso parte delle fioriture precoci e ridotto i flussi nettariferi. In alcune aree si è resa necessaria la nutrizione di soccorso.

Il miglioramento dei primi giorni di aprile ha consentito piccoli raccolti di tarassaco, colza e ciliegio, utili soprattutto allo sviluppo delle famiglie.

In Toscana l’erica ha prodotto indicativamente 5–10 kg per alveare; in Trentino sono stati segnalati alcuni raccolti di melo. Positivo l’asfodelo in Sardegna, con 20–30 kg per alveare, concentrati soprattutto negli areali montani. Molto eterogenei, invece, i millefiori primaverili, interessanti solo in alcuni micro-areali favorevoli.

Agrumi penalizzati da pioggia e vento

Il miele di agrumi è stato limitato dal maltempo in gran parte del Sud. I risultati migliori sono stati registrati in alcune zone della Puglia, con 7,5–25 kg per alveare. In Basilicata le produzioni sono oscillate tra 5 e 15 kg, in Calabria tra 3 e 11,1 kg.

Decisamente negativa la stagione in Sicilia, con una media di circa 1,5 kg per alveare. In Sardegna, nelle poche aree vocate, sono stati raggiunti circa 9 kg per alveare.

 Acacia: risultati discreti, ma molto differenziati

Nel Nord-Ovest il raccolto è stato discreto o buono, senza però esprimere pienamente il potenziale. La fioritura molto precoce ha spesso ridotto la finestra di raccolta, mentre il maltempo di inizio maggio ha penalizzato gli areali tardivi.

In Liguria le produzioni sono state di 8,5–23 kg per alveare, con una media di circa 16 kg; in Lombardia di 8,8–23,7 kg, con media 17,3 kg; in Piemonte di 10–26 kg, con media circa 18,6 kg. In Piemonte, per la forte precocità, resta da verificare la qualità e la rispondenza monoflorale di parte del miele.

Nel Nord-Est, l’Emilia-Romagna ha registrato 15–24 kg per alveare, con punte di circa 30 kg nel Piacentino. In Friuli-Venezia Giulia le rese sono state di 12–20 kg, in Veneto di 11–22 kg.

Al Centro la situazione è risultata ancora più disomogenea. Nelle Marche i raccolti si sono fermati a 5–10 kg per alveare. Nel Lazio, soprattutto nel Frusinate, si sono verificati flussi brevi ma intensi, con produzioni di 5–32 kg, penalizzate localmente da piogge e sbalzi termici.

In Toscana il bilancio è stato complessivamente positivo, ma molto variabile. Nel Pistoiese sono stati raccolti mediamente 10–15 kg per alveare nella altre zone vocate 20-25kg con picchi di 30 in Garfagnana. La Lucchesia ha ottenuto risultati migliori e più costanti. La fioritura è iniziata molto presto, ma ha mantenuto una finestra produttiva abbastanza ampia. Negativo, invece, il risultato della provincia di Prato.

Nel Sud, l’Abruzzo ha registrato 5–18 kg per alveare, la Calabria 10,8–15 kg, la Campania 7–27,2 kg, confermando una forte variabilità tra territori e aziende.

Sulla: buone potenzialità, ma meno superfici coltivate

La produzione di miele di sulla è stata molto variabile. In Abruzzo il raccolto è rimasto tra 9 e 10 kg per alveare. In Basilicata si è passati da 5 a 30 kg, con una media di circa 16,3 kg. In Calabria le rese sono state di 7–21 kg, con media circa 14 kg. In Campania sono stati segnalati 10–25 kg, mentre in Molise sono state raggiunte punte prossime ai 21 kg.

In Sicilia le produzioni sono risultate comprese tra 15 e 30 kg per alveare, con risultati migliori nel Palermitano rispetto agli areali tradizionalmente vocati dell’Ennese.

In Toscana le produzioni degli apiari monitorati hanno oscillato tra 8 e 30 kg per alveare ma con medie intorno al melario.

Resta però una criticità strutturale: le superfici coltivate a sulla stanno diminuendo in Abruzzo e in diverse altre regioni, rendendo questa produzione sempre più localizzata.

Tiglio di pianura: produzioni modeste e macchiate da altri nettari

Il tiglio di pianura ha dato risultati molto eterogenei. Nel Nord-Ovest, in Lombardia, le produzioni sono state di 8–15 kg per alveare, in Piemonte di 7–10 kg.

Nel Nord-Est l’Emilia-Romagna ha registrato 10–28 kg per alveare, con una media di circa 15,4 kg. In Veneto le rese sono state di 10–15 kg, mentre in Friuli-Venezia Giulia la media regionale si è attestata intorno ai 13 kg.

Al Centro, nel Lazio, le produzioni sono state di 7–16 kg per alveare, in Toscana di 9–18 kg.

Temporali e ondate di calore hanno abbreviato la fioritura e ridotto la secrezione nettarifera. Inoltre, il miele di pianura è risultato spesso fortemente mescolato con nettari di altre fioriture e potrà quindi essere commercializzato, in molti casi, come millefiori estivo a prevalenza di tiglio.

 Molto meglio il tiglio di montagna

Più positivo il tiglio di montagna. In Lombardia le produzioni sono state di 22,5–30 kg per alveare, con una media di circa 27 kg. In Piemonte i raccolti hanno oscillato tra 18 e 24 kg, con una media prossima ai 21 kg.

In alcune zone del Friuli-Venezia Giulia sono state raggiunte produzioni fino a 30 kg per alveare, spesso con miele misto di tiglio e castagno. In Veneto il raccolto si è attestato indicativamente intorno a un melario per alveare.

Castagno: buoni risultati negli areali vocati

Nel Nord-Ovest il castagno ha dato risultati complessivamente buoni. In Liguria le produzioni sono state di 10–13 kg per alveare. In Lombardia si è passati da 10 a oltre 31 kg, in Piemonte da 12 a 27 kg, con una media regionale di circa 20,6 kg.

Altitudine e tempestività del posizionamento degli alveari nei castagneti si sono confermate decisive per sfruttare una finestra produttiva spesso breve.

Nel Nord-Est i raccolti sono stati più contenuti e irregolari. In Emilia-Romagna le produzioni hanno oscillato tra 10,4 e 15 kg per alveare, in Veneto tra 10 e 15 kg. Temporali violenti e ondate di calore hanno penalizzato soprattutto gli areali meno favorevoli.

Estate difficile in pianura, migliore in montagna

La stagione estiva è stata caratterizzata da temperature elevate e precipitazioni irregolari, che hanno accelerato le fioriture riducendone durata e secrezione nettarifera.

Positivi soprattutto i mieli di montagna, tra cui tiglio, rododendro e millefiori di alta quota delle Alpi. Buone anche le produzioni di coriandolo nelle regioni adriatiche.

Ancora negativa la stagione dell’eucalipto estivo, in particolare in Sardegna. Il cardo, eccezionale l’anno precedente, non ha fornito produzioni significative. Poche anche le segnalazioni di melata.

Per l’erba medica si sono avuti alcuni raccolti solo nelle zone interessate da maggiori precipitazioni. I millefiori estivi hanno prodotto soprattutto nella prima parte della stagione, interrompendosi poi con l’aggravarsi della siccità e l’aumento delle temperature.

Un’annata discreta, ma estremamente frammentata

Il primo bilancio del 2026 restituisce l’immagine di un’annata senza un andamento uniforme: in alcuni territori le produzioni sono state buone o molto buone, mentre in aree vicine i raccolti sono risultati modesti o assenti.

Precocità delle fioriture, quota degli apiari, disponibilità idrica, temporali e ondate di calore hanno inciso in modo determinante. Diventa quindi sempre più importante seguire rapidamente l’evoluzione stagionale e adattare il posizionamento degli alveari per intercettare finestre produttive brevi e imprevedibili.

La ripresa produttiva, specialmente per un miele cruciale per la redditività aziendale come quello di acacia, rappresenta senz’altro un segnale positivo. Resta tuttavia l’incertezza sulla reazione del mercato e sulla tenuta dei prezzi, in un contesto caratterizzato ancora dalla presenza di giacenze della stagione passata.

1 aprile tecnici extra: perché smieliamo miele sempre più umido?

Vi invitiamo a partecipare mercoledì 1 aprile alle ore 21:00 a un nuovo incontro sulla piattaforma Zoom, dedicato a un tema sempre più attuale per molti apicoltori: l’aumento dell’umidità del miele al momento della smielatura.

Il seminario, dal titolo “Perché smieliamo miele sempre più umido?”, offrirà una panoramica sul rapporto tra umidità del miele, dinamiche dell’alveare e cambiamenti climatici.

L’incontro sarà curato dal professor Daniele Besomi, che illustrerà le più recenti osservazioni sul processo di disidratazione del nettare da parte delle api e su come temperatura e condizioni ambientali possano influenzarne l’efficienza.

I soci riveveranno una email con i link per accedere all’evento.

Buon 2026 – Duccio Pradella

Cari socie e soci,

auguro a tutti voi un felice anno 2026.

In realtà, con molti di voi gli auguri ce li eravamo fatti già durante il nostro tradizionale convegno di fine anno, evento che ha avuto un’ottima partecipazione e che ha trattato interventi interessanti. In un momento di grossa difficoltà e incertezza sul futuro, è fondamentale il rapporto con le istituzioni: penso sia stato, oltre che importante, un vero onore trovarsi ancora una volta a parlare di api e apicoltura in una sede istituzionale, nel Salone delle Feste di Palazzo Bastogni, invitati dalla Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Stefania Saccardi.

Il settore apistico affronta ormai da diversi anni una serie di criticità che ne stanno compromettendo la sostenibilità economica e produttiva. Una fase di crisi profonda e strutturale, determinata dalla concomitanza di fattori ambientali, produttivi e di mercato, dalla quale si potrà uscire, a mio avviso, solo con l’aiuto e il supporto delle istituzioni.

Come sappiamo, le cause della crisi sono molteplici e interconnesse: la diffusione di parassiti e nuovi predatori, i cambiamenti climatici che determinano sovente condizioni estreme e scarsa disponibilità di nettare, l’uso/abuso di pesticidi, la diffusione di pratiche agricole intensive, la concorrenza di “miele” di dubbia origine e qualità. Sono tutti problemi che da anni si sommano e che, anche in annate tutto sommato positive dal punto di vista produttivo, non permettono, soprattutto alle aziende professionali, di guardare al futuro in modo positivo.

 

Dal punto di vista produttivo, il 2025 è stata sicuramente una stagione migliore rispetto alle ultime. Parlando con gli apicoltori, la risposta più frequente alla domanda “Com’è andata la stagione?” è stata: “Un po’ di miele s’è fatto!”. Il 2025 è stata un’annata non soddisfacente per quanto riguarda la produzione di miele di Acacia, salvo in alcuni areali quali la Garfagnana e la Lunigiana. L’andamento climatico, caratterizzato da un clima umido, ha però consentito di avere un flusso di nettare abbastanza regolare nel corso della stagione. Nel 2025 non si sono avuti particolari picchi di produzione, ma raccolti abbastanza costanti che hanno favorito un buono stato di salute delle api ma, purtroppo, anche della varroa. Si sono rivisti alcuni mieli “pre-Acacia”, quali Ciliegio, Erica e Biancospino. Sulla, Tiglio, Castagno, Girasole e Millefiori sono stati prodotti non in quantità record ma discrete. La Melata, compresa quella di Abete, in alcune zone ha dato produzioni importanti. Grazie alle piogge estive e al clima favorevole, c’è stata un’ottima fine estate/inizio autunno, che ha consentito di produrre Edera, Corbezzolo e Rosmarino, ma soprattutto di invernare api con buone scorte, anche se rimane molta preoccupazione per la situazione varroa.

Il miele va prodotto ma anche venduto, e possibilmente a prezzi remunerativi per il produttore. In un momento di crisi economica e con il mercato invaso da miele estero di dubbia qualità, proposto a prezzi ridicoli, le aziende professionali italiane e toscane faticano a farsi riconoscere un prezzo di vendita adeguato. È difficile prevedere se e quanto l’applicazione della direttiva Breakfast*, il Sistema di Qualità Nazionale, potranno aiutarci a valorizzare le nostre produzioni. Preoccupano molto i recenti accordi stipulati dalla Comunità Europea con l’Ucraina e con il Sud America (Mercosur), che rischiano di favorire l’arrivo in Europa di enormi quantitativi di miele a prezzi bassissimi. In questo contesto, molte aziende sono o saranno costrette a ridimensionarsi o a cessare completamente l’attività. In Toscana si contano circa 8.000 apicoltori che gestiscono oltre 110.000 alveari; di questi, circa l’85% è rappresentato da apicoltori professionisti. 

Il comparto apistico costituisce un’eccellenza regionale, non solo per la qualità delle produzioni, ma anche per i benefici ambientali legati al ruolo fondamentale delle api nell’impollinazione. La perdita di imprese apistiche rappresenta una seria minaccia per la biodiversità e per i servizi ecosistemici. Questi sono concetti che Arpat ribadirà con forza al nuovo Assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Marras, nell’incontro previsto per l’11 febbraio p.v.

Bisogna riconoscere che la Regione Toscana ha dimostrato negli anni una costante attenzione verso le esigenze del settore apistico, come testimoniato in particolare da:

  • l’attivazione della SRA – ACA 18 all’interno del Complemento di programma sullo Sviluppo Rurale;

  • l’attivazione della misura di sostegno agli investimenti per l’alimentazione di soccorso degli alveari prevista dal Reg. (UE) 2021/2115;

  • il riconoscimento degli indennizzi per la calamità 202;

  • l’attuazione regionale del Piano di gestione nazionale del calabrone asiatico a zampe gialle, Vespa velutina.

In questo momento è quanto mai necessario continuare a sostenere il settore, implementando le risorse per non vedere scomparire un comparto che, anche se negli anni è cresciuto in professionalità, oggi si trova in fortissima difficoltà.

Il 2026 sarà anche un anno importante dal punto di vista associativo. Il 21 febbraio, a Montalcino, saremo chiamati a eleggere il nuovo Consiglio Direttivo.

Voglio ringraziare tutti i Consiglieri, i tecnici e i collaboratori che in questi anni hanno permesso di portare avanti le iniziative e di assistere i soci con grande professionalità.

Invito tutti a partecipare e a portare un contributo attivo alle scelte future di Arpat.

Confidando nella vostra partecipazione,

con stima,

Duccio Pradella

40° Concorso Mieli Toscani: raccolta campioni

Siamo lieti di annunciarvi l’apertura della raccolta dei campioni per il Concorso dei Mieli Toscani, organizzato da ARPAT e giunto quest’anno alla sua 40° edizione: un traguardo importante che celebra la qualità e la passione degli apicoltori toscani.

Che tu sia un apicoltore per passione o un professionista del settore, questa è la tua occasione per valorizzare il frutto del tuo lavoro e far conoscere il tuo miele!

 

Requisiti di partecipazione

La partecipazione è aperta a tutti i produttori di miele toscano, purché:

  • ottenuto nell’ultima annata apistica,

  • estratto dai favi mediante centrifugazione,

  • perfettamente pulito,

  • con un contenuto d’acqua inferiore al 18,0%.

Dove consegnare i campioni?

Puoi inviare o consegnare personalmente il tuo miele presso:

  • ARPAT, Via Paolo Boselli 2 – Firenze

  • Bottega delle Api, Via Chiantigiana 92 – Firenze

📌 I campioni dovranno pervenire entro le ore 18:00 di mercoledì 15 ottobre p.v.

Informazioni utili

Scarica qui il regolamento completo e la scheda di partecipazione

Per domande o chiarimenti, contatta la segreteria:
📧 info@arpat.info | ☎️ 055 6533039
Disponibili dal martedì al venerdì, dalle 14:00 alle 18:00.

14-15-21-22 GIUGNO – Corso Analisi Sensoriale I livello

Sono ufficialmente aperte le iscrizioni al Corso di Analisi Sensoriale del Miele – Primo Livello, che si terrà nei giorni 14, 15, 21 e 22 giugno 2025 presso il Santa Chiara Lab – Università di Siena, in Via Valdimontone 1, Siena, con orario 9:00–13:00 e 14:30–18:00.

La sede è comodamente raggiungibile anche in treno o autobus.


Obiettivi del corso

Il corso è pensato per chi desidera approfondire le conoscenze sul miele, affrontando temi legati a:

  • produzione,

  • caratteristiche organolettiche,

  • tecnologia di trasformazione,

  • normativa vigente,

  • promozione e valorizzazione del prodotto.

Una metà del corso sarà dedicata alla pratica, con esercitazioni di degustazione e riconoscimento dei principali mieli monoflora italiani.


Riconoscimenti e requisiti

È stato richiesto il riconoscimento da parte dell’Albo Nazionale degli Esperti in Analisi Sensoriale del Miele.

Per ottenere l’attestato finale sarà necessario:

  • frequentare almeno il 75% delle lezioni;

  • essere presenti obbligatoriamente la mattina di domenica 15 giugno.

 

La preiscrizione è obbligatoria entro venerdì 23 maggio compilando il modulo online:
Modulo di preiscrizione

Il pagamento verrà richiesto solo dopo conferma della disponibilità di posto.

Iscrizione Mielerie Aperte, rinvio scadenza al 10 marzo

vi comunichiamo che il termine ultimo per l’iscrizione a Mielerie Aperte è stato rinviato al 10 marzo.

Mielerie Aperte ® è un progetto nazionale nato per volontà di UNAAPI – Unione Nazionale di Associazioni di Apicoltori Italiani – per far incontrare consumatori e prodotti dell’alveare.

In tutta Italia durante le Giornate di Mielerie Aperte ® (18 maggio e 16 novembre) le aziende apistiche aderenti aprono le porte al pubblico per raccontare in prima persona il mondo dei mieli e delle api.

Il progetto permette alle aziende di Mielerie Aperte di accedere gratuitamente ad un programma formativo e di comunicazione condiviso (12 ore di formazione online e nuove sessioni integrative), per accogliere al meglio il proprio pubblico.

Nel suo primo anno di vita, il 2024, il progetto Mielerie Aperte ha coinvolto ben 197 aziende raggiungendo circa 8000 visitatori, che hanno raggiunto le Mielerie in tutta Italia.

Dal convegno Aapi: prime stime produttive della stagione apistica 2024

L’Associazione Apicoltori Professionisti Italiani (AAPI) organizza nel mese di luglio una giornata di incontro dedicata alle tematiche apistiche di interesse nazionale.

È un momento di condivisione importante, dove, grazie anche alla presenza dell’Osservatorio Nazionale Miele e delle numerose aziende apistiche, è possibile fare le prime stime produttive di miele e confrontarsi sull’andamento stagionale.

Questo è quanto emerso nel corso della giornata.

 

Le aziende italiane hanno già vissuto molte annate negative negli ultimi dieci anni di attività, ma nel 2024 è accaduto qualcosa di mai visto prima con tale uniformità:

una scarsa produzione di miele su tutto il territorio nazionale, con pochissime eccezioni.

La stagione apistica è iniziata con temperature molto al di sopra della media all’inizio di aprile, che facevano presagire una partenza anticipata della stagione con buoni presupposti. 

Sfortunatamente, dopo le prime due settimane con un clima prettamente estivo, è tornato l’inverno con crolli termici che hanno messo in difficoltà api e vegetazione.

Non si parla di gelate, tuttavia ogni presupposto per la raccolta del nettare su gran parte del territorio italiano è stato annullato.

Successivamente lo scenario climatico non è migliorato, con il nord Italia flagellato dal maltempo fino a giugno e il centro – sud vittima di siccità e livelli di aridità del suolo critici in Sicilia, Calabria, Puglia, sud Sardegna e Maremma.

 

Produzioni pre-acacia

Per le ragioni sopra enunciate, si registrano produzioni vicine allo zero per la quasi totalità dei millefiori primaverili e dei monoflora precedenti ai raccolti importanti di acacia e di agrumi.

Ciliegio, colza, tarassaco: in molti casi lasciati alle api;

Erica: qualche kg di miele in alcuni alveari in produzione nelle zone costiere della Liguria e Toscana;

Asfodelo: prodotto in Sardegna con risultati molto eterogenei, meglio nel Centro-Nord Sardegna.

Millefiori primaverile: raccolto in alcune zone del sud Italia dove il crollo termico è stato meno marcato rispetto al nord. In Campania, in aree limitate delle province di Napoli, Salerno e Caserta; in Puglia nelle provincie di Bari e Foggia; in Toscana sulle isole su fioriture di rosmarino e lavanda selvatica.

 

Se si dovesse realizzare una media generale delle produzioni italiane di questi mieli, avremmo valori tra 0 e 2 kg di miele a colonia, veramente troppo poco.

Acacia

Anche questo monoflora ha subito crolli produttivi in tutta Italia a causa del maltempo che da aprile si è protratto per tutta la prima parte di maggio.

Nel nord spesso i raccolti sono stati azzerati o lasciati alle api, soprattutto in Friuli Venezia Giulia e Trentino, con medie non superiori ai 5 kg a colonia.

Situazione analoga nelle zone vocate del centro-sud, con medie leggermente più alte nel Lazio e nel nord della Toscana (ad eccezione del pistoiese).

La produzione di questo monoflora è andata male in tutta Italia, con medie comprese tra 0 e 7 kg per alveare.

Se questo monoflora non rende difficilmente la stagione apistica di molte aziende può considerarsi positiva.

Agrumi

Il caldo di aprile ha favorito una fioritura molto precoce delle piante di agrumi, con il risultato di avere api non pronte e fiori sbocciati durante il crollo termico di fine aprile e inizio maggio.

Si è prodotto qualcosa in Puglia (5-12 kg per alveare), Basilicata (4-10 kg), Calabria (2-12 kg) e Sardegna (0-10 kg), mentre è andata peggio in Campania (6-7 kg solo in provincia di Caserta e Salerno) e in Sicilia, dove non si è prodotto nulla.

Si è quindi prodotto qualche kg di miele, ma certamente non quanto questi fiori ci avevano abituato a fornire non molti anni fa.

Sulla

Produzioni mediocri e quasi inesistenti anche per questo monoflora, tra 0 e 5 kg in Toscana, mentre al sud è stata prodotta con medie simili solo a quote più alte e solo se seminata.

Tiglio

Il tiglio cittadino è andato meglio del tiglio di montagna a causa delle basse temperature in quota che non hanno permesso raccolti di rilievo.

In città, grazie a temperature più miti e in assenza di temperature massime estreme, si registrano medie che partono da 5 kg e raggiungono punte di 20 kg per alveare.

Valori ben inferiori in montagna, dove spesso risulta mescolato ad altri mieli.

tiglio

Castagno

Nonostante i problemi di umidità e di api stressate dalla prolungata assenza di raccolti post-acacia, la produzione di miele di castagno è stata migliore rispetto agli altri monoflora, soprattutto per il castagno raccolto in quota.

Le medie si attestano superiori ai 10 kg per colonia in buona parte delle regioni vocate, con il Veneto fanalino di coda anche a causa di diffusi avvelenamenti accaduti prima della raccolta.

Sopra media la produzione di polline di castagno.

 

Il castagno risulta essere una produzione che non riesce più a fornire grandi medie produttive, ma sicuramente, rispetto agli altri monoflora, ha mantenuto una maggiore stabilità produttiva.

Altre produzioni

Coriandolo: superficie seminata ridotta, ma con discreti quantitativi di miele raccolti in Puglia (17-35 kg/alveare), Molise (15-24 kg/alveare) e Marche (2-12 kg/alveare).

Girasole: i primi dati provenienti dalle Marche registrano una produzione di 6-13 kg/alveare.

Eucalipto (provvisorio): buoni risultati in Sardegna, meno a nord. In Basilicata si registrano 5-15 kg/alveare, mentre nel Lazio 7-15 kg/alveare.

Millefiori estivo (provvisorio): produzioni scarse rispetto ai buoni risultati dello scorso anno.

Dal mese di giugno, i raccolti includono ailanto, tiglio, rovo, melata e erbacee seminate come trifoglio e girasole, oltre a residui di sulla e coriandolo.

Al Sud, la produzione è stata influenzata negativamente dalla siccità.

18836354 10155342489294556 861230691 o

Il 2024 si è rivelato un anno particolarmente negativo per la produzione di miele italiano.

Nessuna regione può dirsi soddisfatta delle medie produttive registrate.

Alcuni areali del centro Italia e del sud della Sardegna hanno prodotto qualche chilo di miele in più, ma si tratta comunque di valori estremamente scarsi.

Le rese sono state terribili nel nord Italia, in particolare nel nord-est, e in Sicilia, dove la siccità ha raggiunto livelli estremi.

Tre aziende italiane su quattro non riescono a raggiungere una media aziendale di 20 kg per alveare.

Con questi risultati, è difficile che gli apicoltori possano sopravvivere.

Rimossa la pubblicità ingannevole di miele non toscano

Negli ultimi giorni, volantini, poster e cartelli informativi della catena di grande distribuzione Unicoop Firenze pubblicizzava un miele di acacia invasettato da una nota azienda toscana al prezzo scontato del 40%, pari a 7,55 € al chilogrammo. 

Il prezzo del vasetto così basso, impensabile per un’azienda apistica in queste annate difficili, è dovuto al fatto che il miele in questione, come riportato in etichetta, è composto da una miscela di mieli non solo italiani ma anche di origine estera.
Le miscele di mieli italiani e stranieri sono legali e vendibili sul mercato, purché la provenienza sia chiaramente indicata in etichetta.

Il problema, in questo caso, è sorto perché sui materiali informativi distribuiti dalla catena di supermercati, la foto del vasetto con la provenienza del miele non in vista, veniva accompagnata dalla scritta “prodotto in Toscana”, fornendo così ai consumatori un’informazione fuorviante.

 

Far passare una miscela di miele estero e italiano per miele toscano, a un prezzo estremamente concorrenziale, danneggia l’apicoltura regionale, già messa a dura prova dalle ultime annate produttive particolarmente difficili. Per queste ragioni, a seguito delle segnalazioni di molti soci, Arpat si è attivata, ottenendo la rimozione del materiale pubblicitario ingannevole.

Ringraziamo il Vicepresidente della Regione Toscana e Assessore all’ Agricoltura Stefania Saccardi per l’aiuto.
Vogliamo anche sottolineare che dal confronto con i referenti di UniCoop Firenze è emersa la volontà di incontrare i rappresentanti della nostra associazione per sviluppare attività e iniziative che possano sostenere il prodotto italiano/ toscano.

Si tratta di un piccolo risultato che, pur non cambiando il complesso scenario attuale in cui si trova il settore apistico toscano e italiano, dimostra come gli apicoltori, attraverso i loro rappresentanti, possano ancora oggi far sentire la propria voce.