Il nomadismo rappresenta oggi una scelta obbligata più che strategica.
«Senza spostamenti – continua Pescia – diventa impossibile produrre alcune tipologie di miele. Ma allo stesso tempo ogni trasferimento comporta costi sempre più elevati».
In molti casi si tratta di percorrere centinaia di chilometri per stagione, con viaggi ripetuti per seguire l’andamento delle fioriture. Un modello che, con l’attuale livello dei prezzi energetici, rischia di diventare economicamente insostenibile.
A complicare ulteriormente il quadro è un aspetto normativo:
gli apicoltori non possono accedere alle agevolazioni sul gasolio agricolo per gli spostamenti degli alveari, in quanto effettuati con autocarri e non con mezzi agricoli tradizionali.
«È una situazione paradossale – sottolinea Pescia – perché svolgiamo a tutti gli effetti un’attività agricola, ma non possiamo beneficiare degli stessi strumenti di sostegno».
Una criticità più volte evidenziata anche a livello mediatico e istituzionale, che apre una riflessione sulla necessità di aggiornare le normative rispetto alle specificità del settore.
Prezzi fermi e concorrenza estera
A fronte dell’aumento dei costi, gli apicoltori si trovano però nell’impossibilità di adeguare i prezzi di vendita.
Il mercato del miele è infatti fortemente condizionato dalla presenza di prodotto estero a basso costo, che limita la capacità delle aziende italiane di trasferire gli aumenti sui consumatori.
«Non possiamo semplicemente aumentare i prezzi perché rischiamo di uscire dal mercato. Ma così facendo comprimiamo sempre di più i margini».